Rubriche

La Siria torna nella Lega Araba dopo 12 anni

Assad potrà partecipare alla prossima riunione del 19 maggio

Redazione Ansa

(di Lorenzo Trombetta)

BEIRUT - Dodici anni dopo l'esclusione della Siria dalla Lega Araba, il governo di Damasco del presidente Bashar al Assad torna a far parte del consesso inter-arabo con una decisione formalizzata ieri in una riunione straordinaria dei ministri degli esteri arabi al Cairo.
Nel novembre del 2011 la Siria era stata esclusa dalla Lega Araba sull'onda della sanguinosa repressione, da parte del governo siriano, della rivolta popolare scoppiata nel marzo di quell'anno. Le violenze erano presto degenerate in una guerra intestina su scala internazionale che ha causato la morte di almeno mezzo milione di persone e lo sfollamento di più di dieci milioni di siriani. "Le delegazioni del governo della Repubblica Araba di Siria siederanno nuovamente nella Lega Araba", indica il testo votato ieri.
Dodici anni fa, l'allora presidente della Lega Araba, Nabil al Arabi, affermava che "il regime siriano" non sarebbe durato a lungo. Nel 2013 lo scranno riservato al rappresentante del governo siriano presso la Lega Araba veniva occupato da un rappresentante delle opposizioni siriane in esilio, allora sostenute da diversi paesi arabi, dalla Turchia, dagli Stati Uniti, dall'Unione Europea. Eppure, il presidente Assad, in carica da 23 anni e sostenuto da Iran e Russia, nell'ultimo anno è uscito dall'isolamento fino a ottenere il formale riconoscimento ieri. Assad è stato invitato alla prossima riunione annuale della Lega Araba prevista il 19 maggio a Gedda, in Arabia Saudita. Solo nei giorni scorsi Assad ha ricevuto il presidente iraniano Ebrahim Raisi, il primo capo di Stato iraniano a visitare la Siria dallo scoppio della guerra. Dopo i lunghi anni di ostracismo, la prima apertura nei confronti di Assad era venuta nel 2018 dagli Emirati Arabi Uniti, che hanno poi invitato l'anno scorso il raìs ad Abu Dhabi nella sua prima uscita ufficiale in un paese arabo. L'ondata di solidarietà seguita al terremoto del 6 febbraio scorso ha accelerato il processo: in poche settimane la Tunisia, la Giordania, l'Egitto, l'Oman e l'Arabia Saudita hanno ripristinato i rapporti politici e diplomatici con Damasco.
All'appello del club dei Paesi del Golfo, interessati a portare risorse finanziarie nel disastrato paese mediterraneo in cambio di influenza regionale, mancano ancora Kuwait e Qatar.
Osservatori regionali affermano che per gli emiri del Kuwait e del Qatar è solo questione di tempo prima che vengano normalizzati i loro rispettivi rapporti con la Siria. La normalizzazione appare alle porte anche tra Ankara e Damasco. Ma la Siria non è certo pacificata: afflitta dalla peggiore crisi economica della sua storia, è divisa in zone di influenza controllate dagli eserciti siriano, russo, turco, statunitense, da milizie rivali tra cui insorti dell'Isis, signori della guerra curdi e filo-iraniani e trafficanti di droga in parte legati al potere di Damasco.

Leggi l'articolo completo su ANSA.it