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Ru486, Sacconi: no day hospital

"Necessario il ricovero fino alla conclusione del processo di aborto per via farmacologica"

23 ottobre, 10:32

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ROMA - Per l'assunzione della pillola abortiva Ru486 "non è consentito il Day Hospital". Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi durante un'audizione in commissione Sanità al Senato, precisando che sarà invece necessario il ricovero fino alla conclusione del processo di aborto per via farmacologica. "La pillola e il processo farmacologico abortivo che innesca - ha detto Sacconi - entreranno in commercio solo dopo la cosiddetta determina tecnica dell'Agenzia del farmaco. E' per altro già ora evidente - ha affermato - sulla base della delibera della stessa Agenzia, che occorre un ricovero nelle strutture del Servizio Sanitario dal momento dell'assunzione al momento del completamento del processo di interruzione della gravidanza per via farmacologica, quindi non è consentito un day hospital".

Il primo problema, ha detto Sacconi, ascoltato dalla Commissione Sanità nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva decisa dalla stessa commissione, "é quello di leggere correttamente la delibera dell'Agenzia del farmaco Aifa e l'Aifa pone un problema di corretta applicazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza e di tutela della salute rispetto a un processo farmacologico che può sembrare a prima vista banale ma che in realtà banale non è per le complicanze che può avere". Il ministro ha quindi ribadito che "é evidente che si esclude la soluzione del Day Hospital perché nella delibera dell'Aifa e - ha detto - lo stesso presidente dell'Aifa mi ha così letto la sua delibera, si deve trattare di un ricovero in struttura del servizio socio-sanitario dal momento dell'assunzione della pillola fino al completamento del processo abortivo". Sacconi ha quindi anche sottolineato l'importanza del processo di monitoraggio sulle donne che dovessero assumere la pillola abortiva. "Le linee guida sulla 194 - ha precisato Sacconi - potranno successivamente essere aggiornate, ma se vogliamo evitare un diverso atteggiamento delle Regioni rispetto alla tutela della salute della donna, non possiamo che attenerci alla delibera dell'Aifa. Ed è l'Aifa - ha proseguito - che in nome del corretto impiego di un farmaco ospedaliero ci dice qual è il trattamento ospedaliero che deve essere praticato coerentemente in relazione a quel farmaco". Quindi, ha spiegato Sacconi, "non sono le linee guida, ma è la delibera Aifa la fonte di un ricovero che, naturalmente, non è coatto".

Se nell'ambito del processo di aborto farmacologico con la pillola abortiva Ru486 la donna dovesse rinunciare al ricovero nelle strutture del Servizio Sanitario, "é evidente che si porranno dei problemi e su questo esprimo forti preoccupazioni", ha concluso Sacconi. Il ministro poi ha precisato che non c'é alcun "rimpallo" con l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) in merito alla definizione delle modalità di somministrazione della Ru486.

L'affermazione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi in Commissione Sanità del Senato sull'impossibilità di consentire il day hospital per le pazienti che assumono la pillola abortiva Ru486 "non ci cambia nulla; da quando somministriamo la Ru486 noi stabiliamo sempre il ricovero ordinario". Così Rocco Damone, direttore sanitario della Asl 5. La Asl, che comprende l'ospedale di Pontedera, è stata la prima in Italia a consentire la somministrazione della pillola Ru486. "D'altra parte - ha aggiunto Damone - il ricovero ordinario é previsto dalle linee del Consiglio sanitario nazionale. Non si tratta di ricovero coatto tanto che, se la donna decide di andarsene, firma e se ne va".

Anche l'aborto chirurgico "é praticato normalmente in regime di Day Hospital e comunque, tanto più in relazione all'aborto farmacologico, dovrebbe essere il medico con la propria paziente a valutare l'opportunità di un prolungamento del ricovero". Lo afferma il segretario della Cgil-medici Massimo Cozza, sottolineando che un ricovero prolungato a priori nel caso dell'aborto con la Ru486 determinerebbe una "impennata dei costi per il Servizio sanitario nazionale, almeno raddoppiandoli". "Il termine 'ricovero' - ha precisato Cozza - indica anche il ricovero in regime di Day Hospital e nella grande maggioranza dei casi di aborto chirurgico è sufficiente seguire tale percorso; per l'aborto farmacologico dovrebbe essere il medico a decidere insieme con la paziente se, sulla base del singolo caso, trasformare il Day Hospital in ricovero di più giorni".

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