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La giornata politica

25 luglio, 20:32

di Pierfrancesco Frere' 

Il governo è stato costretto ad una doppia smentita per placare le tensioni politiche: non è prevista nessuna riunione straordinaria del comitato di coordinamento economico e nessuno ha mai preso in considerazione l'idea di un taglio delle tredicesime. Le precisazioni di palazzo Chigi sono esplicitamente dirette ad evitare i danni collaterali di voci di questo tipo che alimentano l'allarmismo sociale, cioé il blocco dei consumi e dell'economia. Tuttavia ci sarebbe da chiedersi come esse nascano: il sospetto che qualcosa di vero ci sia è sottolineato dall'opposizione e confermato dagli stessi segretari del Pdl e del Pd che con Mario Monti hanno fatto il punto su una situazione di particolare gravità. Angelino Alfano e Pierluigi Bersani hanno fatto sapere al premier che non sosterranno una nuova manovra. Piuttosto si tratta di dare seguito alle decisioni del vertice europeo di giugno, contraddette dalle successive riunioni dell'eurogruppo del 9 e 20 luglio.

Pier Ferdinando Casini si spinge ad affermare che o si creano gli Stati Uniti d'Europa o non si esce dalla crisi. Su questo fronte la novità è la sortita di Francois Hollande che ha chiesto un'attuazione immediata e ferma degli accordi europei di giugno sullo scudo antispread. Il presidente francese ha chiarito in un certo senso il giallo della dichiarazione congiunta Madrid-Parigi-Roma: più che altro una gaffe diplomatica degli spagnoli che hanno tentato di trascinare nella stessa posizione Francia e Italia. La sostanza comunque non cambia e lo conferma il documento dei ministri economici di Francia e Spagna che si muove a pieno sostegno di Hollande. C'é anche qualche timida apertura della Bce nella richiesta di dare licenza bancaria al fondo salva-Stati Esm che consentirebbe una politica aggressiva contro le manovre speculative. Se le cose proseguiranno su questa rotta, Monti potrà tirare un sospiro di sollievo e dedicarsi alle ricuciture politiche interne alla vigilia della sua missione diplomatica in Olanda e Finlandia. Il Professore ha verificato che la sua eterogenea coalizione non è disposta a sostenere nuovi tagli. Se ciò dovesse rivelarsi indispensabile, sarebbe necessario tornare alle urne in autunno.

Questo è il vero punto politico. Per nuove manovre e, magari, una profonda revisione istituzionale, servirebbe la legittimazione del voto. Fermo restando, secondo Casini, che alle larghe intese (battezzate "patto di serietà e di responsabilità") non ci sarebbero alternative nemmeno dopo. Ma come arrivarci? Una nuova legge elettorale è imprescindibile a giudizio unanime. Quanto alle piattaforme elettorali, Bersani ritiene che dopo Monti serva una maggioranza politica (il che potrebbe anche significare un governo guidato dal Professore ma con ministri di partito). Alfano è più sfumato, ma certo finora non ha mai parlato di nuova alleanza con la Lega. L'asse del Nord è servito per approvare al Senato il presidenzialismo, ma non sembra essere il progetto politico dei berlusconiani per il 2013. Tutto ruota attorno alla riforma del Porcellum.

Le posizioni di Pdl e Pd sono distanti: uno vuole il premio di maggioranza al partito più votato e le preferenze, l'altro il premio alla coalizione e i collegi. Ma i negoziati proseguono e un'intesa potrebbe essere possibile sul cosiddetto "provincellum". Non ha torto tuttavia Altero Matteoli del Pdl quando si chiede quale sia la fretta di votare la riforma elettorale prima delle ferie se non quella della certezza dell'inevitabilità del voto in autunno. Bersani chiede di vedere prima che cosa accadrà in agosto sui mercati. C'é molto tatticismo e i due partiti maggiori si scambiano accuse di opportunismo: Bersani e D'Alema accusano il Pdl di puntare a far saltare il banco per tenersi l'attuale legge elettorale, Cicchitto ribatte che si tratta di provocazioni per indurre il Popolo della libertà ad aprire la crisi quando in realtà sarebbe il Pd a volere il voto per mettere le mani sul potere. Alfano perciò assicura che il suo partito sosterrà il governo tecnico fino al 2013 e assicura che con Monti non si è parlato di elezioni anticipate. pierfrancesco.frere@ansa.it

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