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Raffaele Curi, 'quando conobbi Man Ray, Warhol e Garbo'

L'art director di Alda Fendi: "Sono un agitatore culturale"

Redazione Ansa

(di Luciano Fioramonti) (ANSA) - ROMA, 01 APR - Un tuffo nel bel mondo degli anni Settanta che gli avrebbe cambiato la vita, nella stagione irripetibile che animava le notti della dolce vita romana tra le star dei filmoni italiani e stranieri, della cultura e dello spettacolo. Raffaele Curi, oggi direttore artistico di Alda Fendi Esperimenti, era arrivato nella capitale da un paesino delle Marche con il sogno di diventare attore e riuscì a inserirsi nell'ambiente dei grandi nomi della scena artistica, dal maestro della fotografia Man Ray a Luis Bunuel, Andy Warhol, Carol Rama, Pier Paolo Pasolini.
    Per la sua smania di osare finì seduto a un tavolo di Chez Maxim a Parigi accanto alla diva tra le più famose della storia del cinema, Greta Garbo. Oggi sorride nel raccontare all' ANSA quel colpo di fortuna. "Con i soldi guadagnati grazie il ruolo nel Giardino dei Finzi Contini di De Sica ero andato a Parigi.
    Volevo entrare in quel locale mitico. Riconobbi seduta a un tavolo Christina Onassis e glielo dissi. Lei mi invitò a cena la sera seguente". Raffaele arrivò tardissimo. "Erano già a tavola e, mortificatissimo, trovai posto accanto a una donna anziana che mi sorrise facendomi molte domande. Le dissi del film e lei mi parlò di De Sica. Quando arrivò il suo piatto il cameriere le disse: 'Pour vous, Madame Garbo'. Non avevo visto nessun suo film, per questo non l'avevo riconosciuta. Volevo sparire ma lei mi tranquillizzò dicendomi 'Adesso che hai capito che siamo colleghi possiamo continuare a parlare di cinema'".
    L'avventura di Raffaele Curi nel panorama dorato di quegli anni era cominciata appunto con la pellicola del 1971 dal romanzo di Giorgio Bassani. A Roma, bello ma senza una lira, si era iscritto all'Accademia di Arte Drammatica Silvio d'Amico e guadagnava qualche soldo facendo il modello. Da lì lo vide uscire Luisa Alessandri, assistente storica di De Sica che organizzò un provino. Ebbe il ruolo del fratello del protagonista e, dopo il premio Oscar al film, cominciò ad essere cercato dai registi. "Feci un provino per il ruolo di protagonista anche per Morte a Venezia di Visconti, ho girato tanti film, alcuni anche molto brutti, e mi sono laureato in Storia dell'arte. A 26 anni mi stancai di quel mondo e andai a Spoleto. Il Festival dei Due Mondi era il paradiso e tormentai Gian Carlo Menotti finché non mi prese e restai al suo fianco come Pr per tanti anni". Alle sorelle Fendi arrivò grazie alla sua governante sarda Wanda che gli consigliò di presentarsi. "Le invitai a Spoleto e da allora se ne sono innamorate". Quando le Fendi hanno venduto il marchio, Curi ha cominciato ad arredare le case di Alda in Italia e all'estero. Poi è nata l'idea della Fondazione Esperimenti, di lì l'incontro con Jean Nouvel che ha ristrutturato il magnifico edificio affacciato sul Tempio di Giano, gli spettacoli teatrali e la danza di Roberto Bolle ai Fori Imperiali, le installazioni e le mostre di capolavori dell'arte con ingresso gratuito divenute un punto fermo. "Sono un agitatore culturale - dice sorridendo Curi -. Non mi piace stare fermo e ai luoghi famosi preferisco i piccoli spazi di periferia, è lì che spesso si trovano i nuovi talenti".
    L'arte, appunto. Per Curi l'occasione arrivò nel 1974, girando un film a Torino dove conobbe il gallerista Luciano Anselmino, ben inserito nel mondo della Pop Art che riceveva nella sua casa lussuosa Rauschenberg, Man Ray, Warhol e tanti altri. "In quel gruppo c' era Carol Rama, artista allora sconosciuta, una simpatica pazza considerata una sorta di mascotte, che viveva nella casa più povera ma elegante del mondo. Ogni volta a Torino ero suo ospite". A lei, Leone d'oro alla carriera nel 2003 alla Biennale di Venezia, Alda Fendi Esperimenti ha dedicato l'ultima mostra mesi fa. Anselmino doveva organizzare al Palazzo delle Esposizioni di Roma l'ultima mostra di Man Ray, che sarebbe morto due anni dopo. "Cerca un modello per girare un piccolo corto. Vieni, te lo presento". "Andai all'appuntamento all'hotel St. Regis e con Man Ray c'era anche Luis Bunuel, che avrebbe curato la regia. Furono due mesi fantastici tra Roma e Fregene, ho conosciuto anche Warhol e Pasolini, al quale l'artista americano chiese un testo per la mostra sulle drag queen a Ferrara. A un pranzo il sindaco di Roma donò un'acquaforte di De Chirico in copia unica a Man Ray, che come tutti i surrealisti odiava il pittore. 'Strappala e buttala nel water', mi disse. Naturalmente non lo feci. Da allora quell'opera è rimasta con me". (ANSA).
   

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