A casa di Roxy in the box, la Napoli da salvare per il Festival di Sky Arte

Elisabetta Stefanelli NAPOLI

NAPOLI - ''Agire sulle radici per comprendere la città: quelle simboliche della nostra cultura, quelle dei vasi degli ulivi di Piazza Montesanto, già altamente simbolici per la gente del quartiere''. Lo dice Roxy in the box, al secolo Rosaria Bosso, artista napoletana che non ama essere definita una street artist: ''sono un'artista a tutto tondo, anche se in questo caso mi sono dedicata ad un'opera in piazza. e' bello instaurare un dialogo diretto con la gente''. Ed in effetti, nel suo studio dove ci incontra, l'arte campeggia nelle sue splendide tele dagli sgargianti colori pop, mentre per le stanze della sua casa-studio nelle stanze che si incastrano l'una nell'altra e la porta affacciata sul cortile, passeggiano i protagonisti della performance che sta per andare in scena in Piazza Montesanto.

Il progetto permanente si chiama STORIE CHE FANNO LA STORIA è il creative camp guidato da Roxy In The Box, che coinvolge gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. L’opera è la reinterpretazione in chiave pop di alcune icone storiche nel racconto personale dei protagonisti. Un'occasione per far riprendere vita in piazza Montesanto le raffigurazioni e le storie di Totò, Bud Spencer, Fortunato il tarallaro, Principe Sansevero, Concetta Barra, Ria Rosa, Giancarlo Siani, Annibale Ruccello, Giulia Civita, Fanny Cerrito e Artemisia Gentileschi. 

  ''Siamo in una delle piazze più attraversate di Napoli - spiega Roxy, vestita di nero, con i suoi capelli biondissimi sotto un cappellino di paglia che non ne nasconde lo sguardo vivo - dove parte la funicolare, arriva il treno, la metropolitana. Qui tantissima gente passa e moltissima si ferma''. Si sono fermati anche durante la lavorazione dell'opera che - insieme a quella di M City - è tra le due che il Festival di Sky Arte organizzato in collaborazione con Sky Academy lascerà in dono alla città che con tanta partecipazione ha accolto la prima edizione di queste giornate di rinascita culturale. ''La realizzazione è stata un lungo confronto anche con i passati che mi chiedevano: perchè non c'è Maradona? Perchè non c'è Massimo Troisi?''. L'artista infatti ha scelto la sua particolare geografia della memoria napoletana con una serie di personaggi, dei quali ha scelto una frase, che occupano con il ritratto del volto e una frase il basamento degli ulivi che vengono dalla Palestina e che erano già posizionati nella piazza. ''Alcuni hanno avuto una prima reazione motlo dura'', racconta. ''Come le donne che si prendono cura degli ulivi. Napoli si divide sempre su tutto, e Montesanto, un quartiere popolare, è sempre difficile da modificare. Poi ho parlato con le donne e alla fine ci siamo volute bene. Sono sicura che ora diventeranno le custodi anche dei basamenti nella loro nuova veste. La vita,  l'interazione, sono sempre interessanti''. Del resto la sua opera ha sempre un sapore provocario. Come il trittico di statue che campeggia nel suo studio: con Gesù, Padre Pio e la Madonna in abiti di Supereroi... ''La street art è un passo, uno slancio verso il contemporaneo. Ho iniziato a fare iniziato street art per relazionarmi con la gente e mi sta piacendo molto.  Anche se personalmente preferisco la poster art per sottolineare la fragilità dell'arte''.

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