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Ritorno al classico e vissuto

A Milano il ritorno di abito, cappotto e tessuti tradizionali

19 gennaio, 15:15
Giorgio Armani Giorgio Armani
Ritorno al classico e vissuto

di Gioia Giudici

Ritorno al classico e allo stile vissuto, persino un po' usurato dal tempo, per lanciare al mercato quel messaggio rassicurante che non riescono a trasmettere né politici né indici di Borsa. E' una moda sobria e tranquillizzante, talvolta un po' soporifera, quella vista nella quattro giorni milanese dedicata alle collezioni uomo per il prossimo inverno. Ma i compratori storcono il naso di fronte a questa imperante sobrietà, temendo che cappotti di tweed e abiti gessati non bastino a riportare gli uomini nei negozi. Qualche buyer si aspettava risposte più originali alla crisi, ma anche gli stilisti leggono i giornali e hanno preferito interpretare quasi alla lettera l'air du temps. Se il presente è incerto e il futuro fa paura, alle fughe in avanti hanno preferito una tradizione che non rischia di crollare come il valore dei titoli a piazza Affari.

Così in passerella tornano gli abiti e i tessuti dei padri, persino dei nonni, ma riletti dal gusto dei figli, per non ridurre il passatismo a citazionismo. Ecco quindi una profusione di tessuti e motivi classici inglesi, dal tweed al pied de poule, ma anche di velluti e di broccati, di lane e di pelli di ogni sorta. Quasi sparito il piumino, spazzato via dal grande ritorno del cappotto, a vestaglia o con martingala, ma anche dal nuovo montgomery, sottile e sfoderato, e persino da quel loden tanto caro al presidente del Consiglio Mario Monti, ora proposto in tinte inedite come il cammello. Al limite, per le occasioni sportive, il prossimo inverno i più giovani potranno scegliere tra il parka, che un tempo era da contestatore e ora si porta persino di sera, e il giubbino di pelle da duro, ma sarà difficile trovare nei negozi capispalla tecnici. L'esigenza, captata dietro le quinte delle sfilate, è anche quella di presentare ai clienti un'alternativa durevole alla moda usa e getta del fast fashion, tanto nello stile quanto nei contenuti. Ed ecco spiegato un altro grande ritorno, quello dell'abito formale, giacca e pantaloni, talora corredati da gilet o panciotto, proposti persino dai marchi considerati più trasgressivi. Se i tessuti sono quelli della tradizione, soprattutto inglese, le proporzioni sono tutte nuove: il pantalone è sottile e si ferma alla caviglia, o è ampio e a vita alta, mentre la giacca è slim e sfoderata, con la spalla scesa, dall'aria non rigida, sartoriale ma mai formale, anche nella più difficile versione a doppiopetto.

Per rendere invitante la classica divisa da riunione sono stati applicati effetti di stropicciatura, lavaggi che danno ai capi un'aria vissuta, dettagli più sportivi come una zip o ricercati come un ricamo barocco o sono stati ironicamente ingranditi i motivi dei tessuti. Sotto la giacca, la classica camicia è portata più con il papillon che con la cravatta, ma si è visto anche qualche cache col e persino il dolcevita. Chi non ama il blazer può rifugiarsi nel calore della maglia, grande protagonista di queste passerelle, sotto forma di cashmere o angora, spesso abbinata alla pelle. Ai piedi, stivaletti e polacchini hanno soppiantato le sneakers, mentre è ormai una tendenza incontrovertibile quella dell'uomo accessoriato con borsine e borselli porta iPad o blackberry. Per la sera, oltre all'intramontabile tuxedo, proposto anche in velluto, in passerella si sono visti molti frac e persino qualche tight. Un altro pezzo di passato che ritorna. E che chissà se riuscirà a rassicurare gli animi e far aprire i portafogli dei clienti.

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