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Iran: caso montato da Occidente contro noi

Per il ministro degli esteri Mottaki si cerca di far "esplodere il caso, politicizzarlo e trasformarlo in una sceneggiata politica"

09 settembre, 17:40
Sakineh
Sakineh
Iran: caso montato da Occidente contro noi

Il caso Sakineh "è chiaramente una montatura dell'Occidente per esercitare pressioni sull'Iran". E' quanto ha sottolineato il ministro degli esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, in un intervento riportato dal sito online della Press Tv. Si cerca - ha aggiunto - di far "esplodere il caso, politicizzarlo e trasformarlo in una sceneggiata politica".

Mottaki ha parlato di ''propaganda'' riferendosi all'impegno dell'occidente in difesa della donna, accusata di adulterio e complicita' nell'omicidio del marito, sottolineando che si tratta di una ''mossa con motivazioni politiche''. Entrando nel dettaglio del caso, per il quale pende (anche se sospesa in attesa di revisione) una sentenza di lapidazione, il ministro ha ricordato che i '''criminali non devono essere tutelati o premiati o accolti come rifugiati in altri paesi''. Il responsabile degli Esteri di Teheran ha quindi criticato il ''doppio standard'' che usa ''l'Occidente: i paesi che violano i principi fondamentali dei diritti umani con centri di detenzione come Guantanamo o Abu Ghraib - ha rimarcato - non dovrebbero porsi come avvocati difensori dei diritti umani''.

''Non credo Sakineh verra' mai lapidata ne' impiccata'': lo ha detto il presidente della Commissione giustizia del Parlamento iraniano, Ali Shahrokhi, incontrando ieri a Teheran il vicepresidente della Commissione giustizia del Senato italiano Alberto Maritati. A riferirlo all'ANSA e' lo stesso senatore del Pd contattato telefonicamente.

Maritati, che si e' recato in Iran a titolo personale, negli incontri con i rappresentanti iraniani ha ipotizzato la creazione di un'associazione tra i parlamentari iraniani e italiani per sviluppare il dialogo e il confronto in particolare sui temi specifici della giustizia. ''Gli iraniani mi hanno detto che si sentono sempre messi da parte e non vengono ascoltati e questo crea delle incomprensioni come sul caso Sakineh che ha dato vita ad un importante movimento dell'opinione pubblica italiana che ha lanciato un accorato appello per la commutazione della pena. La strada e' questa, dobbiamo dialogare'', ha detto Maritati.

''Mi sono recato in Iran perche' penso che il dialogo sia fondamentale per affrontare casi come quello di Sakineh mentre le contrapposizioni muro contro muro non possono che ostacolare la soluzione di situazioni simili'' ha spiegato Maritati. Il parlamentare iraniano ha poi sottolineato che in Iran c'e' un disegno di legge gia' approvato che prevede l'abolizione della lapidazione e che il testo e' ora all'attenzione del Consiglio dei Pasdaran. Un concetto ribadito dal presidente della Commissione diritti umani del Parlamento iraniano, Larijani, che ha assicurato la revisione del processo ed espresso anch'egli la convinzione che difficilmente si arrivera' all'esecuzione della condanna a morte.

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La lapidazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani e' ''sospesa''. L'esecuzione della pena - contro la quale si e' mobilitato il mondo - resta ''sotto revisione''. La nuova conferma arriva da Teheran che affida alla tv di stato le parole del portavoce agli Esteri, Ramin Mehmanparast. Ribadendo quanto gia' ricordato ieri: ''il verdetto e' stato fermato'' ed il caso e' ancora ''all'esame'', aveva detto nel corso di un briefing con la stampa.

Ma dal Parlamento iraniano arrivano segnali diversi: ''le posizioni adottate da Francia e Italia sul caso sono veri esempi delle loro interferenze nel sistema giudiziario in Iran e negli affari interni'', ha detto ha detto Zohreh Elahian, autorevole esponente della commissione Affari Esteri e Sicurezza Nazionale del parlamento iraniano, citato dall'agenzia ufficiale Irna Una conferma che rimbalza immediatamente in occidente.

E da il via ad un coro unanime di ''soddisfazione'': con i ministri Franco Frattini e Mara Carfagna - promotori di molti appelli e iniziative contro la condanna a morte della donna, accusata di adulterio e complicita' nell'omicidio del marito - che parlano di ''segnale di ragionevolezza'' da parte iraniana e sottolineano il successo del pressing internazionale. Che ha costretto, per ora, Teheran almeno a fornire elementi sulla vicenda dopo che per giorni si erano rincorse voci di possibili accelerazioni dell'esecuzione della sentenza (si era parlato anche di venerdi' prossimo, in coincidenza con la conclusione de Ramadan). Soddisfazione anche all'Europarlamento dove la notizia della sospensione e' stata data in aula dal vicepresidente Gianni Pittella poco dopo l'approvazione a Strasburgo della risoluzione di condanna.

''La sospensione e' un primo importante risultato della mobilitazione internazionale'', sottolinea in Italia anche l'opposizione - con Piero Fassino a nome del Pd - augurandosi che ''segua una revisione definitiva e liberatoria della sentenza che sia pienamente rispettosa dei diritti di una donna e della sua dignita'''. Diritti che, proprio poco prima della notizia della conferma della sospensione della lapidazione, erano stati ribaditi anche da Strasburgo con una risoluzione del parlamento europeo: 658 voti favorevoli, uno contrario e 22 astenuti - che hanno visto molti eurodeputati in aula indossare una maglietta scritto 'Salvate Sakineh' - per chiedere all'Iran di riesaminare il caso della donna.

E di ''sospendere'' anche l'esecuzione di Ebrahim Hamidi, un iraniano di 18 anni, accusato di sodomia e condannato alla pena capitale nonche' di ''liberare senza indugio'' tutte le persone imprigionate per aver manifestato liberamente e pacificamente. Intanto sul caso Sakineh da Teheran arriva anche un'altra precisazione: la recente sentenza di 99 frustate non e' stata eseguita', ha riferito un responsabile della giustizia iraniana all'agenzia Fars.

La sospensione della sentenza di lapidazione ''non è una novità. E' una cosa che sapevamo da giorni. La novita' importante è il fatto che il regime iraniano, grazie alla pressione internazionale, si sia piegato a fornire elementi sulla sorte di Sakineh'', ha spiegato intanto il portavoce di Iran Human Rigths, Mahmud Moghaddam, ricordando comunque che ''non bisogna mai fidarsi'' del governo di Teheran: ''sospensione non significa annullamento. Per salvare Sakineh occorrerebbe una lettera di amnistia firmata dalla Guida suprema iraniana'', l'ayatollah Ali Khamenei.


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