Cronaca

Mare Jonio, indagato il comandante della nave

Sequestrata la nave. Mediterranea: 'Ricorso contro il sequestro. Certi di aver operato nel rispetto del diritto'

Redazione Ansa

Il comandante della nave Mare Jonio, della Ong Mediterranea, è stato iscritto nel registro degli indagati. A procedere all'iscrizione sono stati il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella e il sostituto Cecilia Baravelli che si trovano a Lampedusa e che stanno coordinando l'inchiesta - aperta per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina - sullo sbarco dei migranti soccorsi dalla nave. I due magistrati inizieranno a sentire i componenti dell'equipaggio.

Disposto intanto il sequestro probatorio della nave della Ong Mediterranea. Saranno poi ascoltati anche i migranti soccorsi, fra cui 15 minori non accompagnati.

"Abbiamo appreso della convalida del sequestro della Mare Jonio - scrive in un tweet Mediterranea saving humans -. Ovviamente nei prossimi giorni faremo ricorso. Noi non godiamo di nessuna immunità, ma siamo certi di avere operato nel rispetto del diritto e felici di avere portato in salvo 49 persone". 

Al vaglio dei magistrati della Procura anche le comunicazioni via radio fra il comandante della Mare Jonio, Pietro Marrone, e la Guardia di finanza che ha intimato l'alt alla nave della Ong chiedendo di non fare ingresso nelle acque territoriali e non avvicinarsi al porto di Lampedusa.

I migranti, in tutto 50, che hanno passato la prima notte a Lampedusa, hanno raccontato anche di essere stati rispediti per cinque volte in Libia nei precedenti tentativi di fuga. I migranti sono stati tutti identificati: la maggior parte di loro viene dalla Guinea (17, di cui 9 minori). A bordo anche persone del Senegal (14, di cui due minori), Nigeria (9), Gambia, (7, di cui due minori), Camerun (2, di cui un minore), Benin (1).

 

Casarini, non abbiamo violato alcuna legge - "Non abbiamo violato alcuna legge. Le convenzioni internazionali stabiliscono che i naufraghi debbano essere accompagnati verso un porto sicuro, e noi lo abbiamo fatto. L'unica cosa che mi interessava era che queste persone arrivassero a toccare terra in un luogo sicuro. E ce l'abbiamo fatta. Quello che succederà dopo, per adesso non conta". Lo afferma Luca Casarini, capo-missione della Mare Jonio, in due interviste a Corriere della Sera e Manifesto. "La Libia non è un porto sicuro, come ribadito anche dall'Onu, e stava arrivando una tempesta da sud-est, l'unica possibilità era andare verso la Sicilia", spiega Casarini.

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