Percorso:ANSA.it > Speciali > News
GRANDI RISCHI Tutti i titoli

'Non allertarono', sentenza storica

Condannati a sei anni i sette esperti della Grandi Rischi

04 aprile, 17:56
Il terremoto a L'Aquila e gli esperti della Grandi Rischi Il terremoto a L'Aquila e gli esperti della Grandi Rischi
'Non allertarono', sentenza storica

Colpevoli di ''non aver allertato'', anzi di aver ''minimizzato'' i rischi del terremoto. Sisma che poi arrivo': e fu il disastro. Il giudice del tribunale dell'Aquila ha condannato a sei anni di reclusione i membri della Commissione Grandi rischi che parteciparono alla riunione del 31 marzo 2009, pochi giorni prima del devastante terremoto. L'accusa aveva chiesto la condanna a quattro anni. Il giudice Marco Billi ha ritenuto i sette membri della commissione tutti colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. A Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi sono state concesse le attenuanti generiche. I sette sono stati condannati anche all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

RISARCIMENTI - Ammonta a 7,8 milioni di euro il risarcimento disposto nei confronti dei sette condannati. A questa cifra vanno sommate le spese giudiziarie delle parti civili che ammontano a oltre 100 mila euro. Anche la Presidenza del Consiglio è stata dichiarata responsabile civile per la morte di 29 persone e dovrà provvedere, in solido con i sette condannati, al risarcimento dei familiari delle vittime e del Comune dell' Aquila, parti civili nel processo. Palazzo Chigi dovrà concorrere, con gli imputati, anche al pagamento di oltre 7 milioni provvisionali esecutive.

LE REAZIONI DEI CONDANNATI - "Sono avvilito, disperato. Pensavo di essere assolto. Ancora non capisco di cosa sono accusato", ha commentato a caldo Enzo Boschi, ex presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). "Una sentenza sbalorditiva e incomprensibile, in diritto e nella valutazione dei fatti", ha affermato l'avvocato Marcello Petrelli, difensore del professor Franco Barberi. "Una sentenza che - ha aggiunto - dovra' essere rivalutata in appello". "Mi ritengo innocente di fronte a Dio e agli uomini", ha spiegato Bernardo De Bernardinis, ex vicecapo della Protezione civile e attuale presidente dell'Ispra. "La mia vita da domani cambierà, ma se saranno dimostrate le mie responsabilità in tutti i gradi di giudizio - ha aggiunto - le accetterò fino in fondo". "La mia credo sia la testimonianza di dignità di un funzionario pubblico" ha aggiunto De Bernardinis, ricordando che ha partecipato a tutte le udienze del processo e che, dopo la condanna, è stato salutato con una stretta di mano dal pm Fabio Picuti. "Avrei voluto evitare non solo questi morti - ha aggiunto - ma anche quelli del '94 in Piemonte e in Irpinia. Forse questo Paese deve cercare di concentrarsi di piu' per capire quali sono i veri problemi di vulnerabilità e fragilità". E a chi gli chiedeva se da domani cambierà l'atteggiamento degli scienziati, De Bernardinis ha risposto che "senz'altro cambia l'attitudine dell'assunzione delle responsabilità".

L'ACCUSA: VOLEVAMO VERITA', NON COLPEVOLI - "Tutto il filo conduttore del processo non era la ricerca di colpevoli, ma quella di capire i fatti, perché noi con il compianto procuratore capo, Alfredo Rossini, volevamo solo capire i fatti", ha detto il pm Fabio Picuti. "L'Aquila - ha spiegato - ha consentito che si tenesse questo processo delicato e si arrivasse a sentenza".

GLI SCIENZIATI INSORGONO - ''E' la morte del servizio prestato dai professori e dai professionisti allo Stato'': e' deciso e senza mezzi termini il commento alla sentenza del processo dell'Aquila da parte del fisico Luciano Maiani, attuale presidente della commissione Grandi rischi. "Non è possibile fornire allo Stato una consulenza in termini sereni, professionali e disinteressati sotto questa folle pressione giudiziaria e mediatica. Questo non accade in nessun altro Paese al mondo", aggiunge Maiani, il quale ora aspetta le motivazioni della sentenza.Se la sentenza del giudice del tribunale dell'Aquila, che ha condannato a 6 anni di reclusione i membri della Commissione Grandi rischi che parteciparono alla riunione del 31 marzo 2009 sugli eventi sismici all'Aquila, "dovesse riguardare la mancata previsione del sisma, ciò significherebbe mettere sotto accusa l'intera comunità scientifica che, ad oggi, in Italia e nel mondo, non ha i mezzi per poter prevedere i terremoti", afferma il presidente del Consiglio dei geologi, Gianvito Graziano. "Tuttavia - precisa Graziano - penso che l'accusa non vertesse sulla mancata previsione del terremoto, bensì su un comportamento omissivo della commissione rispetto ad una situazione di rischio, sottolineando comportamenti non diligenti. Se di ciò si tratta - conclude il presidente dei geologi - è necessario leggere attentamente la sentenza per capire in cosa, esattamente, i membri della Commissione Grandi rischi abbiano peccato". "Una condanna durissima, e ciò che preoccupa sono le conseguenze che tale pronunciamento potrà avere: non vorrei passasse il messaggio che i terremoti si possono prevedere, perché ciò è impossibile. In linea di principio, allora, bisognerebbe evacuare l'intera popolazione ad ogni scossa?". Così il direttore dell'Istituto di geoingegneria del Cnr, Paolo Messina, commenta la condanna dei membri della Commissione Grandi Rischi da parte del giudice del Tribunale dell'Aquila.

GIULIANI, CHE LANCIO' L'ALLARME: NULLA CI RIPAGA - "Non mi aspettavo sei anni, pensavo che la condanna sarebbe stata inferiore. Non provo nessun godimento, nessuna sentenza ci ripaga di quanto accaduto". Lo ha detto Giampaolo Giuliani, il tecnico di ricerca che studia il radon come precursore sismico e che nei giorni precedenti alla tragedia aveva lanciato l'allarme. "Quello che è emerso dal processo è che i membri della Commissione avevano una grande responsabilità e sono venuti meno". Così Giampaolo Giuliani, il tecnico di ricerca sul radon che studiò la serie di scosse a L'Aquila prima della tragedia. "La cosa meravigliosa, della quale vado orgoglioso, è sapere che ci sono giudici e avvocati che sono riusciti a portare avanti un processo storico, su un argomento così difficile da trattare. Per la prima volta, in meno di tre anni un processo esce con una sentenza. Per Ustica e Bologna sono passati 30 anni senza trovare responsabili".

LA POLITICA E' DIVISA - "Le sentenze vanno sempre rispettate e la giustizia deve fare il suo corso. Ma è importante anche dare solidarietà a queste terre ed è per questo che tornerò ancora a visitarle". Lo ha detto il segretario del Pd Pierluigi Bersani. "Ci voleva coraggio e i giudici ne hanno avuto. Finalmente un po' di giustizia per L'Aquila": è il commento di Stefania Pezzopane che il 6 aprile del 2009 ricopriva la carica di Presidente della Provincia. "Avevo già denunciato l'inganno e la superficialità dei quali si era resa colpevole la Commissione Grandi Rischi". Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente viene raggiunto dalla notizia della condanna durante una infuocata assemblea cittadina per parlare della restituzione delle tasse decisa dal governo. Cialente ha spiegato che "il dramma non si cancella. La citta' e' alla fame, vogliamo giustizia anche per quello che è successo dopo il 6 aprile". "E' una sentenza un po' strana e un po' imbarazzante" per cui "chi sarà chiamato in futuro a coprire questi ruoli si tirerà indietro", ha detto invece il presidente del Senato, Renato Schifani. ''Una follia allo stato puro'' commenta il leader Udc Pierferdinando Casini.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA