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Haiti, 800mila sfollati. Si temono 350 mila morti

A 13 giorni dal terremoto il bilancio delle vittime assume i contorni di un'ecatombe

26 gennaio, 05:55
Haiti
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Haiti, 800mila sfollati. Si temono 350 mila morti

GINEVRA  - Sono circa 800 mila le persone colpite dal terremoto di Haiti che vivono in accampamenti o insediamenti di fortuna a Port-au-Prince, mentre sono oltre 235 mila quelle che hanno lasciato la capitale verso altre località dell'isola ricorrendo al sistema di trasporti offerto dal governo. Lo annunciano le Nazioni Unite, sulla base delle ultime stime disponibili.

Finora - precisa una nota del'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) - è stato possibile identificare nella regione di Port-au-Prince 591 accampamenti o insediamenti improvvisati con circa 692mila sfollati, ma la popolazione di questi luoghi potrebbe essere ben superiore, fino a 800mila, dato che molte persone sono presentano solo la notte, mentre le valutazioni si svolgono in giornata. Il numero delle persone che lasciano Port-au-Prince per altri dipartimenti "continua ad aumentare", scrive l'Ocha. Delle oltre 235mila persone partite ricorrendo ai trasporti messi gratuitamente a disposizione dal governo, il più alto numero è giunto nel dipartimento di Artibone (62.573), seguito dai dipartimenti Nord-ovest (31.250), Grad Anse (30.000), Nippes (30.000), Ovest (22.800), Sud (22.425), Centre (14.680) e Nord (13.500). Quest dati "non includono le persone che hanno lasciato Port-au-Prince con i mezzi privati, precisa l'Onu. L'acqua continua ad essere distribuita quotidianamente in 115 siti a Port-au-Prince in favore di circa 235mila persone.

SI TEMONO 350 MILA MORTI - A 13 giorni dal terremoto che ha colpito Haiti il bilancio delle vittime si aggrava e assume sempre più i contorni di un'ecatombe: il ministro per la comunicazione Marie-Laurence Jocelyn Lassegue ha detto che secondo la Commissione sanitaria mazionale entro domani il numero dei morti accertati supererà la soglia dei 150 mila aggiungendo che sotto le macerie ci potrebbero essere altri 200 mila cadaveri.

La terra intanto continua a tremare, in una serie infinita di scosse di assestamento. L'Istituto americano di geofisica Usgs oggi ne ha registrato una di media intensità a una quarantina di chilometri da Port-au-Prince, valutata di magnitudo 4,7 sulla scala Richter dopo un'iniziale stima di 5,5. Mentre dai soccorritori francesi giunge notizia di un altro possibile sopravvissuto (si sta scavando tra le macerie di un edificio della capitale), la situazione degli aiuti è ancora grave. Una conferma viene dal moltiplicarsi di mini-incidenti, causati da centinaia di disperati che cercano di accaparrarsi i sacchi con i generi alimentari che vengono distribuiti. La ressa che si determina spesso degenera in zuffe tra quelli che cercano di arrivare per primi nei punti di distribuzione e che costringono i rappresentanti dei contingenti militari a intervenire, seguendo lo stesso copione: prima raffiche di fucili mitragliatori in aria, poi lancio di lacrimogeni. L'inesorabile crescere del bilancio delle vittime è dato per scontato. Già in giornata varie fonti avevano parlato di 150 mila morti. La stima dei 200 mila cadaveri che potrebbero essere ancora sotto le macerie è del primo ministro Jean Max Bellerive, ha detto il ministro Lasseque. E', comunque, una corsa contro il tempo, un po' in tutti i campi dell'aiuto e dei soccorsi: per cercare gli ultimi sopravvissuti che possono trovarsi sotto le macerie; per realizzare, prima dell'arrivo delle piogge, quanti più accampamenti possibili; per approntare strutture sanitarie in grado di sopportare anche la fase della post-emergenza; per dare una sistemazione ad almeno mezzo milioni di sfollati; per procedere nel consolidamento del dispositivo messo su per distribuire gli aiuti alimentari.

Questa "macchina", però, per Guido Bertolaso, capo della Protezione civile italiana, ha fatto clamorosamente flop. Anzi si è dimostrata "patetica" davanti all'enormità del compito che aveva davanti. Le critiche di Bertolaso, intervistato da Lucia Annunziata per la trasmissione "In mezz'ora", hanno salvato poco o nulla dell'apparato degli aiuti degli Stati Uniti che, ha detto in sostanza, sebbene animati da un forte spirito solidaristico e di collaborazione, hanno fallito perché non si sono legati al territorio e, soprattutto, perché non hanno saputo mettere da parte la loro struttura e mentalità essenzialmente militari. Troppe stellette, ha tagliato corto Bertolaso. Le ricerche di altri sopravvissuti, nonostante lo stop imposto dal governo haitiano, continuano anche se ad opera di poche squadre. Ieri sera, con il ritrovamento sotto le macerie di una pensione, di un giovane di 24 anni, si è verificato l'ennesimo miracolo, anzi 'doppio' o 'triplo' miracolo perché il ragazzo non ha subito lesioni gravi; perché accanto a lui ha trovato un distributore di bevande e altro cibo con il quale ha potuto dissetarsi e nutrirsi; perché le sue grida di aiuto sono state sentite da alcuni 'sciacalli' che hanno dato l'allarme. Ma ad Haiti i miracoli - come quello della nascita nell'ospedale italiano di una bimba cui è stato dato il nome di Azzurra - sono merce ormai rara, e quindi non ci si può fermare. Come sta facendo l'Oim, l'organizzazione mondiale delle migrazioni, che ha chiesto almeno altre 90 mila tende da campo per dare assistenza a circa mezzo milione di sfollati. Una sistemazione, sottolinea l'Oim - che cura gli aiuti non alimentari -, che deve essere considerata comunque provvisoria.

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