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Marchionne, se Italia esce da euro no investimenti

"tecnicamente la fusione è possibile entro l'anno"

06 marzo, 15:58
Sergio Marchionne Sergio Marchionne
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Se Fiat raggiungerà un accordo con Veba per acquisire le quote detenute dal fondo in Chrysler "tecnicamente la fusione è possibile entro l'anno". Lo ha detto l'ad della Fiat, Sergio Marchionne parlando con i giornalisti a Ginevra. "La grande forza del gruppo adesso é lo sviluppo internazionale della Jeep. L'anno scorso abbiamo venduto piu" di 700.000 vetture e quest'anno dovremmo superare le 800.000". Lo ha detto Sergio Marchionne in visita allo stand Ferrari al Salone di Ginevra. "Con il nuovo Cherokee che uscirà a maggio - ha aggiunto - entreremo nel segmento piu" grande americano. Questo è importante".

MARCHIONNE, SE ITALIA FUORI DA EURO SALTANO INVESTIMENTI (dell'inviata Amalia Angotti) - Dal Salone dell'Auto di Ginevra, Sergio Marchionne invoca stabilità politica e avverte, con un'evidente allusione alle minacce di Beppe Grillo, che se ci fosse "una decisione drastica come l'uscita dall'euro" gli investimenti non sarebbero più certi. Per ora nessun rinvio, anche se l'amministratore delegato della Fiat non indica date, ma si limita a dire: "l'importante è avere le idee chiare entro il 2013. Stiamo valutando quando, l'impegno è farli". E sul Movimento 5 Stelle osserva che "é molto più difficile ricostruire dopo avere sfasciato". Marchionne è ottimista sull'accordo per il nuovo contratto degli 80.000 lavoratori del gruppo ("si farà, non ci sono difficoltà insormontabili") e le sue parole sono accolte positivamente dai sindacati che venerdì 8 marzo torneranno a incontrare l'azienda a Torino. Non piace invece alla Fiom l'incertezza sugli investimenti: "Smetta di cercare scuse per coprire l'assoluta mancanza del piano industriale e faccia gli investimenti per salvaguardare la produzione e l'occupazione in Italia", afferma il coordinatore nazionale del settore auto, Michele De Palma. L'amministratore delegato del Lingotto non cambia i target 2013 del gruppo, con l'Europa "sempre al traino degli Stati Uniti", perché "non abbiamo modificato - spiega - le attese sul mercato, anche se il primo trimestre sarà difficile". L'obiettivo è vendere 4,3-4,4 milioni di vetture a fronte dei 4,2 mln del 2012 e in Europa, dove i costruttori di massa hanno perso 700 milioni di dollari nel 2012, Fiat ridurrà le perdite, pari a 700 milioni di euro l'anno scorso. Marchionne ribadisce che per acquisire le quote di Chrysler ancora detenute dal fondo Veba "non sarà necessario un aumento di capitale" e spiega che con la giapponese Mazda "i colloqui vanno oltre lo spider Alfa" che i due costruttori hanno già in programma. Il tema politico tiene banco perché il Salone di Ginevra è il primo incontro con i giornalisti di Marchionne dopo le elezioni italiane. Il manager italo-canadese non si sbilancia su quale sia il governo preferito. "Non tocca a me - dice - Io posso solo osservare che l'incertezza politica crea incertezza nei mercati e questo non aiuta chi come noi deve vendere auto. La certezza di governabilità dell'Italia è necessaria e ora non l'abbiamo. La gente fuori dall'Italia non capisce cosa stia succedendo nel paese". Marchionne sa bene che "un numero davvero grande di italiani ha chiesto con il voto un cambiamento" e, se questo verrà ignorato, "la conseguenza sarà l'instabilità. La macchina deve ripartire". Per fortuna c'é il capo dello Stato, in cui l'ad Fiat ha "grandissima fiducia":"é riuscito a gestire nel 2011 una situazione estremamente difficile. Avremo bisogno di lui per gestire la prossima fase. La sua presenza è essenziale, è una persona eccezionale. Lasciamo tutto in mano a lui, ho fiducia. Gli voglio anche bene. Ha una capacità eccezionale di gestire momenti molto complessi. Ha difeso l'Italia con la schiena diritta anche di recente quando il Paese è stato attaccato all'estero". Quello che preoccupa, osserva Marchionne, "é la situazione economica degli italiani, la loro condizione generale. E' un problema che non si può ignorare. C'é un grandissimo disagio, una realtà quotidiana che va gestita e risolta. Basta guardare al grande numero di cassintegrati e disoccupati". Insomma la crisi di vendite non dipende dai prodotti, il problema è che "agli italiani manca la disponibilità economica, è la cosa più preoccupante"

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