Rubriche

Anziani? No 'Longennials', gli over 65 tra lavoro, pensione, desideri e work life balance

Dai 40 anni ai 60, i consigli lavorativi e previdenziali utili per pianificare la longevità

Redazione Ansa

L'allungamento della vita, un diverso equilibrio tra vita e lavoro, le aspettative che si hanno quando si affaccia l'età matura sono tutti elementi che spingono, molto più che nei decenni precedenti a riprogettare in un certo senso la propria esistenza. La longevità, oltre che i cambiamenti psicologici indubbi avuti con le riflessioni in pandemia, sono alcuni dei fattori che stanno convergendo per un ripensamento generale. Ed è uno dei motivi all'origine del fenomeno, nato in America ma ormai anche italiano, delle cosiddette Grandi Dimissioni. E inoltre, da un lato gli assegni pensionistici che si riducono, mediamente, dall’80% dell’ultima retribuzione secondo il sistema retributivo, al 65% con il passaggio a quello contributivo, dall’altro con l’allungamento della vita media, gli over 65 oggi sono il 23,5% della popolazione e almeno uno dei partner di una coppia ha il 50% di possibilità di arrivare fino ai 90 anni. Ecco dunque che si riprogetta la vita  ad iniziare da come e con quanto andare in pensione e/o come proseguire a lavorare.
In particolare c'è tutta una nuova fascia, i cosiddetti Longennials, interessata a questi cambiamenti: gli over 60/65 in buone condizioni di salute ed economiche, in grado di affrontare una longevità finora inedita, non sono più gli “anziani” o appartenenti alla terza età come si diceva un tempo, ma appunto i  Longennials. L'Italia, un paese secondo per età della popolazione solo al Giappone, il tema è di tendenza e interessa tutte le sfere del vivere, privato e sociale: sono una parte del mercato, sono consumatori attivi, talvolta anche big spender e viaggiano molto, per loro la questione sanitaria è fondamentale, mentre la sfera finanziaria per gli investimenti e persino il real estate sono altrettanti e in un certo senso nuovi target. “Con la prospettiva di poter arrivare a vivere anche oltre 30 anni dopo il pensionamento, la longevity ormai fa parte della nostra quotidianità. Occorre affrontarla il prima possibile con un approccio di planning per la tenuta dei 3 capitali personali in gioco: quello fisico/di salute, l’aspetto finanziario/patrimoniale e l’ambito umano/di competenze – commenta Cetti Galante, ceo di Intoo (Gi Group Holding) –. Nello specifico di quest’ultimo, significa avere consapevolezza delle proprie abilità e della capacità di produrre reddito finchè se ne ha bisogno, in una visione integrata vita/lavoro/pensione che può aprire così una nuova fase professionale per chi decide di proseguire e restare attivo, anche a tempo parziale o con una transizione graduale. L’importante è investire precocemente e costantemente nella propria formazione continua, con flessibilità e proattività, per restare allineati con le competenze richieste dall’evoluzione dei ruoli. In un contesto di forte disequilibrio (mismatch) tra domanda e offerta, profili che non si trovano e people scarcity che sta caratterizzando il mondo del lavoro da anni e che si andrà acutizzando, oggi il patrimonio di skill maturate dai lavoratori più senior può essere molto prezioso”.
In questo scenario, Intoo declina i  consigli lavorativi e previdenziali utili per un’attenta e precoce pianificazione della propria longevity professionale a seconda dell’età, della propria storia lavorativa e dei propri bisogni e desideri, individuali o familiari, e diventare così longennials:
Per i 40enni:
E’ l’età in cui capire veramente quale futuro professionale si intende avere; attraverso un checkup di carriera si può valutare quanto il proprio ruolo e le proprie competenze siano allineati alle richieste di mercato e/o quali azioni compiere per un’evoluzione. Prima di valutare un eventuale trasferimento oltreconfine, verificare se si tratti di Paese convenzionato, lato previdenziale, o no, pena la non utilità, ai fini della determinazione della futura pensione dei relativi contributi.  In questa fase è fondamentale iniziare a prendersi cura del proprio futuro pensionistico implementando la previdenza complementare. Considerando importi molto inferiori, soprattutto per profili molto alti, plafonati dal massimale contributivo, dovuti al calcolo delle prestazioni previdenziali rispetto al sistema misto, è importante porsi per tempo questo tema, valutando anche i benefici della fiscalità relativa ai trattamenti integrativi e alla possibilità di accesso a un’eventuale Rita (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata).
Per i 50enni:
E’ spesso l’età del momento di svolta tra rimanere in azienda o uscirne cogliendo tutte le formule professionali disponibili, da libero professionista a consulente a partita Iva, in quota in una società o avviando una propria micro impresa, per mettere a frutto l’esperienza maturata. La base di partenza deve essere la presa di consapevolezza del proprio posizionamento di competenze distintive, di quanto ci sia ancora convergenza o meno tra i propri valori e quelli dell’impresa e l’equilibrio vita/lavoro che si vuole raggiungere. Se la propria esperienza è aggiornata: si può continuare a essere un riferimento di know-how in azienda, oppure esternamente arricchendola e incrementandola anche in altri settori;
è fondamentale recuperare l’attività di networking e la capacità di valorizzazione dei contatti professionali maturati; si può riuscire così a raggiungere anche un worklife balance migliore.
“Quando si riesce a far durare la propria competenza chiave nel tempo alimentandola di aggiornamento e conoscenza di mercato anche trasversale, allora l’età è relativa – commenta Alessandra Giordano, Direttore Employability e Career Development di Intoo -.  Qui sta il “segreto” della longevity professionale perché il know-how diventa l’elemento determinante, accanto a qualità sempre più importanti e apprezzate dal mercato, quali il senso di responsabilità e l’affidabilità”.
Lato previdenziale è importante monitorare sempre la propria situazione per avere come primo obiettivo la continuità contributiva, nonostante l’eventuale discontinuità lavorativa. Da tenere presente che è possibile conseguirla anche con contributi versati in casse previdenziali differenti (pubbliche o private) grazie alla possibilità del cumulo gratuito senza danneggiamenti sugli importi maturati. Se serve occorre, quindi, valutare le modalità percorribili per il superamento di una possibile discontinuità lavorativa. Come ad esempio, la scelta opportuna delle casse previdenziali se lavoratore autonomo/lavoratore con Partita IVA (ad esempio: gestione separata, cassa artigiani e commercianti, cassa professionale se si è iscritti a un albo) e la valutazione della convenienza se proseguire come dipendente in presenza di offerta di retribuzioni ridotte rispetto al pregresso. La continuità contributiva permette di vagliare meglio tutte le alternative pensionistiche esistenti, nel caso in cui a una lavoratrice manchino dei contributi per accedere a Opzione Donna (35 anni di anzianità contributiva), utile anche la valutazione del riscatto di laurea sia in regime ordinario sia in regime agevolato.
Per i 60enni:
Questa è l’età in cui valorizzare al meglio l’excursus professionale maturato capendo su che ambiti si può diventare un riferimento come coach o mentor; in azienda, ad esempio, per lo sviluppo di nuovi business, per la revisione di processi, per progetti di reverse mentorship e l’avvio di startup interne; esternamente, rilanciandosi finanche in realtà del terzo settore. Se negli anni precedenti si ha avuto la capacità di diversificare il proprio tempo in comparti affini o nel volontariato le possibilità di riqualificare la propria vita professionale aumentano.   Lato previdenziale è utile prendere in considerazione versamenti volontari se mancano pochi mesi al raggiungimento dei requisiti previsti per le pensioni anticipate: 41 anni e 10 mesi se donna e 42 anni e 10 mesi se uomo fino a tutto il 2026.
Caregiving
Da segnalare che nelle ultime due fasce d’età è importante vivere l’eventuale carico da caregiver - specie per le donne che si ritrovano con un assegno pensionistico inferiore in media del 30% rispetto agli uomini (Dati INPS 2022)-, come un’opportunità di riscoperta di competenze da mettere al servizio del ruolo professionale. Prendersi cura di una persona fragile permette di riallenarsi su skill come la ricerca di fonti/contatti (per il reperimento di servizi e possibili sussidi di assistenza), la capacità di ascolto, l’empatia, la gestione di relazioni e l’allargamento di network che sul lavoro si traducono in nuove creatività e curiosità. Si tratta di competenze diverse da quelle maturate con la genitorialità – più tipicamente di organizzazione, delega e di definizione di priorità -, e che, come queste, denotano la capacità di restare allineati a quanto richiedono oggi le organizzazioni.
Infine, da tenere a mente che per tutti coloro che, anche se pensionati o che hanno già raggiunto il traguardo pensionistico, vogliono e possono proseguire un’attività professionale si aprono prospettive di miglioramenti successivi in termini di valore della propria pensione in quanto i redditi derivanti da pensione sono compatibili e cumulabili con reddito da lavoro, sia dipendente sia autonomo; solo alcune pensioni anticipate (ad es. Quota 100/102/103) non prevedono questa possibilità fino a quando non si è raggiunta l’età per la pensione di vecchiaia.

Leggi l'articolo completo su ANSA.it