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Di Pietro insiste: "Questa porcata non andava promulgata"

Il leader dell'Idv attacca Napolitano per la firma del dl anticrisi

05 ottobre, 13:28

ROMA - "Il Capo dello Stato non avrebbe dovuto firmare l'amnistia fiscale, né tanto meno negarne la gravità prima di farlo. Questa porcata non andava promulgata, e se fosse stata ripresentata invariata, il Presidente della Repubblica, firmando, avrebbe dovuto spiegare alla nazione che l'arroganza del governo, e di una certa opposizione, privava delle sue prerogative anche la Presidenza della Repubblica": così Antonio Di Pietro sul suo Blog.

"Il 2 ottobre il governo Berlusconi IV, con il voto di fiducia, avrebbe potuto togliere le tende e tornare a casa riportando il Paese alle urne. Per soli 20 voti - prosegue il leader di Idv - l'Italia ha perso questo importante treno su cui viaggiava, oltre al proprio futuro, ed è stato approvato lo scudo fiscale. Venti voti di deputati del Pd e dell'Udc e, con rabbia devo riconoscere, anche di un deputato Idv. Gli italiani sono stati fregati da 32 escort 'da Parlamento' che si sono svendute a questa vergogna".

Quindi "non accetto lezioni sul rispetto delle istituzioni dai tanti doppiopetto che dicono di fare opposizione in Parlamento ma che al momento opportuno, quello del voto, ritirano la mano e l'unica a cosa che sanno fare è denigrare ed inveire contro chi l'opposizione, quella dei fatti, la conduce senza sosta dentro e fuori il Parlamento: l'Italia dei valori". "Le lezioni impartite dal Pdl, Fini incluso, quelle sono il canto delle sirene di Ulisse, non bisogna ascoltarle, ma - conclude - chi si traveste da salvatore della patria, manifestando in Piazza del Popolo per difendere la democrazia a parole, salvo poi assassinarla nei fatti in un'aula del Parlamento, non merita la stima dei giusti bensì l'ira degli onesti".

Scudo fiscale, Napolitano firma il Dl
di Paolo Cucchiarelli
Giorgio Napolitano motiva la promulgazione della legge sullo scudo fiscale e viene tacciato di "scelta vile" da Antonio Di Pietro. Uno scontro dai risvolti durissimi, bruciato nel giro di poche ore tra Rionero in Vulture, dove era Napolitano, e le due piazze delle manifestazioni di Roma: quella dei precari della scuola e quella per la libertà di stampa nelle quali si è affacciato un bellicoso Di Pietro.

Una sortita quella dell'ex Pm che ha generato un coro di solidarietà bipartisan verso Napolitano. Pdl e Pd, all'unisono, hanno difeso la correttezza istituzionale del Capo dello Stato, la sua scelta e soprattutto la piena rispondenza del suo agire al dettato costituzionale. Concetto che lo stesso Quirinale ha ribadito in serata quando, sentito dall'Ansa, ha sottolineato che le parole di Di Pietro "vanno al di là di ogni possibile commento", e ha evidenziato che la Costituzione non dà al capo dello Stato "alcun potere di veto, come invece si vuol far credere". Una presa di posizione che non ha fatto arretrare di un millimetro Di Pietro che ha ribadito il concetto che se il presidente della Repubblica non può intervenire su un provvedimento di questo tipo di fatto "abdica al suo ruolo".

Il capo dello Stato ha parlato dello scudo fiscale stamane a Rionero in Vulture. Rispondendo ad alcuni cittadini che gli avevano chiesto di non promulgare il decreto, ha ribattuto che "non firmare non significa nulla" visto che la Costituzione prevede che a fronte di un nuovo sì delle Camere il Presidente della Repubblica sia obbligato alla firma. Di Pietro però ha respinto le parole del Capo dello Stato in maniera violenta: "Napolitano - ha detto - ha compiuto un atto di viltà ed abdicazione". Di Pietro ha ricordato il potere assegnato al Quirinale di rispedire alle Camere un provvedimento "controllando in prima istanza la loro costituzionalità". Per Di Pietro con le parole pronunciate stamane il capo dello Stato "si assume la responsabilità di questa legge". Poco dopo, alla manifestazione sulla libertà di stampa, è tornato ad attaccare: "Si tratta di un gesto oggettivamente vile perché (il capo dello Stato) viene meno alle sue prerogative costituzionali. E' un gesto pilatesco che non possiamo accettare".

Sul leader di Idv si è quindi scatenata la bufera, ma l'interessato, incurante del putiferio suscitato, è andato dritto per la sua strada."Il rispetto è una cosa, la denuncia di omissioni è un'altra e oggi se il Capo dello Stato si è dovuto ridurre a dire che non ha rinviato la legge perché tanto il Parlamento l'avrebbe riapprovata, è anche perché ieri le forze di opposizione non gli hanno fatto sentire la loro presenza, lo hanno abbandonato". Con quelle parole Di Pietro ha girato il coltello nella piaga delle assenze di ieri nelle file del Pd e durante la votazione finale sullo scudo fiscale. In campo a difesa del Colle anche le più alte cariche istituzionali. "Il prestigio, la levatura e l'autorevolezza istituzionale del Presidente della Repubblica - ha detto il presidente del Senato Renato Schifani - sono talmente noti e apprezzati dai cittadini che non vengono minimamente scalfiti dagli ingiusti e offensivi attacchi a cui oggi è stato sottoposto". Solidarietà anche dal presidente della Camera Gianfranco Fini per il quale Di Pietro ha un "atteggiamento irresponsabile" e "manifesta la totale assenza di senso delle istituzioni e una pervicace volontà di avvelenare il clima politico".

Fabrizio Cicchitto(Pdl) ha parlato di "piano eversivo" da parte dell'ex Pm; Dario Franceschini (Pd) ha difeso Napolitano definendo la sua funzione "ineccepibile e importantissima"; Cesa (Udc) ha invitato tutti i partiti ad "isolare" Di Pietro in Parlamento e nelle istituzioni; per Anna Finocchiaro (Pd) Di Pietro "delira e passa il segno"; per Maurizio Gasparri (Pdl) quello dell'Idv è "teppismo parlamentare"; anche Pier Luigi Bersani (Pd) ha definito l'attacco a Napolitano "inaccettabile". C'é stato inoltre chi ha prefigurato o sollecitato l'intervento della magistratura nei confronti di Di Pietro per il possibile reato - dicono ad esempio Crosetto del Pdl e D'Alia dell'Udc - di vilipendio nei confronti del Capo dello Stato. Intanto nel Pd ma anche nel Pdl resta alta la tensione sulle assenze in aula di ieri al momento del voto. Il Pd sta studiando "sanzioni dure gravi e progressive" per i deputati che non avranno fondati motivi per giustificare l'assenza. Il rammarico era visibile anche a Piazza del Popolo dove Franceschini e Bersani hanno risposto alle "punzecchiature" della base. Il segretario del Pd ha parlato di un "errore grave", D'Alema ha detto che qualcosa nel gruppo parlamentare "non ha funzionato" mentre il capogruppo Soro ha annunciato che "qualcuno pagherà".

 

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