De Nittis, istantanee di realtà a Ferrara

160 opere svelano il mondo e la modernità del pittore

Marzia Apice FERRARA

FERRARA -Occhi nuovi, moderni e "fotografici" per guardare la realtà cogliendone le sfumature e l'intima essenza; una cifra stilistica innovativa, audace e del tutto personale, capace di accompagnare lo spirito dei tempi e di rappresentare con la stessa intensità il paesaggio, il brulicare della vita cittadina, la mondanità dei salotti. Apre il 1 dicembre a Palazzo dei Diamanti di Ferrara la grande mostra "De Nittis e la rivoluzione dello sguardo", che approfondisce e affronta in modo inedito l'universo creativo di Giuseppe De Nittis. Il progetto, curato da Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi e Hélène Pinet, sarà visitabile fino al 13 aprile: esposte al pubblico circa 160 opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private d'Italia e d'Europa, per documentare la nascita e il consolidarsi nel pittore (nato a Barletta nel 1846 ma poi attivo principalmente nella Parigi del XVII secolo) di uno stile che segnò l'avvento della modernità nell'arte.
    Grande sperimentatore, maestro nell'uso sapiente della luce e del colore come strumenti per rendere l'immediatezza sulla tela, ma sempre attento alle esigenze del mercato, De Nittis guardò con interesse alle potenzialità espressive della fotografia, del cinema e dell'arte giapponese, interessi che la mostra non manca di documentare, anche presentando accanto ai dipinti una selezione di fotografie d'epoca firmate dai più importanti autori del tempo - da Edward Steichen a Gustave Le Gray, da Alvin Coburn a Alfred Stieglitz - oltre ad alcune delle prime immagini in movimento dei fratelli Lumière.
    "Da tempo volevamo realizzare un progetto su De Nittis, coevo e rivale del nostro Boldini, non solo per comprendere meglio il nostro patrimonio ferrarese ma per guardare la sua opera in modo nuovo: abbiamo voluto leggere tra le righe per capire chi davvero fosse, se fosse o no un impressionista, se fosse moderno, quanto avesse condiviso con i suoi colleghi impressionisti e in che cosa rispetto a loro avesse avuto maggiore successo", spiega in un'intervista all'ANSA la curatrice Barbara Guidi. Due gli 'indizi' fondamentali che guidano il visitatore alla scoperta del talento di uno dei più grandi pittori italiani, ma dal forte respiro internazionale, dell'800: innanzitutto la conoscenza della fotografia e poi l'originale modo di dipingere, usando il finestrino di una carrozza come una sorta di obiettivo. "De Nittis non usava la fotografia in modo meccanico ma come modo nuovo di guardare il mondo: ecco perché il rapporto tra fotografia e pittura è il fil rouge di tutta la mostra", spiega la curatrice, "inoltre abbiamo documentato il suo singolare uso di una carrozza come atelier mobile per rubare dal finestrino scatti di realtà. Come un regista, in De Nittis c'era lo stesso meccanismo intellettuale di scelta dell'immagine".
    Tanti i temi affrontati nelle varie sezioni della mostra, a costruire un percorso avvincente e di grande impatto: tutta la carriera di De Nittis è rappresentata, dalla pittura di paesaggio (mirabili le tele che ritraggono la campagna sulle pendici del Vesuvio) a quella dedicata alla città (con la resa stupefacente delle atmosfere, in particolare di Londra), dal racconto delle classi borghese e aristocratica nei salotti (con la rappresentazione della luce artificiale e di costruzioni sceniche complesse e articolate) e alle corse dei cavalli, in una società che scopre il tempo libero e i divertimenti, fino al giapponismo e alla pittura en plein air a cui l'artista torna negli ultimi anni della carriera.
    "Di certo De Nittis non era propriamente un impressionista: quello che con la mostra abbiamo voluto puntualizzare è proprio la complessità straordinaria dell'epoca in cui egli si trovò a operare", prosegue Guidi, "il pittore era per molti altri artisti un faro in termini di modernità, capacità imprenditoriale e talento nel soddisfare un certo gusto dell'epoca. Egli non imitò mai gli impressionisti, ma ne condivise intellettualmente le novità espressive mantenendo sempre una cifra personale". (ANSA).
   

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