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Nuovo sistema tracciabilita' filiera bufalina

La Regione Campania protegge e tutela settore

05 agosto, 16:18
Nuovo sistema tracciabilita' filiera bufalina Nuovo sistema tracciabilita' filiera bufalina

NAPOLI- Proteggere la mozzarella di bufala: la Regione Campania si dota di un nuovo e accurato sistema di tracciabilità della filiera bufalina, un settore che comprende oltre 279mila capi, pari al 74% del patrimonio bufalino nazionale, allevati in quasi 1.500 aziende.

La Giunta regionale Campania, con una delibera proposta dall'assessore all'Agricoltura Daniela Nugnes e già approvata. punta a estendere a tutti gli operatori della filiera la richiesta di aderire a un sistema di tracciabilità per garantire la sicurezza del consumatore.

E parte anche il progetto per sviluppare metodi di analisi da utilizzare per la difesa di un prodotto tipicamente campano: creare un Dna barcoding del bufalo. Un codice a barre genetico, per ogni singola razza di bufalo, attraverso campioni di pelo, sangue e cagliata che consentirà di identificare le razze e depositare le relative informazioni genetiche per individuare eventuali presenze di latte non prodotto nell'area individuata per fare in modo che la mozzarella di bufala sia dop.

''La mozzarella di bufala è campana - ha sottolineato Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania - Dovevamo tutelare la nostra eccellenza apprezzata in tutto il mondo, garantire il sistema produttivo e la sicurezza alimentare''. La filiera bufalina, ha ricordato, ''ha un fatturato di oltre 300 milioni''. ''Numeri particolarmente - ha evidenziato - il settore della mozzarella di bufala è trainante, abbiamo un primato e dati che sono incoraggianti da questo punto di vista che sono sia dell'Assessorato all'Agricoltura sia dell'Istat''.

Nugnes, che firma in difesa della mozzarella di bufala, la sua prima delibera da assessore all'Agricoltura, Nugnes ha spiegato che per la mozzarella di bufala e la tracciabilità dal latte, al processo di trasformazione'' la tracciabilità ''è necessaria per evitare che la presenza del furbetto di turno immaginare che ci sia tracciabilità''. Però, ha evidenziato, ''l'unica pecca per un sistema che potrebbe sembrare perfetto, è la non obbligatorietà''.

Non si possono cioè obbligare gli imprenditori del settore a dotarsi del sistema di tracciabilità e questo perché ''non è competenza della Regione che non può intervenire con una legge''. ''E' un sistema volontario - ha aggiunto - ma noi lanciamo un segnale: vi diamo un sistema e chi non aderisce deve giustificare perché non convinto dal sistema a carico di chi non sceglie''.

Il sistema della tracciabilità prevede un tavolo composto da Coldiretti Campania, Confagricoltura Campania, Cia Campania, Confartigianato e Confindustria.

La costituzione di un database del Dna barcoding del Bufalo è compito dell'Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno. Il commissario dell'istituto, Antonio Limone, ha spiegato che ''è stato predisposto un gruppo di lavoro che è già all'opera e noi speriamo risultati dei ricercatori arrivino il prima possibile''.

In merito al fenomeno della brucellosi, Limone ha ricordato che l'incidenza del virus è ''del 3-4% quindi si può dire che è quasi debellata''. Inoltre, sul fronte degli indennizzi per gli allevatori che hanno acquistato nuovi capi, ''sono state già avviate le pratiche'' per i pagamenti e dal 12 agosto cominceremo a pagare gli allevatori che ne hanno diritto''.

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