Abruzzo

Libri: Feniello,calo lettori Abruzzo risente crisi nazionale

Prof Univaq, cambio epocale con crisi carta ma aumento podcast

Redazione Ansa

(ANSA) - L'AQUILA, 07 DIC - Seppure in lieve crescita rispetto all'anno precedente, desta preoccupazione il dato, rilevato dall'Istat relativamente al 2021, che vede il 62,9%, degli abruzzesi, cioè quasi due persone su tre, non ha letto neanche un libro.
    "Stiamo vivendo un periodo di grande declino dei prodotti editoriali, a partire dalla carta stampata", valuta Amedeo Feniello, professore di Storia medievale all'Università dell'Aquila, nonché autore di alcuni titoli per Laterza tra cui "Sotto il segno del leone. Storia dell'Italia musulmana" (2011) e "Dalle lacrime di Sybille. Storia degli uomini che inventarono la banca" (2013). Di recente ha accolto all'Aquila l'autore bestseller catalano Ildefonso Falcones.
    "I social network - prosegue Feniello - stanno accelerando la crisi. Vale per l'editoria a qualsiasi livello, come non pensare alle difficoltà che stanno vivendo i giornali. Anche quelli a diffusione nazionale sono in affanno, i numeri delle vendite sono risibili. La situazione dell'Abruzzo è lo specchio di questa crisi".
    Il bacino dei lettori, secondo il docente medievalista, non si è neanche riversato nel digitale.
    "L'ebook non ha fatto mai breccia - prosegue - prende solo il 5% del mercato. C'è da registrare comunque un fenomeno che chiamerei 'distruzione creatrice' nella crescita dei dati di fruizione di strumenti come audiolibri e podcast. Ma il rapporto con il testo scritto è ben differente, perché soltanto vivere la pagina, a mio avviso, consente un'elaborazione critica efficace". In sintesi, il professore è tutt'altro che ottimista rispetto alla situazione relativa all'editoria.
    "Fino a 7-8 anni fa - ricorda - un autore che su un grande editore a diffusione nazionale, come la Mondadori ad esempio, vendeva 10mila copie, rischiava di non essere ripubblicato.
    Oggi, con quei numeri si è già contenti. Qualche anno fa, lo scrittore Paolo Di Paolo aveva definito tutti noi autori come un gruppo di parassiti che si accaniscono sulla carcassa di un animale morente". (ANSA).
   

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