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Couture da fiaba, sfila Dior ma è un film di Garrone

Surrealismo e magia nell'alta moda di Chiuri

Redazione Ansa

In tempi dominati dalla paura del contagio, la presentazione della nuova collezione di haute couture da Christian Dior, non è una sfilata ma diventa un film-fiaba, intitolato Le Mythe Dior, diretto da Matteo Garrone, emblematico regista italiano che ha firmato Pinocchio. Il film è online sul sito della maison. Ambientato tra boschi incantati, laghi abitati da sirene albine, fauni e statue femminili che si animano come per magia, appena vengono mostrati loro i piccoli capolavori di abiti di alta moda che le mani operose delle sarte di Dior hanno confezionato in miniatura, facendoli arrivare alle muse e ninfee del bosco fatato, in un baule che evoca la sede storica dell'atelier in Avenue Montaigne, portato a spalla da due giovani in divisa da addetti ai bagagli da grande albergo. Inutile dire che ognuna di queste figure femminili fiabesche sceglie di indossare un abito-capolavoro, tutti in tessuti lavorati con mille plessè, drappeggi, fitti ricami, assemblati in complesse costruzioni che miracolosamente svolazzano nel segno della leggerezza. "Le immagini surrealiste riescono a rendere visibile quello che di per sé è invisibile. Sono incuriosita dal mistero e dal magico, che offrono anche un modo per esorcizzare la morte e l'incertezza del futuro" confida Maria Grazia Chiuri parlando della sua collezione haute couture autunno-inverno 2020-2021. La collezione Cruise invece sfilerà live a Lecce il 22 luglio.
La direttrice artistica delle collezioni donna di Dior ritorna, in quel periodo bloccato, appena passato, e di cui viviamo ancora le risonanze, a guardare il surrealismo. Lo fa attraverso il lavoro di Lee Miller, Leonora Carrington, Dora Maar, Jacqueline Lamba, Dorothea Tanning. Artiste capaci di superare il ruolo di musa a cui la loro bellezza le aveva confinate inizialmente, e di mettere in scena con la loro vita e la loro opera una femminilità altra. Un omaggio al Théâtre de la mode, un evento unico del 1945 promosso in Francia. Un viaggio immaginato da Maria Grazia Chiuri tradotto in 37 abiti. Racchiusa in un baule, la collezione haute couture in miniatura intraprende il suo viaggio nel mondo. Evocazione del viaggio tracciato nella mappa di Monsieur Dior, ed eco di quel Théâtre de la Mode, mostra itinerante tra Europa e America delle creazioni dei sarti francesi che nell'immediato dopoguerra aveva viaggiato per il mondo. Gli atelier Dior hanno compiuto l'impresa. Dall'alta moda giorno, con i suoi tailleur in tessuto maschile in cui la modellistica perfetta che riduce al minimo i tagli diventa ulteriore sfida nel virtuosismo di una creazione perfettamente in scala. Le superfici di alcuni abiti degradano nei rossi spettacolari delle barriere coralline, s' increspano nei bagliori opachi delle onde del mare. I colori delle tele di Leonora Carrington, in cui la sospensione metafisica dei suoi immaginari si accende di colori pieni e lucenti. Il corpo femminile dei surrealisti evoca anche il manichino interpretato in miniatura, che diventa oggetto poetico al centro del mondo del progetto della couture. L'artista Cindy Sherman ha fatto suo questo oggetto quasi magico in uno dei primi lavori video, che oscilla fra le atmosfere della storia della moda e le possibilità di una nuova rappresentazione. Il mantello riesce a essere imponente nelle stratificazioni plissettate. Luminescenze che accendono i grigi e i gialli dorati, e li rendono guizzanti e indescrivibili. La plissettatura a mano che fascia questi piccoli corpi restituendo la ricchezza del gesto creativo che definisce la couture. Fino alla sorpresa finale: l'abito da sposa, come imponeva una delle regole, disattesa da tempo, della couture.

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