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Crisi, Samaras: i tedeschi riavranno i loro soldi

Juncker-Merkel: sulla Grecia nessuna decisione prima di ottobre. Rehn loda Monti: fatto presto

23 agosto, 09:06
Samars e Juncker
Samars e Juncker
Crisi, Samaras: i tedeschi riavranno i loro soldi

di Furio Morroni

La Grecia chiede piu' tempo per risanare il suo bilancio e fare le riforme ma l'Europa non e' affatto pronta a dire si' e rimanda a ottobre, perche' aspetta di vedere il rapporto della troika prima di prendere qualunque decisione: ''Nessuna decisione sugli aiuti alla Grecia verrà presa prima di ottobre'', ha detto oggi il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, sostenuto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che ha spiegato come occorra ''aspettare prima il rapporto della troika''. E mentre il premier Antonis Samaras prova a rassicurare gli scettici (''i tedeschi riavranno i loro soldi, lo garantisco personalmente''), le borse chiudono in rosso, sotto l'effetto delle speranze sfumate per Atene.

Ma la Grecia puo' ancora contare sul sostegno della Ue, e oggi Juncker ha nuovamente espresso il suo appoggio al premier Antonis Samaras, incontrato ad Atene, definendosi ''totalmente contrario'' ad una 'Grexit', cioe' l'uscita della Grecia dall'eurozona, in quanto un'eventualita' di questo genere ''non aiuterebbe il Paese e anzi creerebbe rischi maggiori'' sia alla Grecia che all'Ue. Lo stesso concetto che, con parole simili, Samaras aveva espresso al tedesco Bild affermando che una Grexit sarebbe catastrofica. Ed aveva aggiunto: ''Chiediamo soltanto un po' piu' di respiro per far girare l'economia e aumentare gli introiti statali. Piu' tempo non significa automaticamente piu' soldi''.

''La verita' e' che la Grecia soffre una crisi di credibilita''', ha spiegato Juncker che pero' non vuole giustificare Atene e ha sottolineato come, per l'immediato futuro, ''la palla e' ora nel campo della Grecia: questa e' la sua ultima possibilita'''.

Circa la proroga di due anni che Atene intende chiedere per risanare i conti, Juncker ha ribadito che essa ''dipendera' dal rapporto della troika'', ma ''comunque nessuna decisione sara' presa prima di ottobre''. Stesso concetto ribadito da Simon O'Connor, portavoce del commissario Ue agli affari monetari Olli Rehn, poco prima dell'incontro Samaras-Juncker. Un eventuale riscadenzamento degli impegni presi dalla Grecia con Ue e Fmi - ha detto O'Connor - verra' valutato dopo che la troika avra' presentato il suo rapporto al termine della missione prevista ai primi di settembre ad Atene.

Analisti politici ritengono che oggi Samaras sia riuscito in pieno nel suo scopo, ovvero di convincere Juncker - da lui definito ''un vero amico della Grecia ed un amico personale di vecchia data'' - che Atene e' seriamente impegnata a rispettare i termini del piano di salvataggio concordato con la troika. Poco e' trapelato sinora circa il contenuto dei colloqui ma di certo il premier greco ed il suo ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, sono senz'altro stati prodighi di dettagli nell'illustrare a Juncker i tagli di bilancio che saranno adottati per far risparmiare allo Stato ellenico 13,5 miliardi di euro nei prossimi due anni e ottenere cosi' ulteriori aiuti dai creditori internazionali.

REHN: PRESTITI PONTE PAESI A RISCHIO; OK MONTI - Il Commissario agli affari economici e monetari Ue, Olli Rehn, lancia la proposta di prestiti ponte per i Paesi a rischio ed elogia il presidente del Consiglio Mario Monti per il buon lavoro svolto in poco tempo. ''I Paesi i cui tassi sono troppo alti devono essere sostenuti con finanziamenti ponte, che possono essere presi dai fondi di salvataggio, fino a quando i mercati non iniziano a credere nelle loro riforme e ad avere di nuovo fiducia nell'eurozona'', ha spiegato Rehn durante un intervento a Helsinki. Quindi ha elogiato l'operato del governo Monti perche' ''ha raggiunto molti obiettivi in poco tempo'', sottolineando ''la necessita' per i Paesi dell'eurozona di varare riforme volte a sostenere la crescita per compensare gli squilibri nella regione''. Ha aggiunto che la ''Spagna sta lavorando per risanare le finanze pubbliche'', che ''l'Irlanda ritornera' sui mercati prima del previsto'', e che ''in Portogallo le esportazioni stanno crescendo oltre le attese''. Parlando in generale della crisi dei debiti sovrani che sta attraversando Eurolandia, Rehn ha affermato di essere ''ora meno pessimista sulle prospettive dell'euro rispetto alla primavera scorsa'', ma gli effetti sull'Europa ''sono gravi e si sentiranno anche nel lungo termine''. Infine, ha lodato il lavoro della Banca Centrale Europea per aver svolto ''un ruolo fondamentale nell'assicurare non solo la stabilita' dei prezzi ma anche quella del sistema finanziario nell'eurozona''. E, secondo il Commissario Ue, l'Eurotower continuera' a giocare ''un ruolo centrale'' per mantenere la stabilita' dell'eurosistema in futuro.

EFFETTO GRECIA: BORSE IN ROSSO, SPREAD IN ALTALENA - Il rally di Ferragosto e' ormai un ricordo per i listini mondiali, penalizzati nella prima mattinata dall'inatteso peggioramento della bilancia commerciale del Giappone. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno, che ha inasprito le attese per il vertice che si e' tenuto nel pomeriggio tra il premier greco Antonis Samaras e il presidente dell'Eurogruppo Claude Junker, che si e' concluso senza dare speranza di un allungamento dei tempi per il risanamento di Atene.

Al capo del governo greco infatti, che chiedeva ''piu' tempo, non piu' soldi'' per spalmare su un periodo piu' lungo l'austerita' imposta dalla Troika, il presidente dell'Eurogruppo ha replicato con un rinvio a ottobre per affrontare definitivamente la questione. A distanza ha risposto anche Angela Merkel, il cancelliere tedesco che Samaras incontrera' venerdi' a Berlino, spiegando che, prima di prendere eventuali decisioni, si dovra' aspettare proprio il rapporto della Troika.

Il solo appoggio per ora garantito dal presidente francese Francois Hollande, che incontrera' Samaras sabato prossimo, non e' stato ritenuto sufficiente dai mercati per chiudere definitivamente il 'caso Grecia', mentre sono al lavoro le diplomazie tedesca e francese per raggiungere una dichiarazione comune tra Merkel ed Hollande.

Cosi' le borse hanno perso quota da Tokyo (-0,27%) ad Hong Kong (-1,06%), da Londra (-1,42%) a Parigi (-1,47%) e Madrid (-2,7%), mentre Francoforte (-1,01%) e Milano (-1,1%) se la sono cavata un po' meglio. Non ha aiutato Wall Street, poco variata in apertura, ma in calo di circa mezzo punto percentuale al momento del fischio finale in Europa. In altalena il differenziale tra Btp e Bund decennali, sceso fino quasi a quota 400 punti, ma risalito poi a 420 per chiudere a 417,6 punti. Si e' mantenuta costante la distanza dei Bonos spagnoli, a 476,1 punti, mentre le Oat francesi sono scese a 66,5 punti.

Le vendite sono state spinte anche dal desiderio degli investitori di monetizzare almeno in parte i rialzi totalizzati fino a Ferragosto, ma non e' stato eroso granche' dai listini europei, mediamente in rialzo del 5,88% da inizio anno, con Piazza Affari sopra dello 0,47% e Madrid sotto del 14,31%.

Proprio a Madrid hanno perso quota le banche, da Bbva (-2,79%) a Santander (-2,78%), Banco Popular Espanol (-2,62%) e Bankia (-2,58%), mentre a Milano Intesa Sanpaolo (+0,65%) ha resistito.

 

Wall Street chiude contrastata. Il Dow Jones perde lo 0,24% a 13.172,29 punti, il Nasdaq sale dello 0,21% a 3.073,67 punti, mentre lo S&P 500 avanza dello 0,02% a 1.413,51 punti.

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