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Addio Montalcini, scienza nel cuore

07 marzo, 15:07
Rita Levi Montalcini Rita Levi Montalcini
Addio Montalcini, scienza nel cuore

di Lorenzo Attianese

La scienza nel cuore. Che ha smesso di battere in una piccola camera a Roma, traboccante di libri e fogliettini di appunti sparsi dappertutto. Rita Levi Montalcini é morta ieri nella Capitale a 103 anni, onorando il suo premio Nobel fino alla fine. Anche ieri studiava, umilmente, come una scolaretta: sentiva forze - aveva detto - che a vent'anni non aveva. La sua perdita ha commosso l'intero Paese, così come ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E sono stati tanti i vicini di casa, residenti del quartiere, gente comune e soprattutto tanti giovani che hanno voluto rendere omaggio alla senatrice a vita e premio Nobel per la medicina, lasciando nella sua casa rose, mazzi di fiori e messaggi. I primi malori erano cominciati da qualche giorno. Nell' ultima settimana la senatrice a vita aveva confidato alle sue strette collaboratrici che si sentiva molto stanca e provata. A chi voleva andare a trovarla nella sua casa in via di Villa Massimo, lei rispondeva che preferiva di no. Ieri all'ora di pranzo si è aggravata e i suoi cari in un primo momento hanno chiamato un'ambulanza per portarla alla vicina clinica Villa Margherita. Aveva freddo e i domestici si sono allontanati per qualche minuto per prendere le medicine in farmacia, ma al loro ritorno la Montalcini era già morta, l'ultimo respiro nel suo appartamento al quarto piano di un palazzo immerso nel verde, a due passi da villa Torlonia, dove i vicini non la vedevano più passeggiare da un po' di tempo.

Nelle parole della nipote, la morte della scienziata diventa una metafora: "si è spenta come si spegne un faro. Per fortuna non ha sofferto", ha detto Piera Levi-Montalcini, consigliere comunale a Torino, che si è subito messa in viaggio in treno verso Roma per arrivare in serata. L'anziana scienziata, nata a Torino, dove sarà sepolta accanto alla sorella, aveva ancora gli appunti accanto al computer dove lavorava. Continuava nella sua ricerca e ieri aveva lavorato ai suoi studi fino alle 21. Trascorreva gran parte del suo tempo in una piccolissima cameretta in una casa enorme. Nella sua stanza c'era appena lo spazio per un letto e per una scrivania sulla quale era sistemato un computer di ultima generazione. La stanza era sommersa di libri, cd e documenti scientifici. Sulla parete del letto c'era un'unica foto, quella della madre. Il primo a fare visita alla senatrice è stato il presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, che ha parlato di "perdita per l'umanità intera".

Poi il Sindaco Gianni Alemanno che ha annunciato: sarà avviato l'iter per dedicarle una strada di Roma di cui la scienziata era anche cittadina onoraria. "Il modo migliore per ricordarla ora - ha spiegato il sindaco - è far sì che la sua Fondazione vada avanti". Giuseppe Nisticò, direttore scientifico della Fondazione Ebri, l'istituto fondato dalla Montalcini, quando arriva a casa della scienziata è ancora incredulo, "non ce l'aspettavamo. Io personalmente l'ho vista due giorni fa e stava bene. Se ne è andata in modo dolce così come era lei". Dolce. Un atteggiamento che si addice poco a una scienziata: non per una donna come lei. Forse perché - diceva - "credo di avere una curiosa immaginazione che mi permette di vedere quello che altri ignorano". Se all'occhio della scienza serve il microscopio, lei ha guardato dalla lente senza distogliere lo sguardo delle emozioni.

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