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Siria: 'Esplosione e poi sangue', bombe su convoglio ANSA

Un agente morto e tre feriti, il racconto del nostro inviato

20 giugno, 21:29
Il poliziotto morto nell'auto del convoglio che scortava l'inviato dell'ANSA Claudio Accogli a Daraa, Damasco
Il poliziotto morto nell'auto del convoglio che scortava l'inviato dell'ANSA Claudio Accogli a Daraa, Damasco
Siria: 'Esplosione e poi sangue', bombe su convoglio ANSA

dell'inviato Claudio Accogli

DAMASCO - Un gran botto, poi una nuvola di denso fumo bianco avvolge la strada: è esplosa una bomba, forse uno Ied, come si chiamano gli ordigni artigianali. L'autista al mio fianco è paralizzato, poi intravediamo un uliveto sulla nostra sinistra. Una brusca sterzata e corriamo al riparo. Siamo a Daraa, la città 100 km a sud di Damasco a pochi passi dal confine con la Giordania. Stiamo uscendo dalla città, dopo una breve visita caratterizzata da grande tensione, scortati da un'auto della polizia stradale a sirene spiegate che fa da apripista e seguiti da un Suv con gli uomini della sicurezza, in borghese e armati di Ak47. Scendiamo, si sentono i lamenti degli occupanti del mezzo che apriva il convoglio: l'auto è danneggiata, è stata investita in pieno dall'esplosione.  Uno degli agenti, quello che sedeva accanto al guidatore, è senza vita, sulla testa le ferite mortali. Gli altri tre sono feriti, uno di loro - ci diranno poi gli agenti della sicurezza - ha perso entrambe le gambe.

E' la cronaca di una giornata come tante fuori da Damasco, segnate da morti e vittime ovunque, autobombe, Ied, scontri a fuoco, anche con armi pesanti che, assicurano i militari a Daraa, sono ora anche nelle mani dei ribelli, che colpiscono gli avversari con Rpg, mortai, missili katiuscia. Arrivano i militari mentre siamo riparati dietro un muretto. Ci dicono che è esplosa un'altra bomba che ha danneggiato la terza auto del convoglio, senza fare vittime: la tensione è altissima, si teme un attacco dalla radura circostante, mentre i residenti del luogo mostrano una calma terribile. Sono abituati a certe scene, ci convivono quotidianamente da oltre un anno. A Daraa, dall'inizio della 'crisi' siriana, che le autorità non negano, sono stati uccisi oltre 200 civili, stima il governatore della regione, Moammad Al-Hannous.

Manca un bilancio complessivo, si parla di un migliaio di morti, i 2/3 tra le forze dell'ordine e i militari. A questi vanno aggiunti le vittime tra i "terroristi", ci spiega ancora il governatore. Le violenze "si sono intensificate nelle ultime settimane, anche se abbiamo soddisfatto tutte le richieste di coloro che hanno iniziato a dimostrare per chiedere riforme a partire dal 15 marzo del 2011", tuona al-Hannous, entrato in carica nell'aprile dello scorso anno, quando è stato destituito il suo predecessore. Poco prima del nostro arrivo, ci informa, "in concomitanza con gli esami di maturità- che si svolgono in questo periodo anche in Siria - i gruppi armati hanno attaccato un check-point sparando sulle auto della polizia, perché vogliono scatenare il panico tra gli studenti". Ci aveva pregato di andare a vedere il palazzo della Tv distrutto, ma i militari ci avevano bloccato a un check-point: "Sulla collina ci sono i cecchini, forse ci stanno guardando, tornate indietro". Il tempo di una tappa al Tribunale, preso d'assalto in aprile da una folla di "facinorosi che lo hanno dato alle fiamme", poi la corsa verso Damasco, che si trasforma in un viaggio della morte per il capitano Anas Musa, 32 anni, padre di tre bambini. "Era molto amato in città - racconta un residente -. La beffa é che faceva parte del cerimoniale, era solito accompagnare i pezzi grossi o gli stranieri al loro arrivo in città". Era anche lui nel convoglio degli osservatori Onu, seguito da un gruppo di cronisti italiani, che circa un mese fa, in una strada collaterale, era stato preso di mira da un'altra bomba, causando numerosi morti tra i militari di Damasco. Il titolare della Farnesina, Giulio Terzi, commentando l'episodio odierno, ha espresso "il sentimento di forte solidarietà per il vile attentato", dicendosi "profondamente addolorato" per le vittime causate dall' "inaccettabile atto di violenza" e chiedendo che venga subito attivata la delegazione dell'Ue a Damasco per una ferma protesta presso le Autorità siriane, cui spetta la responsabilità di garantire la piena sicurezza ed incolumità anche dei giornalisti presenti nel Paese.

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