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Al via primo passo dismissioni 12 mld, a mercato 3% Eni

Letta, controllo compagnia resta pubblico; 8 società interessate

22 novembre, 20:00
Al via primo passo dismissioni 12 mld, a mercato 3% Eni
Al via primo passo dismissioni 12 mld, a mercato 3% Eni
Al via primo passo dismissioni 12 mld, a mercato 3% Eni

di Andrea D'Ortenzio

Primo passo del governo Letta verso la riduzione del debito con la dismissione parziale di otto società pubbliche. Una mossa che vale fra i 10 e 12 miliardi di euro fra le quali spicca la cessione del 3% dell'Eni (che da sola porterà 2 miliardi) il cui controllo, chiarisce il premier Enrico Letta, rimarrà comunque ben saldo nelle mani dello Stato L'annuncio del presidente del consiglio, più che a incidere sul 'moloch' del debito italiano da oltre 2.000 miliardi di euro, serve a presentarsi davanti all'Europa in una posizione di maggiore forza per cercare di richiedere la clausola sulla flessibilità degli investimenti bocciata nei giorni scorsi dall'Ue. Il ministro Saccomanni domani a Bruxelles per l'eurogruppo, ai colleghi potrà così concretamente illustrare l'inversione di tendenza del governo dopo il caso di Alitalia-Poste. Saranno interessate a vario titolo otto società: Eni, Stm e Enav per le partecipazioni dirette e Sace (Cdp), Fincantieri (Cdp), Cdp Reti (Cdp), Tag (Cdp) e Grandi Stazioni (Fs) per quelle indirette. Nelle casse del Tesoro arriverà circa metà della cifra totale mentre il resto andrà a sostenere il patrimonio della Cdp, la quale peraltro aveva già programmato la cessione parziale in mani private delle società in questione.

Ma i benefici per Via XX settembre saranno comunque indiretti: la Cassa potrà così rafforzare il capitale, messo sotto pressione per via delle numerose misure avviate o da avviare a sostegno dell'economia sotto forma di impieghi alle imprese, infrastrutture e mercato immobiliare. Una leva che potrebbe ulteriormente ampliarsi se passerà l'emendamento che assicura la garanzia statale agli impieghi Cdp. L'operazione di privatizzazione avrà comunque tempi non brevissimi. Partendo da Eni: la compagnia (che ha già deliberato un buy back sul 10% del capitale) cancellerà le azioni in portafoglio, facendo accrescere la quota del Tesoro del 3% che verrà poi così ceduto a privati. Si avrà una cessione parziale della quota anche per Stm dove il ministero dell'economia è presente attraverso la holding che controlla in maniera paritetica con il fondo strategico francese. Ancora da chiarire invece le modalità di dismissione per Enav di cui verrà ceduto solo il 40%. Quanto ai gioielli in mano a Cdp, per Fincantieri si era prospettata la quotazione in Borsa di un 40% mentre è ancora incerta la modalità su Sace per la quale è prevista la cessione del 60%. Sul mercato andrà invece il 50% di Cdp Reti e Tag, mantenendo così il controllo pubblico.

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