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Oss.Romano, razzismo mai superato

Nel 2010 ancora odio muto e selvaggio verso persone colore

11 gennaio, 18:50
Oss.Romano, razzismo mai superato

ROMA -'Oltre che disgustosi, i recenti episodi di razzismo ci riportano all'odio muto e selvaggio che credevamo superato' scrive l'Osservatore romano. Il quotidiano ricostruisce l'atteggiamento degli italiani verso le persone di colore a partire dal Regno d'Italia. 'Per una volta -scrive- la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi. Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giu''.

L'articolo, a firma di Giulia Galeotti, non guarda tanto a situazioni estreme come quella di Rosarno che, anzi, non cita neanche, ma ai cori razzisti degli stadi e a tanti piccoli episodi quotidiani che non sempre balzano agli onori delle cronache. "Le esperienze coloniali del Regno d'Italia - scrive l'Osservatore romano - di problemi ne avevano posti diversi da subito", e il quotidiano vaticano ne riporta una ricca messe attingendo a letteratura e pagine di storia. Italiani, dunque, con un passato razzista e "incapaci di riscattarsi, neanche - sottolinea l'Osservatore - "quando il diverso s'é fatto più vicino, nel mulatto, a prescindere dalle diversissime cause per cui ciò è avvenuto. Sia stato il risultato di un atto d'amore o, invece, di uno stupro, ben difficilmente abbiamo considerato quel bambino come nostro, al pari dei nostri. Anzi, la doppia appartenenza è sembrata (e continua a sembrare) una minaccia ulteriore".

In barba anche all'esempio americano: "L'Obama-mania che imperversa trasversalmente, dalla politica all'arte, dallo stile al linguaggio, non ha invece fatto breccia alcuna nel dimostrare il valore dell'incontro tra razze diverse". Buona eccezione, nella Napoli del 1945, l'autore della canzone "Tammurriata nera", in cui si narra la vicenda di una giovane partenopea che aveva dato alla luce un bambino di colore: "Poco importa se sia bianca o nera - dice il ritornello della canzone che dà il titolo all'articolo dell'Osservatore romano - rimane sempre una creatura". "Oggi, invece - conclude il giornale - siamo ancora all'odio. Ora muto, ora scandito e ritmato dagli sfottò, ora fattosi gesto concreto".

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