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Letta, 2014 anno dell'Ue e delle riforme; appello al Cav

Attacca Grillo e a Rehn dice,fai vincere populismo; Renzi con me

04 dicembre, 19:44
Il premier Enrico Letta alla presentazione del libro Photoansa 2013 Il premier Enrico Letta alla presentazione del libro Photoansa 2013
Letta, 2014 anno dell'Ue e delle riforme; appello al Cav

di Federico Garimberti

ROMA, 3 DIC - Il 2014 sarà l'anno cruciale, sia per l'Unione europea che senza passi avanti rischia il definitivo "avvitamento" e il trionfo del populismo antieuropeo, che per l'Italia dove la politica deve completare il cantiere infinito delle riforme o è destinata a non essere più credibile, lasciando il campo ai chi, come Beppe Grillo, vuole che il Paese affondi. Da qui un forte appello a tutti i partiti, compresa la nuova Forza Italia di Silvio Berlusconi, per lavorare compatti su questo fronte. Enrico Letta mette da parte il fioretto e distribuisce fendenti: il primo destinatario della sua tagliente requisitoria - durante la presentazione del libro fotografico dell'ANSA - è il commissario europeo Olli Rehn, accusato dal presidente del Consiglio di alimentare, con il suo "scetticismo" nei confronti dell'Italia, l'antieuropeismo. Il commissario Ue per gli Affari Economici e Monetari, rimarca seccamente Letta, deve "essere garante dei Trattati europei" nei quali "la parola scetticismo non c'e': quindi non può permettersi di esprimere un concetto di scetticismo" a proposito dell'Italia. L'affondo non finisce qui: "Togliendosi la giacca da commissario, visto che è candidato all'Europarlamento, si troverà un parlamento europeo carico di populismi e di euroscettici". Il premier ribadisce che i conti dell'Italia sono in ordine, anche grazie al piano di privatizzazioni e di spending review che - assicura - sarà fatto. E che la linea scelta dal governo di un "giusto equilibrio fra conti in ordine e ripresa", è l'unica possibile. Altrimenti il rischio di un "avvitamento dell'Europa" è sempre più concreto. Ora, quegli "ayatollah del rigore" contro i quali si era recentemente scagliato Letta, hanno un nome e un cognome. Da palazzo Chigi trapela lo stupore per una posizione nota, ma ritenuta sbagliata. Anche perché il debito è cresciuto per le risorse date dall'Italia al fondo salva Stati e per i pagamenti dei debiti della Pa, entrambi caldeggiati proprio da Bruxelles.

Per Letta, però, anche l'Italia deve fare la sua parte. In particolare sul fronte delle riforme. Il dito è puntato genericamente sulla politica, incapace di cambiare mentre persino il Vaticano, grazie a Papa Francesco, compie passi "epocali". Non anticipa i punti del patto programmatico che proporrà il prossimo 11 dicembre al Parlamento. L'impianto dell'agenda con cui prese la fiducia in aprile, precisa, resterà intatto. Sarà però adeguato, sulla base del giro di consultazioni che avrà in questi giorni (si inizia domani mattina alle 8:00 con Scelta Civica che oggi, non a caso, ha avvertito che senza riforme la maggioranza rischia). Rischio che Letta sembra condividere: "Il tema delle riforme 2014 sarà il cuore del discorso", assicura, citando quelle di cui il Paese ha urgente bisogno: dalla fine del bicameralismo perfetto, alla riduzione del numero dei parlamentari; dalla riforma del titolo V della Costituzione, alla legge elettorale. Parole dirette soprattutto a Matteo Renzi, probabile vincitore delle primarie del Pd. "Chiunque sia il segretario del lavoreremo bene insieme e lo dico senza retorica" perche' "c'e' un'interesse del Paese che viene prima degli interessi dei singoli personali", dice Letta. Fra le righe si legge un avvertimento: attenzione perché gli elettori punirebbero chi, per ragioni personali, tentasse una 'spallata' al governo. Intanto loda le posizioni di Cuperlo e Renzi (escludendo, volutamente, il terzo candidato Civati) e auspica che le primarie siano un successo. Le ultime parole sono un appello e un nuovo affondo. L'invito è rivolto a Silvio Berlusconi. Forza Italia, dice, dovrebbe distinguere la scelta di "non appoggiare il governo" da quella di "continuare il percorso delle riforme". Farle "è nell'interesse di tutti" visto che senza "affondiamo". Parole che lo spingono all'ultimo attacco, diretto al leader del Movimento Cinque Stelle: "Grillo lavora perche' il Paese affondi e lui sarà contento se le riforme istituzionali non dovessero farsi", scandisce il premier.

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