Design & Giardino

Design, non ci sono più le icone di una volta, ecco perchè

Chiara Alessi, nipote di Giovanni Alessi e Alfonso Bialetti, racconta i suoi bisnonni

foto credit maecavelf (da Fb azienda Bialetti) © Ansa

Le icone non esistono più. Nessuno inventerà più nulla che sia all'altezza della moka Bialetti, dello spremiagrumi Juici Salif, quello che sembra un'astronave, o della lampada 'Arco. Nessuna automobile replicherà il successo dell'iconica 500 perchè gli oggetti oggi rispondono a domande diverse. Parola di Chiara Alessi, e di lei ci si può fidare dato che, nipote di Alfonso Bialetti, inventore della macchinetta da caffè più famosa nel mondo, e di Giovanni Alessi, dell'omonima azienda di casalinghi, è cresciuta circondata da oggetti di design a pochi passi dalle fabbriche dei suoi bisnonni. Amici, concorrenti e consuoceri, Bialetti e Alessi possono a ragione essere considerati i nonni delle icone e anche i padri nobili di una importante fetta della produzione di cultura materiale. Chiara, saggista ed esperta di design, Chiamata a curare la sezione contemporanea dell’undicesima edizione del Triennale Design Museum 2018 (14 aprile 2018 – 20 gennaio 2019, il titolo è TDM11. Storie. Design Italiano), nel suo ultimo libro 'Le caffettiere dei miei bisnonni' edito da Utet, spiega appunto perchè è finita l'epoca delle icone nel design italiano.

Quegli oggetti meravigliosi, riconoscibilissimi, come ad esempio la poltrona 'Sacco ' di Zanotta immortalata nei film di Fracchia o la radio 'Cubo', disegnata da Marzo Zanuso e Richard Sapper nel 1963, o la lampada 'Tizo' di Artemide realizzata nel 1972 sempre di Richard Sapper, non nascono più. E non perchè il mondo del progetto abbia smesso di creare oggetti validi ma perchè i tempi sono completamente cambiati e se per moltissimo tempo il design si è interessato ai 'chi' e ai 'cosa', a icone d'autore quindi, a cavallo degli anni Duemila l'attenzione ha iniziato a dirigersi sui 'come' e i 'perchè'.

Le icone dunque non trovano più posto nelle cose perchè rispondono a domande diverse. Secondo Chiara Alessi, dunque, le icone ‘’non hanno dei nipoti e non è colpa di nessuno'' ed è per giunta sbagliato ''considerare la scomparsa delle icone un fallimento''. Eppure proprio la moka dell'omino con i baffi, presente nel mondo con oltre trecento milioni di esemplari ci fa sentire a casa ovunque. E la sua storia scalda il cuore perchè, se è stato Alfonso Bialetti a inventare la moka, il figlio Renato, che con l’invenzione del padre ha dato da mangiare a centinaia di famiglie di operai, è diventato un’icona nell’icona: è lui l’omino con i baffi impresso sulla caffettiera grazie ad una caricatura di Paul Campani.

E che dire della Fiat 500 che il 4 luglio del 2007 ha compiuto 50 anni? Probabilmente ancora l'auto italiana più amata. Disegnata nel 1957 da Dante Giacosa, l'auto per tutti, che costava all'epoca 490.000 lire, cioè l'equivalente dello stipendio di un anno di un operaio, dopo un avvio difficile si impose come simbolo del riscatto italiano e nei primi 20 anni dalla sua uscita vendette 4 milioni di esemplari. Ma secondo Chiara Alessi ci dobbiamo rassegnare:’’le icone non abitano più qui’’ perché i nuovi oggetti sono troppo intrappolati nel loro presente per essere icone:’’sono una fotografia del presente un selfie, il presente che guarda se stesso’’.

  • di Anna Lisa Antonucci
  • 30 maggio 2018
  • 20:49

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