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Reportage: Inviato ANSA, Tripoli nel caos

Si spara in periferia

24 agosto, 23:00
Tripoli nel caos
Tripoli nel caos
Reportage: Inviato ANSA, Tripoli nel caos

dell'inviato Claudio Accogli

TRIPOLI - "Saif e Khamis? Sono ad Abu Salim. Ho combattuto lì oggi, penso di averne uccisi almeno due": Mohammed è un cecchino, 35 anni, di Misurata. Prima della rivoluzione lavorava in un circo, si occupava di tigri e leoni. Ora spara per uccidere gli odiati kataheb, le forze d'elite del regime. Le cose per lui sono andate bene oggi, è tornato alla base indenne. Due suoi compagni sono invece rimasti uccisi nel quartiere dove sorge la famigerata prigione teatro della strage del 1986, quando il rais ordinò l'uccisione di 1.300 prigionieri in un solo giorno, secondo i dati forniti da Human Rights Watch. Nel quartiere, circondato dalle forze ribelli, si annidano molti cecchini, ma anche tanti sostenitori del regime: si tratta poi di una vera e propria roccaforte di Gheddafi.

"E' lì che si nascondono Saif al-Islam e Khamis, i due figli del rais", dice sicuro Mohammed. E' forse una delle nuove leggende metropolitane libiche, una delle tante che si rincorrono da mesi nel Paese. Ma nonostante l'ordine dei superiori sia quello di tacere, "mia mia" (qui va tutto bene), in molti raccontano che le forze del rais, dopo una ritirata strategica dal compound, si sono attestate poco più a sud. Anche in questo caso gli insorti tentano l'accerchiamento. La giustificazione è quella di "non fare stragi", in realtà le forze ribelli, se si escludono i combattenti delle montagne, sono composte in gran parte da giovani di buona volontà, che dormono sui prati e mangiano pasta e fagioli.

Al mattino presto si svegliano, inizia la giornata di Ramadan e di combattimenti senza bere né mangiare. "I gheddafiani non lo fanno, sono tutti mercenari", sottolineano in tanti. Nella capitale si tenta di ripristinare l'ordine, nelle caserme e negli accampamenti della città sono arrivate forze fresche. Si tratta di uomini di Bengasi, che hanno ricevuto un addestramento militare agevolato dalla presenza di consiglieri stranieri, americani e britannici soprattutto, ma anche italiani.

Li si nota per una certa disciplina, per l'attenzione che mostrano sui temi della sicurezza. La vera battaglia, oggi, si sarebbe combattuto lungo la airport road, dove i reduci della battaglia per il compound del rais hanno piazzato numerose armi pesanti con le quali martellano gli avversari. L'avanzata degli insorti è chiaramente agevolata dai raid Nato, che oggi hanno fatto segnare una vera e propria escalation: di buon mattino le bombe hanno fatto tremare le mura delle case, anche a chilometri di distanza. Nella notte i jet sono tornati a sorvolare la capitale. I bombardamenti interessano la parte sud orientale della cita", appunto in direzione di questi nodi strategici.

Si combatte anche verso Zawiah, a Tajoura, in altri villaggi dai nomi impronunciabili, sempre "circondati" ma ancora non espugnabili. Ovunque è un focolaio, e la sera negli occhi di molti Shabab ai check-point si legge il terrore. Capita sempre più spesso di vedersi puntata un'arma addosso. Un tesserino autorizzato per la stampa apre le porte, anche ai benzinai, dove gli autisti dei giornalisti stranieri possono passare avanti alle code chilometriche di chi vuole fare il pieno di benzina. E continuano i black out energetici, anche se come nella Tripoli del rais, la corrente viene assicurata nei media center. In molte zone l'acqua manca da giorni, soprattutto in quelle dove sono accampati i soldati ribelli. Alcune morti sospette per avvelenamento fanno temere azioni sconsiderate del regime che starebbe per crollare. Ma invece, inspiegabilmente, resiste ancora.

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