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Universo Fintech, dal Bitcoin a Nft il glossario della nuova finanza

I termini per capire come funziona il mercato degli investimenti digitali

Fintech - la finanza digitale e tecnologica foto iStock.

Redazione Ansa

Viviamo in una società sempre più connessa e tecnologica e tutti gli ambiti si stanno trasformando radicalmente, anche il settore della finanza con l’introduzione di nuovi strumenti dal grande potenziale innovativo. Non è una cosa di oggi se pensiamo che il termine “Fintech” è stato coniato negli anni ‘90 proprio per indicare l’offerta di servizi finanziari tecnologici, ma oggi è evidente e sotto gli occhi di tutti come la commistione tra il mondo digitale e quello economico sia esplosa. Padroneggiare il linguaggio tecnico è un primo passo sia per essere aggiornati e sia per riuscire a comprendere le dinamiche dei mercati e il funzionamento degli strumenti, fondamentale per accrescere le competenze di base e dare alle persone la possibilità di assumere il controllo del proprio futuro finanziario.
Ecco una guida utile con i termini essenziali da conoscere per orientarsi nel mondo del fintech e delle criptovalute, realizzata in tandem dagli esperti di lingue di Babbel e da Bitpanda, piattaforma europea per gli investimenti digitali.
Oltre il Bitcoin: le parole chiave delle criptovalute
Uno degli errori più comuni tra i neofiti è quello di confondere l’universo delle criptovalute con i Bitcoin (BTC), la principale moneta virtuale creata nel 2008 da Satoshi Nakamoto. Ma sono molti gli aspetti da chiarire:
Blockchain o “catena di blocchi”: è la tecnologia alla base di Bitcoin e di altre criptovalute, tra cui Ethereum. Si tratta di un database digitale aperto a tutti, senza intermediari o autorità centrale, strutturato come una catena di blocchi. In ogni blocco sono registrate in maniera permanente le transazioni della criptovaluta che si appoggia a quella determinata Blockchain, così da non poterle falsificare, perdere o cancellare.
Mining: significa “estrarre” ed è il meccanismo fondante della Blockchain di Bitcoin, utilizzato anche da altre criptovalute. Si riferisce alla risoluzione degli algoritmi necessari ad autorizzare le transazioni di BTC prima di aggiungerle alla Blockchain. Il nome deriva dal parallelismo tra i BTC e l’oro, nel quale è facile leggere la somiglianza tra i cercatori di pepite ed il ricercatore della soluzione all’algoritmo. Coloro che risolvono gli algoritmi sono chiamati “miners” e vengono ricompensati con una frazione di un nuovo Bitcoin per ogni transazione validata. Il “mining” è quindi il processo che guida l’emissione di nuovi BTC.
DeFi: abbreviazione di “decentralized finance”, la “finanza decentralizzata” è una forma sperimentale di sistema finanziario che non si basa su intermediari come broker, exchange o banche e utilizza invece gli “smart contract” (letteralmente “contratti intelligenti”), ovvero accordi automatizzati che vengono eseguiti automaticamente su una Blockchain al verificarsi di eventi predeterminati.
Token e NFT: la parola token potrebbe essere considerata sinonimo del francese “jeton” o dello spagnolo “ficha” e indica un bene digitale che è stato sviluppato all'interno di una Blockchain. Sono spesso usati per attribuire un diritto, come la proprietà di un asset o l’accesso a un servizio. Se tale diritto non può essere assegnato a più di una persona si chiamano NFT, acronimo di “non-fungible token”, che in italiano vuol dire “gettone digitale non replicabile”. Sempre più diffusi tra le celebrities di Hollywood, gli NFT vengono usati per dimostrare di essere gli unici proprietari di un prodotto digitale creato su internet come una GIF, un video, un tweet o un’opera d’arte.
Altcoin: un acronimo che deriva dalle parole inglesi “alternative” ovvero “alternativa” e “coin” ovvero “moneta” e indica qualsiasi altra criptovaluta diversa da Bitcoin. Una categoria particolare degli altcoin sono i Memecoin, criptovalute che basano il loro valore sulla viralità dei meme a cui fanno riferimento.
Stablecoin: letteralmente “moneta stabile”, sono asset digitali che godono delle garanzie e delle proprietà tipiche delle criptovalute, ma il cui prezzo è stabilizzato rispetto ad un bene di riferimento come l’oro o il dollaro.


I termini per capire il sentiment del mercato
Nell’universo delle criptovalute sono molti i termini gergali usati per fotografare il sentiment del mercato, vale a dire l’atteggiamento generale degli investitori in un certo momento:
Bull & Bear market: in inglese “bull” e “bear” significano rispettivamente “toro” e “orso”. Si parla di un “mercato di tori” in presenza di positività, rialzo e crescita, è l’equivalente di “mercato rialzista”. Al contrario, l’espressione “mercato di orsi” significa negatività, ribasso e declino, ad indicare un “mercato ribassista”.
FOMO: acronimo di “Fear of Missing Out” che significa “paura di rimanere escluso”. È la sensazione d'ansia provata da chi teme di essere privato di qualcosa di importante e viene usata quando gli investitori acquistano in gran numero una certa criptovaluta temendo di perdere il momento giusto in caso di un aumento di prezzo.
To the Moon: una frase che descrive una situazione nella quale il mercato è ottimista riguardo alla direzione di una determinata criptovaluta. In sostanza, si ritiene che il prezzo crescerà tanto da arrivare “alla luna”.
FUD: acronimo di “Fear, Uncertainty and Doubt”. Descrive il sentimento di “paura, incertezza e dubbio” causato dalla diffusione di informazioni fuorvianti sulle criptovalute.
Fear & Greed Index: in inglese “fear” significa “paura”, mentre “greed” significa “avidità”. L’indice utilizza una scala da 0 a 100 e serve a capire qual è l’umore degli investitori a livello globale; se hanno “paura” tenderanno a non investire, mentre se sono “avidi” vuol dire che hanno fiducia nel mercato.
Whale: in inglese significa “balena” e nel mondo degli investimenti indica qualcuno con una grande quantità di capitale. Spesso le balene influenzano i mercati investendo grosse quantità in una criptovaluta minore, per farla salire di valore.


Alcune strategie da conoscere
Non tutti i possessori di monete virtuali hanno lo stesso approccio operativo. Sono infatti molte le tattiche che si possono applicare nel mondo degli investimenti digitali:
BTD: l’acronimo di “Buy The Dip”, ovvero “acquista il calo”. Descrive l'atteggiamento controcorrente di coloro che, mentre i mercati scendono e la maggior parte degli investitori vende in preda al panico, acquistano criptovalute approfittando del prezzo che cala.
Hodl: termine nato per un errore di battitura e diventato l’acronimo di “hold on for dear life”, ovvero “tieni duro per rimanere in vita”. La parola corretta sarebbe “hold”, a indicare l’atteggiamento di chi “conserva” le proprie monete virtuali anche quando il valore cala, fiducioso in un riapprezzamento nel lungo termine.
ICO: acronimo di “Initial Coin Offering”, ovvero “Offerta Iniziale di Moneta”, è il processo di raccolta fondi in cui una società finanzia la propria impresa grazie all’emissione di una propria criptovaluta offerta ai primi investitori ad un prezzo fisso.
Staking: traducibile come “mettere in gioco”, consiste nel congelare una certa quantità di una criptovaluta per metterla a disposizione del sistema e convalidare nuove transazioni, ricevendo in cambio delle ricompense.
Hedging: deriva dalla parola inglese “hedge”, che significa “copertura”. Si usa anche nel linguaggio della finanza tradizionale e consiste nell'effettuare una o più operazioni finalizzate a ridurre il rischio legato ad un altro investimento, così da “coprire” eventuali perdite.

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