Rubriche

La moda uomo tra il 'nuovo' classico e il guardaroba fluido / SPECIALE MILANO UOMO

Giacca-camicia e il ritorno del cappotto per grandi firme, per i giovani vince libertà e inclusione

Redazione Ansa

 In tempi come questi c'è poco da scherzare, viene da dire in chiusura della breve fashion week milanese dedicata alle proposte per lui per il prossimo inverno. Classico, classico e ancora classico è la parola che rimbalza da un backstage all'altro, come un talismano che esorcizzi i timori per un futuro quanto mai incerto. La moda, specchio dei tempi quanto nessuna arte, perché applicata, è esattamente una reazione all'oggi e alle sue difficoltà. E se il domani è un punto di domanda, gli abiti si propongono come sicurezza.
 


Proprio l'abito, vale a dire il completo maschile, è il grande protagonista delle passerelle maschili.
Ritorno al classico, ritorno al sartoriale, quasi un ritorno all'ordine in risposta al caos dominante. E quindi via di giacche, che non sono però quelle strutturate di una volta, ma recano in sé le memorie del lockdown, di quel comfort casalingo da cui non si può tornare indietro. Sfoderate, senza revers, con gli automatici al posto dei bottoni (Zegna), in un inedito petto e mezzo, le nuove giacche spesso hanno la leggerezza e la comodità di una camicia. E altrettanto spesso vengono indossate solo con una T-shirt, magari nello stesso tessuto maschile, in perfetto match, o persino a petto nudo, anche se c'è da segnalare il ritorno della cravatta dopo qualche stagione in cui era stata dimenticata nell'armadio.
    Sono abbinate a pantaloni di tutti i tipi, addirittura con i tasconi o la zip sul fondo (Armani) o abbreviati (Prada).



    Possono anche essere colorate, ma il colore dominante è il nero (vedi Dolce e Gabbana, collezione tutta sartoriale e all'80% nera). Sempre nero per i cappotti, un altro grande ritorno al classico dopo anni di piumini. I nuovi modelli sono lunghi fino ai piedi, addirittura vampireschi, decisamente scenografici, da alternare ai bomber ridotti al minimo o gonfiati a dismisura, quasi come bozzoli protettivi. Che di senso di protezione e bisogno di serenità si parla, in un momento in cui - parole di Miuccia Prada - l'inutile creatività non ha senso.



    Fin qui i grandi brand del lusso. Poi i giovani e i marchi indipendenti, che in questo momento storico vedono anche la possibilità di fare un discorso diverso, portando avanti la loro sensibilità naturalmente inclusiva. "We are who we are' è il motto di questa nuova generazione, non solo di designer, che propone un guardaroba fluido, indossabile indistintamente da ogni genere. Una moda non binaria, che rifugge da etichette e semplificazioni, senza chiudersi in una nicchia ma con la volontà precisa di parlare a tutti, di permettere a ognuno di avere gli strumenti - in questo caso abiti - per formarsi una propria, unica, identità. E allora vanno bene i maglioni portati come minidress (JW Anderson), gli abitini, le gonne corte e lunghe (Charles Jeffrey Loverboy). Anche qui senza dimenticare dove ci troviamo, tra le spalle proiettate nel futuro incerto visto da Jordanluca, la cupezza di Magliano e i cuscini cui si stringono i giovani di Jw Anderson, quasi gli stessi mandati come invito alla sfilata da Prada, a chiudere un cerchio che non parla solo di moda, ma di vita, perché questo - tornando alle parole di Miuccia - non è il momento di cose inutili. E la moda - Giorgio Armani docet - risponde con un invito a ritrovare la serenità perduta
   

Leggi l'articolo completo su ANSA.it