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LA GIORNATA POLITICA

24 luglio, 20:21

di Pierfrancesco Frere'

ROMA- A quanto sembra la temuta offensiva d'agosto degli speculatori ha bruciato i tempi. Come nei migliori manuali di guerra, la sua velocità, degna del miglior Annibale, ha colto di sorpresa tutti quelli che l'attendevano al varco: lo spread italiano è ormai ai livelli del novembre 2011. Una nuova Caporetto? Lo diranno i prossimi giorni. Quel che é certo e che, a questo punto, serve un cambio di strategia. Il segretario del Pdl e quello del Pd concordano: se è impossibile alzare lo scudo antispread, che in realtà non c'é ancora, è necessario che intervenga la Bce acquistando i titoli dei Paesi sotto attacco, Spagna e Italia. Mossa estrema che si sa non essere gradita a Berlino.

Su questo sfondo, non ha torto il democratico Francesco Boccia nel definire sconcertante il giallo della nota congiunta Madrid-Roma-Parigi: secondo il ministro spagnolo degli Affari Europei, i tre Paesi avrebbero chiesto alla Ue l'attuazione immediata delle misure decise nel vertice di fine giugno. Ma i francesi hanno replicato che si tratta di una pura invenzione e gli italiani, con una nota ufficiale, hanno espresso stupore per l'iniziativa di Madrid. "Speriamo che non si tratti di una presa di distanza di Parigi dallo scudo", argomenta Boccia secondo il quale questa brutta figura aiuta solo la speculazione. Infatti quel che conta è la sostanza: solo poche ore prima il ministro Corrado Passera aveva invitato Bruxelles a dare un segnale rapido contro l'aumento degli spread. Insomma, l'impressione è che l'Europa continui ad esitare, priva di una linea comune. Per esempio, almeno sei Paesi dell' Unione sarebbero contrari alla ristrutturazione del debito chiesta dalla Grecia. E' chiaro che in questa situazione chi ha un piano preciso (e la speculazione sembra averlo) ha già vinto il primo tempo della battaglia.

L'incertezza non può non contagiare anche Mario Monti. Le voci di un possibile ricorso anticipato alle urne rischiano di destabilizzarne l'autorevolezza nelle trattative internazionali. Ecco perché il premier ha deciso un giro di consultazioni con i segretari della sua eterogenea maggioranza. Alla triade ABC il Professore intende chiedere le reali intenzioni per l'autunno: é chiaro infatti che una manovra aggiuntiva non è da escludere (si parla della revisione degli incentivi alle imprese e delle esenzioni fiscali ma la Confesercenti ha lanciato l'allarme di un taglio delle tredicesime). Impossibile pensare a misure d'emergenza con la campagna elettorale in corso; senza contare che prima del voto bisognerebbe anche approvare la Finanziaria e la riforma elettorale. Ma dal giro di tavolo difficilmente emergeranno dati nuovi. Il quadro è semplice: Silvio Berlusconi ha ipotizzato una sua nuova candidatura per tenere unito un partito che rischia di andare in mille pezzi e ha svuotato così le ambizioni dei colonnelli; il primo voto della riforma presidenziale al Senato gli consente inoltre di avere un'arma in più in campagna elettorale, addossandone il certo fallimento alla sinistra che non vorrebbe il capo dello Stato scelto dagli elettori ma dai partiti. Peccato, gli rimprovera Beppe Pisanu, che in questo modo si sia compromesso il cammino delle riforme e reso più impervio quello della nuova legge elettorale. Ma il Cavaliere non farebbe mai agli avversari il regalo della richiesta di un voto anticipato: aspetta che la mossa sia compiuta da altri.

Quanto ai democratici, Bersani si dice pronto a trattare sulla riforma del Porcellum, ma tra i suoi paletti c'é il sistema dei collegi che non piace al Pdl. Però il segretario del Pd aggiunge che la riforma va fatta "subitissimo" e manifesta una certa flessibilità. Tra i due poli,Pierferdinando Casini lavora per un'intesa che preservi il suo ruolo di cerniera e sembra disponibile a discutere il ritorno alle urne solo dopo il varo della riforma. Ma il sottinteso dei tre leader é comunque che questa mossa sarebbe praticabile solo se ad avviarne le procedure fossero il Quirinale o palazzo Chigi. Una cortina di alchimie destinata a mascherare il vero nodo politico, cioé la sostanziale insostituibilità di Monti nel mezzo di una crisi internazionale senza precedenti. Ma il segnale potrebbe non essere così chiaro per i mercati. pierfrancesco.frere@ansa.it

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