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'La canzone italiana 1861-2011'

'La canzone italiana 1861-2011'

a cura di Leonardo Colombati

di Massimo Lomonaco  

Una miniera con tutto quello che c'e' da sapere della musica italiana, dalle tarantelle ad Arisa. Ma a leggerlo cosi', tanto per sapere come si chiamava quella canzone del 1972 o chi era l'artista che la interpretava, sarebbe soltanto un'operazione di nostalgia o tutt'al piu' un esercizio mnemonico. Invece, l'enciclopedica opera di Colombati e' totalmente diversa come significato perche' parte da un assioma: ''la canzone italiana e' un patrimonio d'eccellenza della nostra cultura''.

E infatti il criterio seguito dal curatore nell'assemblare il libro non e' stato quello del ''gusto (le canzoni sono state scelte, di volta in volta, perche' belle e significative oppure perche' brutte ma significative), bensi' dell'economia del racconto''. Colombati non considera la canzone ''come 'specchio di un'epoca''' e nemmeno di ''capire se e fino a che punto sia corretto considerare le canzoni come fonti per l'uso pubblico della storia''. Colombati e' invece convinto che nel ripercorrere le avventure e i testi della canzone italiana popolare e d'autore dal 1861 al 2011 ''ci si ritrova tra le mani un'eccentrica quanto gustosissima storia nazionale; quantomeno - aggiunge - un fluviale e complesso romanzo storico''.

Con un particolarita': in questo romanzo storico sono usate sia la tecnica del grandangolo sia quella dello zoom. 'La leggenda del Piave' ad esempio e' ''un mirabile tour de force canzonettistico che tenta di riassumere la Prima Guerra mondiale in quattro strofe''. Dall'altro canto - per restare a quel tempo - la ''storia piccola'' di un canto popolare del 1917 in cui la moglie si lamenta del marito che parte per il fronte: un capolavoro di ''sconvolgente realismo''.

Per questo Colombati ammette giustamente che nel presentare l'antologia c'e' ''la volonta' (vagamente polemica) di riscattare quella che ci si ostina a definire 'musica leggera' dall'approssimazione critica, da un certo snobismo della cultura cosiddetta 'alta' e dalla colpevole noncuranza con cui gli italiani generalmente trattano un patrimonio ricco di eccellenze e di spunti di riflessione su cosa siamo stati e su cosa siamo diventati''.

Certo nello sterminato rincorrersi di testi, proposto da Colombati, non c'e' purtroppo la musica. Non poteva essere altrimenti pero': basti pensare ai costi. Tuttavia, basta leggere e il refrain musicale torna in mente se non per tutte almeno per la maggior parte. E non e' poco.

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