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Berlusconi: mai piu' ammucchiate. Bersani lancia nuovo Ulivo

"Estate di vecchia politica del teatrino, avanti con la realizzazione delle promesse"

27 agosto, 16:11
Berlusconi
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Berlusconi: mai piu' ammucchiate. Bersani lancia nuovo Ulivo

 di Federico Garimberti

ROMA - Una replica alla proposta di un 'nuovo Ulivo' lanciata da Pier Luigi Bersani, ma anche un modo per spiegare agli elettori del centrodestra che, nonostante il tentativo di riavvicinamento con l'Udc, il bipolarismo resta la sua stella polare. Silvio Berlusconi, il giorno dopo il vertice con la Lega, torna a scegliere un audiomessagio sul sito dei 'Promotori della Liberta' per rivolgersi ai propri sostenitori, rassicurandoli sul fatto che non si tornerà alle "ammucchiate" politiche del passato. Il messaggio spedito da Arcore è chiaro: il governo va avanti, la prima Repubblica è finita e finché ci sarò non tornerà. Evidentemente il Cavaliere teme che il suo elettorato sia disorientato: non a caso parla dell'estate come di una "stagione ingannevole". In particolare quella che si avvia a conclusione, in cui "le chiacchiere" hanno prevalso sui fatti e che "passerà alla storia per il ritorno alla vecchia politica". Un "virus", assicura, che ha contagiato solo chi veniva dalla "politica politicante", non certo lui. Il premier punta il dito contro i "politici di professione e i loro giornalisti di riferimento" che discutono di "ammucchiate fuori dal tempo". Un chiaro riferimento, pur se implicito, alla lettera di Bersani che su Repubblica lancia una coalizione larga proprio contro di lui. Un tentativo, polemizza Berlusconi, di "resuscitare alleanze dal collante incerto". Ma gli elettori "si sono definitivamente abituati" a scegliere il premier e la maggioranza già nella scheda e "non accetterebbero" di tornare indietro. Sarebbe come mandare in soffitta, sottolinea con una insolita citazione tecnologica, "computer, iPhone e Blackberry". Come dire: nonostante l'età, sono ancora io a rappresentare il nuovo in politica. Il premier conferma di voler "andare avanti" con la realizzazione delle "promesse elettorali", unico punto di "aggancio vero" con l'elettorato. Segue la rivendicazione delle cose fatte: dall'emergenza rifiuti, al terremoto in Abruzzo; dall'Alitalia, alla riforma dell'università. Si sofferma sui temi economici, sottolineando in particolare che la manovra di luglio da 25 miliardi "ha completato l'operazione di stabilizzazione" dei conti pubblici. Un modo per allontanare i sospetti di nuovi interventi correttivi. L'ultimo passaggio è indirizzato ai finiani e suona come un monito: tutti, avverte, sono chiamati ad "impegnarsi" sui 5 punti programmatici, visto che proprio sulla base di quelle promesse sono "stati eletti". Il resto, conclude, sono solo "chiacchiere estive". Nel Pdl l"interpretazione prevalente è che il Cavaliere, oltre a rispondere al segretario del Pd, abbia voluto ribadire il suo 'no' a pasticci come quelli proposti dal finiano Bocchino. Ma anche spiegare le aperture all'Udc, rese ancora più evidenti dal veto dei leghisti. Non che abbia rinunciato al dialogo con Casini. Anzi. Ma, complice la posizione del Carroccio, preferisce procedere per gradi, puntando inizialmente a "convergenze" su alcuni provvedimenti (come spiega Anna Maria Bernini, vice portavoce del Pdl), per arrivare col tempo ad un'alleanza più solida. Un percorso, spiegano i fedelissimi, lungo, ma al quale si sta già lavorando alacremente. Quanto ai finiani, la partita rimane aperta. Segnali di tregua, se ci dovevano essere, al momento non si vedono. Anzi, come conferma Ignazio La Russa, la questione dell'incompatibilità, così come la riunione dei probiviri, restano in agenda. Segno che, almeno per ora, le distanze non si vogliono accorciare. Evidentemente, nell'entourage del Cavaliere, si continua a puntare sui moderati.

BERSANI LANCIA NUOVO ULIVO, E' RISCOSSA NON AMMUCCHIATA
di Cristina Ferrulli

Per il Pd ed il centrosinistra è arrivato il momento "di suonare la campana". Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani esce dal silenzio agostano con una metafora alla Hemingway e, con una lettera-manifesto, prova a riorganizzare il campo in vista di elezioni più o meno anticipate. Rilanciando "un'alleanza democratica" aperta anche ai finiani come ponte verso il voto, il leader democratico spinge per un nuovo Ulivo che superi l'esperienza fallimentare dell'Unione, "una proposta seria, altro che l'ammucchiata che ha fatto Berlusconi". Bersani traccia la rotta per i prossimi mesi e convince quasi tutto il Pd. D'altra parte l'Alleanza democratica anti-premier, che "non è né una scorciatoia né un ribaltone", ricalca la proposta dell'alleanza costituzionale aperta anche a Udc e finiani di Dario Franceschini, leader della minoranza interna. E anche l'idea di un nuovo Ulivo per far tornare a vincere il centrosinistra era stato oggetto nei giorni scorsi di contatti sia con Franceschini sia con Piero Fassino. "Una proposta forte - apprezza infatti l'ex segretario Ds - che accelera la costruzione di un'alternativa e indica la via per realizzare una coalizione credibile e in sintonia con le domande del Paese". In questo nuovo asse tra Bersani e Area Democratica, non c'é però Walter Veltroni, che due giorni fa aveva bocciato "sante alleanze" rilanciando la vocazione maggioritaria. Oggi il veltroniano Walter Verini apprezza "la riaffermazione del bipolarismo" da parte di Bersani e anche il nuovo Ulivo ma ricorda che "questa era l'ispirazione del Lingotto" e tra guerre interne e cambi di segretari si sono persi tre anni. La "svolta democratica", indicata da Bersani, punta a tornare a vincere con il modello dell'Ulivo del 1996, "in cui i partiti del centrosinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa", accantonando la cacofonia dell'Unione che portò alla caduta dell'ultimo Prodi. Il progetto piace al leader Idv Antonio Di Pietro e al leader centrista Pier Ferdinando Casini che però mette l'accento sul fatto che sia "positiva l'intenzione di Bersani di riorganizzare l'area della sinistra democratica". Come a dire, su alleanze future il centro per ora si tiene le mani libere. Piace a metà, invece, la rotta a Paolo Ferrero: sì all'alleanza per disarcionare Berlusconi, no al nuovo Ulivo "perché non siamo interessati a questa prospettiva e alla partecipazione al governo". E sospettosa è anche la reazione di Sinistra e Libertà. Nichi Vendola non commenta perché il giorno del suo compleanno ha scelto di non parlare di politica ma Paolo Cento ricorda che "l'Ulivo del '96 vinse perche' era un progetto e non la somma di partiti contro qualcuno. Le primarie in questo contesto non sono solo una questione di forma della democrazia, ma la sostanza di una nuova relazione". Insomma, dalle primarie non si sfugge e per Sel l'alleanza non può prescindere dalla scelta dal basso del candidato premier. E Bersani, pur non facendone cenno nella lettera di rilancio, fa capire che la partita della premiership è aperta e lui sarà in campo.

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