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Brunetta, parti sociali quantifichino costi

Patto Confindustria-sindacati. Letta,così fuori da caos

03 settembre, 16:24
Brunetta e Squinzi
Brunetta e Squinzi
Brunetta, parti sociali quantifichino costi

''Confindustria e i sindacati non solo non ipotizzano alcun tipo di copertura per la realizzazione dell'accordo fatto ieri, ma neanche quantificano nel loro documento il costo dell'operazione. Ebbene, lo facciamo noi: per avere davvero effetto sull'economia, tutte le misure elencate nel 'Patto' richiedono dai 40 ai 50 miliardi''. Lo afferma in una dichiarazione Renato Brunetta (Pdl). ''Non regge la tesi - aggiunge il capogruppo del Pdl a Montecitorio - che se sono stati trovati i soldi per l'eliminazione dell'Imu sulle prime case allora il governo deve trovare anche le risorse per i provvedimenti sul lavoro. Esiste, infatti, un problema di 'scala' che rende inconfrontabili i due interventi. Confindustria e sindacati quantifichino, come atto di responsabilità, il costo delle loro proposte e propongano delle coperture, come ha fatto il Pdl con riferimento all'Imu. Saremo tutti contenti di chiedere al presidente Letta di portare in Consiglio dei ministri e di approvare con tempestività un testo normativo che contenga tutti i punti del patto siglato ieri, con relative coperture. Confindustria e sindacati ci spieghino anche come mai hanno proposto solo incentivi e sgravi fiscali a carico dello Stato e non anche misure di vero stimolo all'economia, quali l'aumento dell'orario di lavoro, l'aumento della produttività, la riduzione delle festività retribuite e la riorganizzazione degli ammortizzatori sociali, sul modello delle riforme tedesche dei primi anni 2000. Se tengono veramente a cuore la crescita e l'occupazione in Italia, affrontare questi nodi - conclude Brunetta - è ormai indilazionabile''

Patto Confindustria-sindacati. Letta,così fuori da caos - Una legge di Stabilità per la crescita e l'occupazione: Confindustria, Cgil, Cisl e Uil incalzano il governo perché ora dia risposte ai "problemi reali" del Paese, delle imprese e del lavoro, a partire dalla riduzione del carico fiscale. E lo fanno mettendo nero su bianco le priorità su cui chiedono "un impegno preciso" al governo, su cui agire in vista della vecchia Finanziaria e far convergere l'azione dell'esecutivo stesso e delle parti sociali: un documento comune che i rispettivi leader, Giorgio Squinzi, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, sottoscrivono a Genova prima di partecipare tutti insieme ad un dibattito nell'ambito della festa nazionale del Pd, dove rendono pubblica l'intesa. Intesa che viene subito apprezzata come una buona notizia dal premier Enrico Letta, che venerdì scorso aveva parlato da quello stesso palco: è "un passo avanti importante" che "dimostra che se in questo Paese si vuole discutere di cose concrete si può uscire dal caos permanente nel quale ci si trova", afferma il presidente del Consiglio dalla Slovenia, assicurando che il governo sarà "un interlocutore molto attento". Del resto, è la premessa del presidente di Confindustria, "siamo in una situazione tale che non possiamo che remare tutti nella stessa direzione". E, prosegue Squinzi, "le cose da fare sono tante, per cui facciamo un appello forte al Governo, l'unico possibile, affinché senta tutta la pressione". Ma la necessità improcrastinabile, dice il numero uno della Cgil, è quella di "cambiare passo". Non essere "più prigionieri del dibattito ma avere una strategia per il Paese", sostiene Camusso. Bisogna "guardare in faccia la realtà" senza "perdersi in chiacchiere sull'Imu e sull'Iva" che significa "solo perdere tempo", aggiunge Bonanni. Insomma, afferma Angeletti, "la politica economica del governo non deve servire a stabilizzare il governo ma ad aumentare l'occupazione" e quindi a ritrovare la crescita. Tre sono le direttrici su cui si articola il documento di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil: politiche fiscali, politiche industriali, revisione degli assetti istituzionali ed efficienza della spesa pubblica. Innanzitutto, quindi, un intervento "sull'intero sistema fiscale", come dice Bonanni, che sia a vantaggio dei lavoratori e dei pensionati e anche delle imprese. Per aumentare, così, il reddito disponibile delle persone e riequilibrare la tassazione sui fattori produttivi. Per questo, dicono, va ridotto il prelievo sui redditi da lavoro: una "esigenza non più rinviabile"; va eliminata la componente lavoro dalla base imponibile Irap e ripensata la tassazione dei beni immobili dell'impresa che siano strumentali all'attività; vanno rese strutturali le misure sperimentali di detassazione e decontribuzione per aumentare la produttività. E, sostengono ancora, bisogna continuare la lotta all'evasione fiscale e approvare un provvedimento legislativo che destini alla riduzione delle tasse quanto recuperato ogni anno. Sul fronte industriale, oltre all'istituzione di una Cabina di regia nazionale sulle crisi d'impresa, Confindustria e sindacati chiedono, tra l'altro, di rafforzare gli investimenti nell'innovazione "a 360 gradi" e ridurre il costo dell'energia. Mentre sulla spesa pubblica dicono basta agli sprechi, sostenendo con la revisione del titolo V della Costituzione l'abolizione delle Province, la riduzione "drastica" dei componenti degli organi elettivi a tutti i livelli di Governo, fino ad una spending review "seria" non più basata su tagli lineari.

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