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Natale in bianco, per le feste la moda è un simbolo di rinascita

Total white anche per Kamala Harris in notte vittoria

Redazione Ansa

Nell'Italia a zone gialle, arancioni e rosse, secondo la diffusione dei contagi del Covid19, il guardaroba delle feste di Natale si colora inaspettatamente di bianco. Secondo i trend doveva essere un inverno dominato dal fucsia e del bluette per il nostro guardaroba, illuminarsi di toni accesi e allegri, e per questo motivo, secondo i principi della cromoterapia, si puntava su colori energizzanti, antidepressivi, più che mai giusti in epoca di pandemia mondiale ancora in corso. Ma è bastato che Kamala Harris apparisse vestita con un tailleur bianco, nella notte della vittoria di Joe Biden prossimo presidente degli Stati Uniti, per scatenare la voglia di bianco, annullando qualsiasi tendenza del momento in fatto di nuovi colori del vestire. Certo, quella di Kamala Harris è stata una scelta cromatica, un gesto dichiaratamente politico per lei, nata da madre indiana e da padre afroamericano, prima donna e figlia d' immigrati, che siederà sulla poltrona della vicepresidenza degli Stati Uniti d'America. Ma se la moda con Kamala Harris è divenuta strumento per veicolare un messaggio politico, in questo momento così difficile con il Natale che si avvicina, vestire nel colore bianco assume anche un altro significato: il bianco è il simbolo della rinascita, della purezza, una tavolozza su cui scrivere un messaggio di speranza o di creatività, secondo gli abbinamenti con gli accessori, che saranno nei toni preziosi dell'oro o dell'argento per le mises più impegnative, oppure nelle tonalità fluorescenti per gli outfits più sportivi. Ma il bianco è un colore che piace molto anche a certe griffe. Come Laura Biagiotti ad esempio, che ha fatto del bianco il suo colore d'elezione, riproposto in tutte le collezioni. Bianca è la mantella di tendenza di Luisa Spagnoli, e anche la lussuosa maglieria di cachemire di Malo. Bianco il baby doll in seta e pizzo di Dolce & Gabbana e color neve la serie di lussuosi cappotti. Siderale il piumino di Fendi, candido il tubino con rouches di Genny. Tutto bianco il completo con pantaloni maxi maglia e cardigan, percorsi da mini frange di Icerberg, oppure l'abito modello saio stretto in vita da una corda di Max Mara. Bianco puro infine l'abito in jersey con inserti di pizzo di Ermanno Scervino.
Tornando alla Harris, secondo la lettura degli esperti pare che la prossima vicepresidente americana abbia voluto omaggiare le suffragette, movimento nato nel Regno Unito nel 1869 per chiedere il diritto al suffragio femminile, le prime vere rivoluzionarie dei costumi della società. "Penso a quelle generazioni di donne - ha ricordato infatti Kamala Harris nel suo discorso - che hanno combattuto per spianare la strada a questo momento. Donne che si sono sacrificate per l'uguaglianza e per la libertà per tutti". Kamala Harris è salita sul palco in total white, indossando un tailleur candido di Carolina Herrera, composto da pantaloni, giacca sagomata con spalle pronunciate e camicia bianco avorio con collo lavalliere (una sorta di fiocco-cravatta), capi simbolo dei diritti delle donne per decenni, che hanno acquistato ancora maggior forza negli ultimi quattro anni. Il tailleur pantaloni bianco è un riferimento alla dura battaglia per rompere il soffitto di cristallo da parte delle donne: il bianco, emblema di purezza, simbolizza la "qualità dei nostri obiettivi" dicevano le donne in una delle prime dichiarazioni del Congressional Union for Woman Suffrage del 1913. La camicia con il collo "lavalliere", riporta infatti all'iniziale uniforme da lavoro femminile, usata quando le donne muovevano i primi passi in un mondo fino ad allora maschile, invocando pari diritti. E' la versione femminile della cravatta, un accessorio divenuto un simbolo di potere, amato infatti, anche dalla prima donna ad essere divenuta primo ministro in Gran Bretagna, Margaret Thatcher, non a caso soprannominata la Lady di Ferro. Ma è anche un accessorio amato e replicato all'infinito da quasi un secolo nelle camicie di Chanel, o in quelle di Saint Laurent, consacrate da Catherine Deneuve nel capolavoro di Luis Bunuel, Belle de Jour.

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