Paesaggi e pretini, gli scatti di Giacomelli

Al Maga di Legnano 100 opere del grande fotografo marchigiano

Nicoletta Castagni LEGNANO

LEGNANO - Una fotografia che voleva essere soprattutto interiorità: l'opera di Mario Giacomelli (1925-2000), in una selezione curata personalmente dal maestro marchigiano negli anni '80, è in mostra fino al 4 giugno a Legnano (Milano), negli spazi del Maga-Palazzo Leone da Perego. Esposte 101 immagini che sintetizzano l'intera produzione del grande fotografo, proponendo le sue serie più famose e i reportage che nel 1963 lo consacrarono tra i cento migliori autori al mondo.

Realizzata in occasione del Festival Fotografico Europeo (messo a punto dall'Afi-Archivio Fotografico Italiano), 'Mario Giacomelli' è stata curata da Enrica Viganò e raccoglie gli scatti scelti dall'artista per un evento espositivo organizzato a Lonato nel 1984 e successivamente donati alla collezione della cittadina bresciana. Un omaggio dunque per uno dei fotografi italiani più significativi e conosciuti a livello internazionale del '900 che, nei primi anni '60, John Szarkowski, direttore del Dipartimento di fotografia del Moma, volle presente nella storica manifestazione allestita nel museo newyorkese per celebrare i principali protagonisti di quest'arte, di cui Giacomelli fu rappresentante anarchico e appassionato.

"Fotografia come incontro con la vita - scriveva il maestro - come evento creativo che affonda nella poesia passando per il quotidiano, trasfigurandolo e portandolo nell'orto del mio linguaggio". Una poetica dunque, che trae le proprie radici dall'anima, dall'incessante ricerca stilistica che piega le tecniche alla sua profonda visione di una realtà "attraversata da un soffio profondo, cosicché la fotografia diventi un'interiorità". "Per trasmettere il pathos dei suoi interrogativi esistenziali - dice Enrica Viganò - Giacomelli faceva uso di qualunque mezzo, libertà assoluta quindi anche nello stile. Nessun limite e nessun perbenismo, tutto era permesso, anche i ritocchi più rozzi, ma soprattutto lui bruciava, mascherava, sfregava, forzava la luce con manipolazioni che potessero piegare la materia alle sue intenzioni".

Al Maga, il percorso espositivo si sviluppa nel rispetto dei nuclei tematici che lo stesso Giacomelli aveva curato per dare una visione complessiva della sua produzione artistica: 'Mia moglie' (1955), 'La mia modella' (1955), 'Mia madre' (1956), 'Io non ho mani che mi accarezzino il volto' (1961-1963), 'Lourdes' (1957), 'La buona terra' (1964-1965), 'Scanno' (1957-1959), 'Verrà la morte e avrà i tuoi occhi' (1955-1956 - 1981-1983), 'Caroline Branson da Spoon River '(1971-1973), 'Gabbiani' (1981-1984).

A Legnano si possono così ammirare i reportage più emozionanti realizzati negli anni '60, come 'Verrà la morte e avrà i tuoi occhi' (il cui titolo è mutuato da una poesia di Cesare Pavese), realizzato all'interno dell'ospizio di Senigallia. Oppure la famosa epopea dei 'pretini' ('Io non ho mani che mi carezzino il volto'), che coglie la vita di giovani seminaristi nei loro momenti più festosi: la partita di pallone, il girotondo o la battaglia di palle di neve.

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