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Camp, l'estetica esagerata e dirompente che cambiò la moda

Mostra dell'anno al Met di New York a maggio. Gucci sponsor

Redazione Ansa

L'esuberante estetica dello stile 'camp' e la sua evoluzione da fenomeno marginale a elemento mainstream protagonista della mostra di primavera del Costume Institute di New York, intitolata 'Camp: Notes on Fashion' e presentata durante la Milano Fashion Week da Anna Wintour, membro del trust del Met, e da Alessandro Michele di Gucci, sponsor della mostra, insieme al curatore Andrew Bolton.
    L'esposizione dal 9 maggio all'8 settembre, il 6 maggio verrà preceduta - come di consueto - dal gala di beneficenza, co-presieduto da Lady Gaga, Alessandro Michele, Harry Styles, Serena Williams e Anna Wintour.
    Ideale guida della mostra è il saggio di Susan Sontag del 1964 "Notes on 'Camp'" che, con le sue 58 proposizioni, cerca di chiarire cos'è 'Camp', che è sia una sensibilità sia un'estetica, che riguarda certe espressioni - più la moda e le arti decorative che la musica - e contiene sempre un elemento di artificio, di amore per l'innaturale e per l'esagerazione.
    "A momenti il Camp ha riflettuto lo Zeitgeist dell'epoca, come negli anni '60, '80 e forse anche oggi - ha detto Andrew Bolton - perché ha una forza sovversiva ed emerge nei momenti di sconvolgimento". "La natura dirompente dello stile camp e il sovvertimento dei valori estetici moderni sono stati spesso banalizzati, ma questa mostra - ha aggiunto Max Hollein, direttore del Metropolitan Museum - rivelerà la sua profonda influenza sia sull'arte che sulla cultura popolare".
    "Questa mostra trattiene qualcosa di ciò che ho fatto in questi anni, perché - ha spiegato Alessandro Michele - Camp non è solo quanto si può essere stravaganti ed esagerati, ma è un'espressione dell'umano, dell'io. Camp è una parola bellissima, è il segreto di chi vuole esserci, come quello custodito da Karl Lagerfeld, che era un grande rappresentante dell'essere su questo palcoscenico che non è solo la moda, ma la vita". A ricordare Lagerfeld, anche Anna Wintour che, non senza un po' di commozione, ha parlato di "un uomo colto e generoso che ci ha donato 120 pezzi e che, con il suo straordinario senso dell'umorismo, avrebbe amato questa mostra".
    E sembra fatta proprio per piacere l'esposizione presentata durante le sfilate milanesi, che proporrà circa 200 oggetti, tra cui abbigliamento femminile e maschile, oltre a sculture, dipinti e disegni dal XVII secolo ad oggi. Divisa in due parti, la mostra si aprirà alle origini del Camp, che Sontag - che visitava il Met ogni domenica - individua nella corte di Luigi XIV, a Versailles, e passa poi a delineare la figura del dandy come "ideale dello stile camp" per infine riallacciarsi alle sottoculture queer della fine del XIX secolo. Nella seconda sezione, la traduzione in moda delle principali caratteristiche del camp - ironia, umorismo, parodia, satira, artificio, teatralità ed esagerazione - con creazioni di stilisti come Armani, Balenciaga, Alexander McQueen, Christian Dior, John Galliano, Jean Paul Gaultier, Nicolas Ghesquière, Marc Jacobs, Moschino e ovviamente Karl Lagerfeld (per Chanel, Chloé, e Fendi) e Alessandro Michele per Gucci.
   

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