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Un inferno tra sbarchi e proteste

21 settembre, 13:49
Caos a Lampedusa. I panni stesi dagli immigrati nel porto Caos a Lampedusa. I panni stesi dagli immigrati nel porto
Un inferno tra sbarchi e proteste

Nel pieno dello scontro politico sulle misure per l'emergenza immigrazione a Lampedusa, gli sbarchi proseguono senza sosta e gli abitanti hanno scelto di fare da soli, al grido "resistenza".

Ora dopo giorni "d'inferno" con sbarchi e recuperi in mare a ripetizione in una conta senza fine, le parole come solidarietà, assistenza, umanità stanno lasciando il posto a rabbia, preoccupazione, paura.

Tra la gente il passa parola è aspettare fino al 15 aprile e se per quella data il governo non avrà risolto "il caso Lampedusa" sarà posta in atto qualche iniziativa clamorosa. Adesso l'incubo per gli isolani si chiama epidemia. Il rischio è reale, tant'é che arrivano gli ispettori sanitari della regione siciliana per verificare le condizioni igieniche in tutti i centri che ospitano i migranti e per effettuare sopralluoghi nei punti più critici: come la collina detta "della vergogna", nella zona del porto, dove sono ammassati altri tremila tunisini, che vivono in tende di fortuna, tra blatte e sporcizia, altri vivono sotto i cavalcavia, o nell'area del depuratore, mentre i più fortunati si lavano nelle docce del campo sportivo.

E intanto in base ai dati ufficiali dell'unità di crisi, risulta che dal primo gennaio sono sbarcati sull'isola circa 20 mila migranti: nello stesso periodo del 2010 erano giunti nelle Pelagie in 27.

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