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Discriminate e molestate sul lavoro: in Italia vittima una donna su due

Redazione Ansa

Una donna su due dichiara di aver sperimentato, sul posto di lavoro, una o più forme di discriminazione e molestia, come battute volgari, complimenti e contatti fisici indesiderati. È quanto emerge dai risultati del sondaggio Lei (Lavoro, equità, inclusione), condotto a marzo 2022 dalla Fondazione Libellula, e sottoposto a oltre 4mila donne lavoratrici dipendenti e autonome.

Oltre alle esperienze di discriminazione, la gestione del tempo, il carico di lavoro non retribuito, il rapporto con il denaro e la percezione dell’equità di genere nel proprio contesto professionale sono tra gli ambiti indagati dal sondaggio e raccolti nell’e-book “Vite ed esperienze delle donne nel mondo al lavoro” diffuso ad agosto. 

È solo una battuta. Il sondaggio rivela che espressioni sessiste e stereotipate sono ancora ampiamente diffuse nel contesto lavorativo: il 53% delle donne intervistate, ad esempio, afferma di essere stata oggetto di battute sessiste e volgari sul lavoro o di averle sentite rivolte ad altre donne. Le molestie non si limitano all’utilizzo di un linguaggio sessista: il 22% delle donne ha subito, a volte o spesso, contatti fisici indesiderati. Nel linguaggio si manifestano anche alcune forme di discriminazioni: il 46% delle donne, ad esempio, dichiara di non essere chiamata con il proprio titolo professionale e il 43% di essere interrotta frequentemente o ascoltata con meno attenzione di un collega uomo durante una riunione.

Chi è vittima fatica a reagire perché non sa come fare, teme le conseguenze o non vuole creare conflitti e discussioni. Il risultato è una autolimitazione imposta dalle donne stesse che evitano parole, contesti o interlocutori che possano portare a situazioni di disagio e imbarazzo. È fondamentale, quindi, assicurare formazione per riconoscere e reagire alle diverse forme di molestie, si sottolinea nell’e-book.

Carriera o famiglia. La maternità continua ad essere motivo di freno per la carriera di una donna: il 65% delle donne afferma di aver sentito allusioni e commenti sulle conseguenze negative della maternità e il 41% delle donne ha detto di essere a disagio nel comunicare alla propria azienda di aspettare un figlio. La genitorialità rimane una questione femminile, convinzione che si riflette anche nella gestione del lavoro di cura non retribuito: ad occuparsi in prima persona dei figli e delle figlie è il 54% delle donne. L’equilibrio tra vita professionale e privata viene così influenzato: il tempo libero delle donne è dedicato alla cura della casa e dei figli e i momenti per svolgere altre attività, come sport e volontariato, sono limitati.

Questione di soldi. Sul lato economico il sondaggio rileva una scarsa abitudine e propensione a negoziare il proprio stipendio e il valore economico del proprio lavoro: il 46% delle lavoratrici dipendenti non ha mai chiesto un aumento di salario, nonostante gli anni di esperienza professionale. Tra le motivazioni principali ci sono l’idea che sia l’azienda a dover offrire un aumento, la paura di essere giudicata male e la convinzione di non meritarsi tale riconoscimento. La difficoltà nel discutere di questione economiche con la propria organizzazione si riflette in un atteggiamento passivo, da parte delle donne, relativamente al valore economico del proprio lavoro.

Stallo sulla parità di genere. Secondo il Global gender gap report 2022, che misura il divario di genere nella partecipazione economica e politica e nel livello di istruzione e di salute, l’Italia si posiziona al 63esimo posto su 146 Paesi, come nel 2021. A livello mondiale il Rapporto stima che la parità di genere sarà raggiunta tra 132 anni.

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Di Maddalena Binda

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