La Foresta di Tarvisio, monumento incontaminato e fauna rara

Una mostra a Roma e per visitarla la formula 'albergo diffuso'

di Anna Lisa Antonucci TARVISIO

TARVISIO - I suoi abeti rossi sono famosi nel mondo perché forniscono i ricercatissimi legni di risonanza per la costruzione di strumenti musicali di pregio. Ma la foresta di Tarvisio, ai piedi delle Alpi Giulie, tra Italia e Germania, la più grande area boschiva demaniale d'Italia, parchi esclusi, ospita anche faggi secolari e abeti bianchi, e poi pini e larici, fino a rododendri e mughi sopra i 1700 metri. Questo luogo millenario, che si estende tra Austria e Slovenia per 24.000 ettari di comprensorio alpino di cui 15.000 ricoperti di boschi, di cui si hanno le prime notizie nell'anno mille, è un raro esempio di come l'ambiente riesca a vincere sulla mano dell'uomo.

    Sottoposta ad uno sfruttamento sostenibile e qualitativamente importante, la foresta che gode oggi di una nuova coscienza ecologica, beneficia di forme di tutela della biodiversità. Patrimonio del Fec (Fondo edifici di culto) del Viminale, di cui fanno parte chiese e musei, tutte proprietà ex ecclesiastiche pervenute allo Stato Italiano, gestita dal Ministero dell'Agricoltura e in parte dall'Azienda Regionale delle Foreste del Friuli Venezia Giulia, la foresta può essere conosciuta grazie ad una bella mostra organizzata a Roma, presso gli ambienti ipogei della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Dopo aver visto la mostra, curata dal Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Tarvisio, sarà difficile non aver voglia di andare a visitare la foresta, una delle aree naturalistiche più preziose d'Italia e uno dei sistemi faunistici più completi delle Alpi. Oltre alle specie più comuni, l'orso, l'aquila reale e lo stambecco, la foresta di Tarvisio ospita lo sciacallo dorato, il gatto selvatico, la donnola, l'ermellino, la martora, la faina, la puzzola, il tasso e la lontra. Una sorprendente e rara fioritura può essere apprezzata tra fine giugno e metà luglio perchè solo qui, e nell'Himalaya tibetano, cresce una rara pianta, la Wulfenia carinthiaca.
    E come visitare, conoscere e apprezzare la millenaria foresta di Tarvisio se non alloggiando presso le case messe a disposizione dal progetto 'Albergo Diffuso' nato con l'obiettivo del recupero di borghi abbandonati. Questo tipo di insediamento si propone di trasmettere agli ospiti l'atmosfera ed i valori tipici della tradizione e presenta una forma particolare di ricettività a metà tra il residence e l'albergo vero e proprio.
    Questi edifici (ristrutturati per offrire agli ospiti le comodità della vita moderna nell'ambiente della tradizione) condividono i servizi centralizzati. In particolare le case dell'Albergo diffuso Foresta di Tarvisio, dislocate in due realta' vicine, a Rutte Piccolo e ad Aclete, sono immerse nel verde e nel silenzio dei prati, circondate dai boschi e di fronte allo splendido scenario del gruppo del Mangart che la sera si colora di rosa e violetto. Vecchie case rurali, completamente ristrutturate e con tutti i confort, ma che mantengono il loro stile in modo da non stonare con l'ambiente circostante. Sia Rutte che Aclete sono infatti due borghi tipici che hanno subito ben pochi mutamenti nel corso degli anni: i caprioli vengono ancora a brucare l'erba sotto casa e in lontananza si sentono ancora i campanacci delle mucche al pascolo.
   

 RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE: