A Cascia dove l'abito da sposa è in dono

Atelier speciale nel monastero di Santa Rita. Arrivano da tutta Italia per dare e per ricevere

  • Gli abiti da sposa 'in dono' a Monastero Santa Rita da Cascia
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  • Gli abiti da sposa 'in dono' a Monastero Santa Rita da Cascia
  • Gli abiti da sposa 'in dono' a Monastero Santa Rita da Cascia. Il Nyt ne parla

(di Claudio Sebastiani)

   (ANSA) - CASCIA (PERUGIA)  - Il più ricercato è bianco e classico ma chi si reca a scegliere l'abito da sposa, usato, nell'atelier del monastero di Santa Rita, a Cascia, "prende quello che più le piace, senza guardare troppo alla moda". A rivelarlo è suor Maria Laura, monaca di clausura che gestisce questo servizio nell'eremo del piccolo centro della Valnerina: "Porto ogni storia nel cuore". Qui vengono donati almeno una decina di vestiti nuziali ogni mese.

Provengono da donne di tutta Italia, dalla Sicilia, dal nord, da Roma e dall'Umbria, ma anche diverse sartorie hanno fornito le loro creazioni, nuove, e altri accessori. "Le vere protagoniste - afferma suor Maria Laura - sono loro. Noi diamo solo ad altre quello che ci viene donato. Con la crisi sono aumentate le richieste, ma è aumentata soprattutto la generosità di chi dona per rendere felice un'altra persona". Un "atelier" - "noi lo chiamiamo così ma scherzosamente" sottolinea la religiosa - al quale si è interessato anche il New York Times, dedicandogli un lungo servizio. Gli abiti vengono spediti al monastero o lasciati in forma anonima in parlatorio o davanti al portone. La monaca provvede poi a ordinarli, per taglia e modello, in un locale arredato in maniera accogliente ma sobria, con un piccolo salotto e uno specchio. Qui le future spose li provano, li scelgono e ne usufruiscono gratuitamente. "Ciascuna di loro mi è rimasta nel cuore" dice ancora suor Maria Laura.

"Ne ricordo una - aggiunge - incinta. Le ho consigliato un abito in pizzo, un camicione dalle grande maniche che praticamente non faceva vedere più la pancia. E' stata molto contenta. C'è poi quella che si sposava in municipio e temeva che non le avrei dato l'abito. E ricordo una ragazza non vedente, prossima al matrimonio con un coetaneo anche lui cieco. Mi disse: 'non posso sceglierlo, fallo tu per me'. In tante mi hanno confidato la loro storia. Non ne ho dimenticata nessuna". Per la religiosa a ricorrere a questi vestiti non è "solo chi ha bisogno ma anche chi lo fa per scelta al termine di un percorso spirituale". Gli abiti vengono forniti così come sono ed eventuali modifiche devono essere fatte all'esterno dalle sarte delle future spose. "Anche se - rivela suor Maria Laura - sarei in grado di farlo. Da ragazza ho infatti frequentato una scuola di stilista di moda e poi con mia sorella abbiamo aperto una sartoria, a Lucca. Ci occupavamo anche di abiti da sposa". Nella sua vita laica, suor Maria Laura è stata anche fidanzata. Poi la conversione e la decisione di entrare in clausura, prima a Lucca e poi a Cascia. Per la religiosa nessun rimpianto di non avere mai indossato quell'abito da sposa che oggi fornisce ad altre donne. "Mi piace - sottolinea orgogliosa - il vestito che porto tutti i giorni, quello di sposa del Signore. So godere - conclude suor Maria Laura - della sua bellezza".

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