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Michele Placido vignaiolo, radici e futuro nella sua terra

Una cantina con i 'vicini' Volpone, penso al mio territorio e ai figli

Michele Placido tra i vigneti dell'azienda a Capitanata, Puglia con Domenico Volpone © ANSA

 E' un affare di famiglia, anzi di due famiglie: i Placido e i Volpone, radici contadine, mani abituate ad affondare nella terra, accento che non si perde e torna sempre su anche se si è cittadini. "Mio nonno mi portava in campagna, all'alba, avrò avuto 6-7 anni facevo di tutto e quando cresci queste cose ti restano dentro. Così, pur non avendo mai perso quel contatto con la natura, ecco che le radici riaffiorano e vuoi che ci sia chi le curi dopo di te. E poi pensi al futuro dei figli. Ecco radici e futuro: da lì ha origine questo progetto", dice all'ANSA Michele Placido raccontando Placido Volpone, una nuova realtà vinicola che è innanzitutto la storia di due famiglie che non si sono mai perse di vista.

"Con Domenico Volpone, contigui di casa ad Ascoli Satriano - prosegue l'attore che con Mimmo è amico d'infanzia - ce lo siamo detti 40 anni fa di fare qualcosa insieme ed oggi è arrivato il momento". La preview all'hotel Aleph di Roma - il debutto sarà al Vinitaly a Verona - più che presentazione di una cantina sembra un pranzo di nozze meridionale. 6 etichette, 5 figli di Placido, altrettanti di Volpone: tutti con incarichi precisi, tutti desiderosi di vedere concretizzarsi quel sogno comune. Il progetto è ambizioso, lo definiscono di km zero virtuale e sarà la prima cantina al mondo a certificare con il wine blockchain, il sistema di anticontraffazione. "Non ricordo un'estate senza andare per la nostra campagna", dice Michelangelo Placido che si occuperà del marketing insieme ad un figlio dei Volpone, "cresciuti insieme come una sola famiglia". L'attrice Violante ha fortissimamente voluto tutto questo: "è bello che ciascuno di noi porti il proprio contributo. I Volpone li conosciamo da sempre, sono eccezionali, conoscono la terra delle nostre parti come nessuno". Valorizzazione del territorio, quello di Capitanata nel Tavoliere delle Puglie, è l'altro fattore decisivo per il progetto: "sono campagne bellissime, cammini tra i filari di Nero di Troia - il vitigno autoctono ndr - e calpesti lampascioni spontanei, rucola selvatica, rape", racconta Placido che aggiunge, "da un anno siamo in conversione al biologico, aspettando che il disciplinare sia completo".

La storia della cantina, "vuole essere anche un investimento su questi territori così belli - negli anni passati c'erano oltre 10 mila ettari di questi vitigni ora sono 1970 a causa dell'abbandono perché poco produttivi" spiega il consulente enologico Luca Scapola. Delle 6 etichette: Rosone, I Cinque Figli, Faragola sono vini in purezza, mentre Falanghina e Il Rosso e Nero, Rosato sono vini d'autore.

  • di Alessandra Magliaro
  • ROMA
  • 10 marzo 2018
  • 20:56

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