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Di Pietro a Pd: sì a primarie se programma è ok, se no candidato Idv

19 settembre, 18:29
Walter Veltroni e Pierluigi Bersani
Walter Veltroni e Pierluigi Bersani

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Di Pietro a Pd: sì a primarie se programma è ok, se no candidato Idv

VASTO (CHIETI) - Nel suo intervento conclusivo della Festa dell'Idv, Antonio Di Pietro e' tornato con forza sulle primarie del centrosinistra e ha parlato di tre punti fondamentali: ''Se il programma e' condiviso da tutte le forze non abbiamo nessun problema ad appoggiare qualunque nome, da Vendola a Bersani, da Chiamparino a Di Pietro. Ma e' chiaro che - ha puntualizzato - se sul programma non c'e' accordo complessivo non avremo nessun problema a proporre un nostro candidato per le primarie''. Il terzo punto riguarda l'opportunita' delle primarie in caso di elezioni anticipate, perche' '' in 45 giorni non coinvolgi la societa' civile, il paese reale e' altro. Se le fai sono una scorciatoia, una furbata...''.

"E' preoccupante la disputa tra le persone quando si fa fatica a intendere la natura politica della contesa". Così, a Matera, Nichi Vendola ha risposto alle domande dei cronisti sulla situazione nel Pd e sul documento promosso da Walter Veltroni e firmato da 75 parlamentari Democratici. "Penso che il centrosinistra debba concentrarsi sul Paese e guardare alla profondità della crisi - dice il leader di Sinistra e Libertà - Che debba essere in grado di mettere in piedi un percorso che restituisca prospettiva e speranza a una generazione che è espiantata dalle prospettive del lavoro". "Credo - aggiunge il presidente della regione Puglia - che dobbiamo essere la coalizione che è capace di portare a sepoltura il berlusconismo, a condizione che sia in grado di parlare della scuola, dei beni comuni, del lavoro con il linguaggio dell'alternativa".

"Credo che la richiesta delle primarie ormai sia un dato generalizzato. Penso che tutto il centrosinistra cominci a concordare sul fatto che bisogna mettere in campo un processo di forte impatto democratico". Lo ha detto, a Matera, il leader di Sel Nichi Vendola. Seconda il presidente della Regione Puglia, "aprire una discussione pubblica su idee forti, sui programmi dell'alternativa e quindi calendarizzare le primarie è un modo per restituire utilità e forza al centrosinistra".

FASSINO A VELTRONI, ERRORE ORGANIZZARE CORRENTE INTERNA - "Discutere è giusto. Veltroni e chi ha firmato il suo documento ha inteso concorrere al dibattito con un contributo di idee. Ma le modalità con cui l'iniziativa è stata gestita ha provato che si tratta di un'organizzazione correntizia all'interno del Pd e questo è un aspetto meno utile". Lo ha detto Piero Fassino arrivando alla festa nazionale dell'Avanti dove parteciperà ad un dibattito sul dopo Berlusconi. "Quello che non ha funzionato - ha aggiunto l'esponente democratico - non è il documento ma la raccolta di firme perché è stato proposto non a tutti gli eletti del Pd ma solo ad alcuni. Del resto i contenuti del documento sono venuti molto dopo la raccolta delle firme e questo è stato sottolineato da tutti i giornali. In ogni caso - ha concluso Fassino - c'era un modo molto semplice per discutere delle proposte di Veltroni: avrebbe dovuto presentare il suo documento alla Direzione del partito come contributo al dibattito. E' un peccato che non l'abbia fatto".

BINDI, LITIGIO FINIRA' PRESTO, HANNO GIA' CAPITO ERRORE - "Il litigio finirà presto", perché "chi ha iniziato, ha capito di aver sbagliato". Rosy Bindi a Vasto, alla festa dell'Idv, manda un segnale chiaro a Walter Veltroni senza mai nominarlo e cerca di rimettere il Pd su un piano di unità. "Ho sentito le parole di Di Pietro ieri e non vorrei che fossero un omaggio al radiologo ... - ha continuato la Bindi tra gli applausi della platea della Festa dell'Idv - In un grande partito come il Pd si discute ma non con strumenti per dividere. L'unità è la priorità per mandare a casa questa maggioranza".

"Veltroni ha capito, il suo è un atto di divisione che nel partito non vuole nessuno", ha poi proseguito la Bindi. "Fatevi un giro su internet, nei blog, e vedrete che il popolo del Pd è contrario". Sul fatto che il documento Veltroni sia stato firmato da 75 parlamentari, la Bindi è chiarissima: "Non ci sfugge che anche se firmato da parlamentari, questi documenti non servono a superare i problemi del partito".

dell'inviato Giovanni Innamorati

ORVIETO (TERNI) - Walter Veltroni evita l'affondo diretto contro Bersani, dopo le polemiche innescate dal documento da lui promosso insieme Gentiloni e Fioroni, ma sullo sfondo lascia aperto il problema della premiership. Tema esplicitamente snobbato da Pierluigi Bersani. Intervenendo all'assemblea di 'Liberta' egualé, l'ex segretario del Pd ha insistito sul recupero dell'ispirazione originaria del Pd pur apparendo più conciliante con l'attuale leader del partito. Ma il vaso di Pandora sembra ormai scoperchiato e sia Chiamparino che Fioroni mettono apertamente in discussione la candidatura di Bersani alle future primarie.

Il segretario, sempre freddo con Veltroni, reagisce comunque con circospezione e apre alla richiesta di Arturo Parisi di una mozione di sfiducia parlamentare al governo Berlusconi. Del resto già ieri Veltroni aveva fatto espungere dal documento dei 75 gli aspetti più polemici nei confronti del segretario, come l'affermazione che il partito "é senza bussola". Oggi ad Orvieto ha smorzato ancora i toni proponendo un'iniziativa "di tutti i leader del Pd attorno al segretario" per denunciare la "compravendita di parlamentari" da parte di Berlusconi. Poi, spiegando il senso del documento dei 75, ha evitato toni troppo duri: in sostanza ha ribadito la necessità per il partito di "coltivare se stesso, recuperando l'ispirazione riformista compiuta", in modo da "crescere elettoralmente ed essere poi in grado di fare un sistema di alleanze da una posizione di forza. Insomma un recupero "delle ragioni di fondo della nascita del Pd e dell'ispirazione del Lingotto".

Silenzio diplomatico sullo scottante tema del "papa straniero", cioé di un candidato premier del centrosinistra che non sia il segretario del Pd Bersani. Anche Paolo Gentiloni, parlando all'assemblea di Libertà eguale, ha abbracciato la linea della moderazione: "Abbiamo il dovere di un nuovo inizio", ha affermato, evitando critiche frontali al segretario. E tuttavia il documento dei 75 sembra aver scoperchiato la pentola: dopo l'annuncio da parte di Matteo Renzi di un' iniziativa "per rottamare" i vecchi dirigenti, oggi è stato Sergio Chiamparino a mettere in discussione la norma dello statuto del Pd che prevede che il segretario sia automaticamente il candidato ufficiale alle primarie del centrosinistra per la premiership. Sulla stessa linea Beppe Fioroni: "E' da luglio che chiedo un nuovo Prodi", ha affermato l'ex ministro della Pubblica Istruzione. Bersani ha snobbato Veltroni e il documento: "Abbiamo i luoghi per discutere - ha affermato - e giovedì c'é la direzione e ne parleremo lì. Io da adesso parlo di Italia e le altre cose ce le vediamo nei nostri organismi". Un'apertura di Bersani c'é stata invece alla proposta lanciata da Arturo Parisi, sempre ad Orvieto, e cioé di presentare una mozione di sfiducia al governo Berlusconi che costringa tutti "a fare chiarezza".

Come ha spiegato l'altro deputato ulivista Mario Barbi, l'iniziativa vuole smascherare eventuali "idee consociative" presenti nel Pd, come quelle di chi sostiene la necessità di un confronto con l'Udc e addirittura con Gianfranco Fini. La mozione, ha spiegato Parisi, "obbliga a un si o a un no" favorendo quindi la difesa del bipolarismo, un valore a cui il Pd non dovrebbe rinunciare. Veltroni ha definito "ragionevole" la proposta e Bersani ha aperto alla richiesta: "Che Berlusconi debba andare a casa - ha affermato - non c'é dubbio. Certo è che le iniziative vanno fatte con tutta l'opposizione, perché noi dobbiamo restringere il campo di Berlusconi".

BERSANI, STOP DIVISIONI AVVERSARIO E' BERLUSCONI
Di Leonardo Nesti
BOLOGNA - I panni sporchi si lavano in famiglia, all'esterno il Pd deve apparire "unito in una battaglia comune". Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha scelto le feste di Modena e Bologna, storicamente le federazioni più forti e ricche del partito, per rilanciare la strategia del Pd e farlo uscire dall'immagine dello stallo di contrasti e divisioni interne: "Abbiamo i luoghi per discutere, giovedì c'é la direzione e ne parleremo lì. Io da adesso parlo di Italia, le altre cose ce le vedremo nei nostri organismi". Il rischio, ribadisce Bersani, è quello di passare il tempo a "guardarsi la punta delle scarpe, ma le scarpe ci servono per camminare". E rispedisce al mittente le critiche mossegli dal documento veltroniano: "La bussola c'é e il coraggio anche. Il coraggio, secondo me, è stare insieme ai precari della scuola, stare coi piedi nei problemi degli italiani, prendere un volantino e andare alle sei e mezza davanti a una fabbrica. Noi abbiamo fatto 2.120 feste, il coraggio è anche fare le feste nei territori e discutere con gli avversari come abbiamo fatto a Torino: il coraggio è in quello che fai non in quello che dici". Gli avversari, ha insomma voluto ribadire Bersani di fronte al fuoco amico, sono Berlusconi e la sua maggioranza. La discussione, ha mandato a dire a chi lo contesta, è bene che si concentri su come fargli l'opposizione e non sulle divisioni interne. A cominciare dalla richiesta di una mozione di sfiducia sulla posizione di Berlusconi di ministro dello sviluppo economico. Un'ipotesi che il segretario ha definito "possibile, ma che va valutata con tutte le forze di opposizione. Che Berlusconi debba andare a casa non c'é dubbio, strategie e tattiche le devono vedere bene i gruppi parlamentari". E' soprattutto ha invitato il partito a stare pronto in caso di elezioni anticipate: "Io lo dico da un anno a questa parte che alla fine della legislatura non ci arrivano perché il centrodestra non è in condizione di tirare la palla avanti. Qualsiasi cosa impapocchino nelle prossime settimane sarebbe comunque una cosa più debole di quella che abbiamo visto fin qui. Noi siamo pronti, l'importante è sempre tener conto che quando si arriva alle elezioni è perché Berlusconi ha fallito. Le elezioni anticipate avrebbero un padre e una madre: Berlusconi e la crisi della sua maggioranza". (ANSA).
NES/

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