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Scintille D'Alema-Franceschini

Il segretario: 'e' fantastico. L'ex ministro: non e' lui il rinnovamento

13 ottobre, 11:04

Massimo D'Alema con Dario Franceschini

Massimo D'Alema con Dario Franceschini

di Giovanni Innamorati

ROMA  - Inizia con le scintille la campagna delle primarie del Pd: dopo il fair-play di ieri di Pierluigi Bersani è toccato a Massimo D'Alema far la parte del poliziotto cattivo con Dario Franceschini, accusato dall'ex premier di "seminar zizzania nel partito" e di essere in realtà lui "il candidato degli apparati centrali". Il fronte franceschiniano replica accusando D'Alema e Bersani di voler abrogare le primarie, come ha proposto anche Luciano Violante. Schiaffi a Bersani arrivano anche da Ignazio Marino che lo accusa di essere gradito dalla destra.

L'ex titolare della Farnesina, intervistato dal blogger Zoro, non è ricorso alla diplomazia per rintuzzare le parole di Franceschini ieri alla Convenzione del partito, che si era rivolto direttamente a lui dopo la minaccia di non riconoscere il risultato delle primarie in caso di vittoria dello stesso Franceschini. L'attuale segretario, ha detto D'Alema, "semina zizzania" mentre Bersani se vince porterà "serenità". E nell'affondo D'Alema ha accusato Franceschini di essere il candidato "degli apparati centrali", visto che ha il sostegno "dell'ex segretario, e degli ex segretari di Ds e Margherita", mentre Bersani è il candidato dei "dirigenti periferici".

"D'Alema è fantastico - ha replicato Franceschini - dice che se verrò eletto io gli iscritti se ne andranno dal Pd. Io rispondo che non è vero e lui dice che l'attacco!". Per altro sul principale oggetto di polemiche, cioé la sua volontà di eliminare le primarie, D'Alema non ha fatto retromarcia, proponendo sì di conservare le primarie, ma riservandole ai soli iscritti, come in America. E a proporne l'eliminazione è stato anche Luciano Violante, che parla addirittura di una "deriva populista". Inevitabile il contrattacco dei franceschiniani, come Marina Sereni, Stefano Ceccanti o Walter Verini: se Bersani sarà segretario il popolo delle primarie dovranno dire addio alle stesse primarie.. Le stesse accuse, su primarie e legge elettorale, arrivano anche da Ignazio Marino: "il progetto di Bersani, che chiede il voto agli italiani per poi toglierglielo, e poco credibile". E poi con Bersani "si tornerebbe ai partiti che ricevono dei voti e che poi fanno alleanza in Parlamento e, all'interno dei corridoi del Parlamento, si ridecide chi fa il ministro e chi fa, soprattutto, il Presidente del Consiglio".

In questa fase di confusione i bersaniani Enrico Letta e Filippo Penati rintuzzano l'attacco sulle primarie, proponendo di estenderle alla scelta dei candidati per Le Camere, ignorando che questo c'é già nello statuto del Pd (articolo 18). E Bersani stesso è intervenuto in serata per ribattere alle critiche degli esponenti della mozione Franceschini: "Vorrei ricordare che nella mia mozione non si parla in nessun modo del superamento delle primarie per l'elezione del segretario e che, anzi, devono essere rese più efficaci rendendo più chiaro il meccanismo di partecipazione. "Questa è la nostra posizione - ha aggiunto che gradirei non fosse distorta come capita spesso di sentire".

Il botta e risposta è andato avanti tutto il giorno. E anche da Franceschini è giunta una puntualizzazione con un ramoscello d'ulivo: "Sceglieranno il segretario gli elettori, anche i non iscritti, il 25 di ottobre. Io non toglierò mai la popolo delle primarie il diritto di scegliere il segretario del partito. E, dal giorno dopo, se mi rieleggeranno, garantirò l'unità dei Democratici. I primi due che chiamerò a lavorare con me saranno Pierluigi Bersani, che per le sue competenze economiche è stato un bravo ministro. E Ignazio Marino per le sue competenze scientifiche, perché è un bravo medico".

Ma la tensione Franceschini-D'Alema, non si è allentata. "Anch'io ho avuto l'impressione che il discorso di Franceschini fosse rivolto a me. Mentre Bersani ieri ha fatto un discorso sereno, rivolto ai problemi del Paese, Franceschini è andato ad alimentare polemiche interne", ha detto l'ex ministro degli Esteri, che pur escludendo un ribaltone alle primarie ha affermato: "se fosse così saremo leali verso il segretario eletto". Ma il segretario del partito non ha lasciato correre: "Io sono l'aggressore, passare per l'aggredito è troppo".

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