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Governo, Paolo Romani ministro dello Sviluppo

Berlusconi lascia l'interim, dopo cinque mesi

04 ottobre, 23:22
Il giuramento di Romani
Il giuramento di Romani
Governo, Paolo Romani ministro dello Sviluppo

(di Sergio Cassini)

ROMA - Dopo oltre 150 giorni di interim firmato Berlusconi, il ministero dello Sviluppo Economico ritrova un titolare 'a tempo pieno': dalle 19 di questa sera, dopo vari annunci, polemiche politiche e richiami del Quirinale, Paolo Romani assume la guida del dicastero di via Veneto. Una cerimonia rapida, quella del giuramento al Colle, senza nemmeno il brindisi di prassi. Un passaggio di consegne quasi a tempo di record con Berlusconi che devia il corteo dal Quirinale a via Veneto prima di rientrare a Palazzo Grazioli. E in meno di un'ora la 'pratica' si e' risolta. Cosi' come si e' anche risolta, decadendo, la questione legata alla mozione di sfiducia al ministro ad interim presentata dalle opposizioni che l'Aula della Camera avrebbe votato domani. Ma la chiusura della lunga vacatio non ferma le polemiche alimentate dalla decisione del premier di promuovere quello che viene considerato dalle minoranze parlamentari un simbolo dell'imprenditoria televisiva privata targata Berlusconi. La battuta piu' pungente viene da Pier Ferdinando Casini: ''avrei preferito Fedele Confalonieri'' ha commentato sarcastico. La maggioranza ha difeso con forza la decisione presa dal premier. Per il ministro delle politiche comunitarie Andrea Ronchi ''e' una scelta giusta, che rafforza la solidita' del governo''. Gianfranco Rotondi, ministro per l'attuazione del programma di governo, ha descritto Romani come ''un politico bravo, attento, scrupoloso. Sapra' fare bene ed entra in un esecutivo che ha risolto tante emergenze e conseguito risultati importanti''. Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha invitato le opposizioni a ''trovare un momento di ragionevolezza e di senso di responsabilita'''. ''Dovrebbero comprendere - ha aggiunto - che , almeno sul terreno della ripresa economica, il loro compito dovrebbe essere quello di confrontarsi e concorrere in modo positivo''. Ma si e' trattato di un invito caduto nel vuoto prima ancora che fosse pronunciato. Dal Pd, Pier Luigi Bersani accusa il governo ancor prima della nomina ufficiale di essere bugiardo come Pinocchio: ''Mastro Geppetto costruira' in legno il ministero dello sviluppo. La verita' e' che qualunque ministro venga non trovera' piu' il ministero''. ''La nomina di Romani - ha spiegato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato - rappresenta anche simbolicamente l'apice del conflitto di interessi''. Piu' duro e' stato l'atteggiamento dell'Idv, anche se orientato allo stesso filone di critica. ''Berlusconi ha scelto - ha detto il capogruppo alla Camera Massimo Donadi - l'uomo meno adatto perche' e' stato il braccio armato di Mediaset nelle istituzioni e il fiduciario del premier per la tutela dei suoi interessi nell'etere''. In casa sindacale il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha accusato il governo di inefficienza: ''piu' che un ministro ci serve una politica industriale'', avverte. Conciliante la Uil che con Luigi Angletti da' fiducia a Romani: ''ha fatto gia' il viceministro, non deve quindi inventarsi una politica''. ''Pessima scelta'', invece, per il Codacons a cui fa da contraltare l'elogio della Confapi felice di avere un ministro che conosce le piccole e medie imprese. Da viale Astronomia si tira infine un sospiro di sollievo dopo le critiche rivolte al governo per il permanere di quella casella riempita solo a meta': ''Siamo tutti soddisfatti di avere il nuovo ministro dello Sviluppo Economico, gli facciamo un 'in bocca al lupo' e gli chiediamo di essere operativo immediatamente'', ha detto in serata la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia.

 

IL GELO DI NAPOLITANO: CERIMONIA SBRIGATIVA, NESSUN COLLOQUIO
(di Alberto Spampinato)
 
ROMA - Giorgio Napolitano ha controfirmato la nomina di Paolo Romani a ministro dello sviluppo economico nel corso di una cerimonia al Quirinale che e' apparsa ai presenti fredda e sbrigativa. Le formalita', ridotte all'essenziale, sono durate pochi minuti, il tempo di leggere la formula del giuramento. Berlusconi si e' presentato puntuale e ha atteso in piedi insieme a Gianni Letta ed al candidato ministro. Tutte spie, si ragiona in ambienti parlamentari dei dubbi del Capo dello Stato su questa nomina ma anche della presa di distanza del Colle dalle ultime esternazioni del Cavaliere, comprese quelle sulla magistratura. Il presidente della Repubblica e' arrivato cinque minuti dopo, si e' scusato per il ritardo e ha invitato a procedere senz'altro. Poi ha stretto la mano al neo-ministro, gli ha augurato ''buon lavoro'', ha salutato Berlusconi e lo ha congedato. Al suo arrivo nella Sala della Pendola, il premier aveva esordito con la consueta esuberanza, salutando con familiarita' un commesso (''Ciao''). Poi, mentre l'attesa si protraeva, ha stuzzicato i giornalisti con una battuta che tradiva impazienza: ''Volete che vi racconti una storiella, per ingannare il tempo?''. Gianni Letta, che gli era accanto lo ha fulminato con uno sguardo e una parola: ''Alt!''. Il Cavaliere ha rinunciato alla storiella, ma ha aggiunto: ''Quando uno non ha niente da fare nella vita...''. A un certo punto si è affacciato nel corridoio da dove doveva spuntare Napolitano, che finalmente e' arrivato con il suo seguito. ''Buonasera presidente, scusi il ritardo'', ha detto il Capo dello Stato stringendogli la mano. ''Procediamo'', ha aggiunto avvicinandosi al tavolo dove era gia' pronto il decreto di nomina. Il segretario generale Donato Marra lo ha letto, Napolitano lo ha controfirmato. Quindi Romani, visibilmente emozionato, ha pronunciato il giuramento. ''Buon lavoro'', gli ha augurato Napolitano stringendogli la mano. Poi ha salutato Berlusconi e Letta ed e' tornato nel suo Studio alla Palazzina. Di solito c'e' piu' calore in queste cerimonie, a volte ci si ferma pure a brindare. Sembra evidente che Romani non fosse il candidato piu' gradito a Napolitano e che, soprattutto, il presidente della Repubblica non abbia apprezzato la tempistica di questa nomina, da lui piu' volte sollecitata e che, a suo avviso, giunge con cinque mesi di ritardo: tanti quanti ne sono passati dalle dimissioni di Claudio Scaiola. E per di piu' arriva mentre a Montecitorio e' in corso il dibattito sulle mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni contro l'interim assunto da Berlusconi per questo ministero. La nomina ha interrotto il dibattito in extremis, prima del voto, facendo venire meno la materia del contendere. Napolitano ha un altro stile nei rapporti con il parlamento. Ma il contegno formale che si e' notato al Quirinale esprime anche altro. Una tacita presa di distanza di Napolitano dalle barzellette di Berlusconi che hanno fatto infuriare i cattolici, gli ebrei e il Vaticano, e dalle dichiarazioni incendiarie fatte dallo stesso premier, nel comizio di domenica a Milano, in particolare contro settori della magistratura. Non ci vuole molta immaginazione per capire che Napolitano quelle dichiarazioni non le condivide nel metodo e nel merito. Lo ha detto troppe volte. La preoccupazione principale e' pero' di natura piu' generale. Napolitano l'aveva espressa gia' mentre le Camere votavano di fiducia: il timore che quel voto non avrebbe abbassato la tensione nella maggioranza. Il presidente della Repubblica sa bene che le scelte politiche di governo e sugli assetti della maggioranza non gli competono. Ma non vuole dare l'impressione di avallare decisioni e comportamenti che non condivide e che lo preoccupano.

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