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Tunisia: dramma migrazione in prima serata tv con 'Harga'

E' il tema poco trattato della serie tv a firma Lassaâd Oueslati

Redazione Ansa

TUNISI - Racconta un dramma sociale di cui poco si parla nelle produzioni televisive tunisine, quello della migrazione clandestina, la serie tv 'Harga' del regista Lassaâd Oueslati, una delle tante che sta andando in onda nel mese sacro del Ramadan, quando le famiglie si ritrovano insieme davanti alla televisione dopo la rottura del digiuno. Spesso queste serie tv consentono di poter comprendere i vizi e le virtu' della società tunisina molto meglio che analizzando la realtà.

Scritta da Imed Eddine Hakim, Harga racconta la storia di un gruppo di tunisini che non si conoscono tra loro, provenienti da diverse parti del Paese, e che per vari motivi sono costretti a migrare illegalmente in Italia in cerca di un futuro migliore, i cui destini si incroceranno in alto mare. Il titolo Harga evoca il termine arabo 'bruciare', nel senso di bruciare i documenti, quindi varcare le frontiere in modo clandestino e allude anche al naufragio.

Con una produzione e un cast di qualità che riunisce attori emergenti e affermati, "Harga abbatte i preconcetti su una delle questioni sociali più omicide e tragiche che la società tunisina conosce: giovani e cittadini di tutte le classi sociali si gettano in silenzio nell'ignoto, sfidando il mare e le difficoltà in condizioni difficili, per raggiungere l'altra sponda: l'Eldorado falsamente 'sognato' che è l'Europa, e più precisamente l'Italia", scrive Hafedh Trabelsi sul quotidiano francofono La Presse. "Traiettorie spesso mancate e viaggi spesso persi in anticipo, che rimangono incompiuti e che fanno rima con morte, rimpatrio, trattenimento nei centri di accoglienza", osserva il giornalista. "Un problema - prosegue Trabelsi - che sta divorando la società tunisina e i suoi giovani caduti, lasciati a se stessi, confrontati fin dall'inizio con la disoccupazione e la povertà, sognando cieli più calmi e nazioni che forniscono loro un minimo di assicurazione sulla vita, lavoro fruttuoso, uno status, la sicurezza. Tunisini, ma anche profughi subsahariani, arrivati ;;illegalmente in Tunisia, in fuga da guerre e terrorismo nei paesi dell'Africa subsahariana".

La serie, di 20 episodi, doveva essere girata idealmente tra le due rive, un terzo in mare, con l'ultima parte in un centro di accoglienza di Palermo, ma dopo l'emergenza sanitaria è stata limitata allo scenario tunisino. Un dramma avvincente, secondo Trabelsi, che mira a sensibilizzare e risvegliare le coscienze e che il produttore vorrebbe anche esportare fuori confine. La serie mette in evidenza anche la drammaticità di una realtà difficile da cambiare immersa in una sorta di distorto stereotipo dell'Italia e degli italiani visti dall'altra riva del Mediterraneo.

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