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Letta media, caso Prestigiacomo rientra

Palazzo Chigi: chiarito l'equivoco con Cicchitto Carfagna: c'è un disagio diffuso verso il partito

23 dicembre, 13:16
Stefania Prestigiacomo
Stefania Prestigiacomo
Letta media, caso Prestigiacomo rientra

di Francesca Chiri
ROMA - Prestigiacomo Minaccia di lasciare il Pdl. Poi, dopo una lunga mediazione di Gianni Letta, rientra in serata un duro sconto tra il ministro dell'Ambiente e il capogruppo Fabrizio Cicchitto che avena condotto la responsabile del dicastero ad annunciare l'addio al partito. Un gesto plateale, accompagnato da vere lacrime, con cui la ministra siciliana aveva minacciato di abbandonare il suo gruppo ma non il governo. E che aveva funestato una giornata che era invece partita con una personale vittoria in Consiglio dei ministri.

Li' Prestigiacomo era infatti riuscita a far rientrare la richiesta di un'ennesima proroga dello stop all'utilizzo dei sacchetti di plastica. Ma poco dopo e' alla Camera che accade l'incidente. L'Aula sta votando una proposta di legge che agevola i lavoratori che percepiscono indennita' di disoccupazione di poter avviare una piccola attivita' imprenditoriale. C'e' una norma che esonera le imprese costituite da disoccupati e cassintegrati da alcuni obblighi su carico e scarico dei rifiuti: un articolo sul quale la Prestigiacomo vorrebbe soprassedere. Ma l'assemblea di Montecitorio respinge la richiesta, avanzata dal Pd e votata dallo stesso Ministro. La proposta non passa, lei, che ha appena votato con l'opposizione, e' visibilmente contrariata e l'Aula le grida contro di dimettersi. La reazione del ministro non si fa attendere: tra le lacrime annuncia subito dopo la sua intenzione di lasciare il Pdl, di volersi iscrivere al gruppo misto ma di restare nel governo. ''Sono amareggiata per come sono andate le cose in Aula, pertanto, non mi riconosco piu' in questo Pdl'' dice annunciando che chiarira' tutto con il presidente Berlusconi. ''Di sicuro -spiega a caldo - Fabrizio Cicchitto non puo' essere piu' il mio capogruppo''. Con lui, piu' tardi, c'e' il faccia a faccia a Palazzo Chigi, dove la ministra si reca per spiegarsi con il sottosegretario Gianni Letta che tenta una prima mediazione nel pomeriggio. Poi continuera' a tessere il filo anche in tarda serata fino a trovare una soluzione per appianare i contrasti che separano il ministro e il suo gruppo alla Camera. 'L'incidente' viene chiuso da Palazzo Chigi con una nota in cui si parla di una ''sfortunata coincidenza e di un difetto di comunicazione che hanno generato uno spiacevole incidente parlamentare''.Alla presenza di Gianni Letta, Cicchitto e Prestigiacomo si sono scambiati un ''reciproco attestato di stima e di fiducia.''Fiducia'' confermata da palazzo Chigi anche al ministro dell'Ambiente, pure a nome di Silvio Berlusconi. Prestigiacomo raccoglie ampia solidarieta' anche tra alcuni colleghi di governo. Prima fra tutti, Mara Carfagna, di recente protagonista di un analogo episodio di dissidio nel governo, con conseguente minacce di dimissioni. ''Sarebbe sbagliato sottovalutare l'accaduto'' dice la Carfagna che punta l'indice verso un ''disagio molto diffuso nel partito'' in cui sarebbe necessario ''sintetizzare ed assorbire le differenze, costruire consenso invece di soffiare sul fuoco ed, eventualmente, bollare posizioni politiche come 'capricci', magari 'da donne'''. Le lacrime della Prestigiacomo mettono addirittura ''in crisi'' il ministro dell'Agricoltura, Giancarlo Galan, sicuro delle qualita' della sua collega:''c'e bisogno di persone come lei, sia nel governo che nel partito'', afferma. Si stupisce dell'accaduto il Ministro Maroni: ''stamattina, in consiglio dei ministri, era molto contenta. Poi non so che cosa sia successo nel Pdl, io mi occupo della Lega'' osserva. Ma non mancano i dissapori con molti dei colleghi di governo: il tam tam del Palazzo ricorda come ultimamente la Ministra avesse litigato con ''quasi tutti'', ultimamente con Fitto e con Romani. Berlusconi, si dice, sarebbe molto scontento di tutto cio', cosi' come dell' atteggiamento tenuto in occasione del pasticcio Rifiuti. Tutte indiscrezioni che si mettono, pero', in fila con episodi conclamati di dissidi, primo tra tutti quello con il responsabile del Tesoro con cui l'ultima battaglia, a suon di irritate dichiarazioni pubbliche, risale ad inizio novembre. Sempre recente, poi, l'altro 'incidente' sempre in Parlamento quando con la stessa maggioranza aveva bocciato la candidatura del capo di gabinetto del ministero dell'Ambiente come componente dell'agenzia sulla sicurezza nucleare. Tra i rumors e' sempre nell'aria quello che la vede in avvicinamento a 'Forza del Sud' di Gianfranco Micciche': ipotesi, pero', rigettata dal presidente del Senato, Renato Schifani. ''Non credo proprio che c'entri qualcosa in questa vicenda'' dice la seconda carica dello Stato del conterraneo Micciche' che, a sua volta, sentenzia: ''Mi sembra che nel Pdl le uniche ad avere gli attributi siano le donne!''.

 

BERLUSCONI-BOSSI: DECISIONE A GENNAIO,GOVERNO O VOTO
PREMIER PRONTO A PROCESSI; TERZO POLO PREPARA AGENDA PROGRAMMA
di Federico Garimberti

ROMA - Silvio Berlusconi ha tempo fino a gennaio per consolidare la maggioranza: poi, se sara' verificata l'impossibilita' di governare con i numeri risicati di Montecitorio, non restera' che tentare la strada del voto. Sul fronte opposto, il Terzo Polo annuncia la preparazione dell'agenda di programma per il prossimo mese. Nel corso di un incontro con vertici della Lega, guidati da Umberto Bossi, le posizioni del Cavaliere e del Senatur sono rimaste pressoche' invariate.

Da un lato il presidente del Consiglio, poco intenzionato ad andare alle urne (che continua a considerare una extrema ratio) e dall'altro il Senatur, scettico sulla possibilita' di andare avanti con una maggioranza tanto esile e poco intenzionato a farsi logorare dalla morsa di Udc e Fli. L'incontro, percio', non offre grandi sorprese anche perche', almeno stando a quanto trapelato da alcuni presenti, il Cavaliere avrebbe accuratamente evitato di mettere sul piatto il delicato tema dei rapporti con Pier Ferdinando Casini. Non solo perche' consapevole della contrarieta' della Lega, ma anche perche' lui stesso scettico sulla possibilita' di chiudere un'intesa coi centristi. Almeno in questa fase. La prospettiva, come ha fatto capire lo stesso Berlusconi a Matrix, e' semmai quella di ottenere l'appoggio dell'Udc (e magari dei finiani) su alcuni provvedimenti e alcune riforme. Il rapporto fra Bossi e Berlusconi, concordano un po' tutti, resta solido. Come dimostra l'iniziativa del Carroccio contro Gianfranco Fini. Una mossa, si spiega in ambienti del Pdl, ovviamente concordata e piu' che bene accetta da parte di Berlusconi. Ma proprio i buoni rapporti con il Senatur impongono al premier un difficile equilibrismo: frenare il pressing leghista verso il voto, senza pero' incrinare il patto con il Carroccio indispensabile in caso di voto. In questo contesto si inserisce l'incontro del premier con Massimo Calearo e (pare) con Bruno Cesario, due dei tre deputati grazie ai quali il governo ha strappato la fiducia. Ma lo stesso premier non e' in grado di dire come andra' a finire: ''Non e' proprio cosi''', ha risposto ieri ad Alessio Vinci che gli chiedeva se, dopo le parole del capo dello Stato e di Gianfranco Fini, il voto anticipato fosse scongiurato. Senza un allargamento della maggioranza, infatti, il governo potrebbe solo galleggiare con conseguenze disastrose in termini di popolarita', visto che senza nuovi innesti ogni decisione dovrebbe essere concordata con il 'Terzo Polo'. Alleanza che, forse non a caso, ha fatto sapere che a gennaio presentera' la sua agenda programmatica. Il ''tavolo'' che riunisce Udc, Fli, Api, Mpa, Ld e Repubblicani intende lavorare soprattutto sulle ''riforme per favorire l'innovazione, la crescita e la competitivita' dell'Italia, anche ai fini del risanamento strutturale della finanza pubblica''. Ma il Pdl continua a puntare sulla dissoluzione dell'alleanza. Come ha auspicato Fabrizio Cicchitto, il dialogo con i centristi resta la via maestra per la sopravvivenza del governo: ''Spero in un confronto con gli amici dell'Udc'', ha detto il capogruppo del Pdl. Partito che, per non correre rischi, sembra comunque intenzionato a prepararsi al peggio. Tanto che Claudio Scajola accoglie con gioia l'annuncio del Cavaliere di un nuovo simbolo in caso di voto: ''E' utile anche per avere un partito innovativo e moderato, grazie al quale superare le quote tra Fi e An''. Sulla legislatura, tuttavia, pende un'altra spada di Damocle: la decisione della Consulta sul legittimo impedimento. Berlusconi sarebbe molto pessimista al riguardo. Si spiega cosi' la dura reazione di ieri durante Matrix. Nessuna intenzione di fare pressing sulla Consulta, ha comunque precisato Nicolo' Ghedini, ma la semplice volonta' di difendersi dalle accuse dei Pm davanti agli italiani, non solo in Tv e sui giornali, ma anche in tribunale. Il premier, ha infatti detto Ghedini, e' intenzionato ad ''affrontare i processi''.

 

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