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Ue apre a Bengasi, Rais delegittimato

Berlusconi: 'Non e' passata decisione su raid mirati'

14 maggio, 22:34
Bengasi, la bandiera degli insorti libici
Bengasi, la bandiera degli insorti libici
Ue apre a Bengasi, Rais delegittimato

di Marco Galdi

Piu' che con le bombe di Sarko, e' per asfissia finanziaria e diplomatica che l'Occidente cerca di cacciare Gheddafi. Il vertice europeo straordinario dei 27 leader d'Europa convocato per la Libia ''sull'orlo della guerra civile'', come l'ha definita Van Rompuy, apre al Cnt di Bengasi e disconosce il sanguinario colonnello di Tripoli che sventra Zawiya: ''Il suo regime ha perso ogni legittimita' e non e' piu' un interlocutore per la Ue''. Parole forti, per il linguaggio diplomatico.

Ma il riconoscimento del 'governo' dei ribelli e' ancora lontano. Secondo Sarkozy e' ''l'interlocutore politico''. Nel documento finale e nelle parole del presidente permanente il Cnt e' ''un'' interlocutore. Va valutata la rappresentativita' di quegli ''ex ministri di Gheddafi'' che guidano l'insurrezione. Allo scopo si sta preparando una missione Ue proprio a Bengasi, a breve. I 27 invece frenano sulle azioni militari che Sarkozy ( con il quale Tripoli in serata interrompe le relazioni) e Cameron vorrebbero lanciare subito. E' Angela Merkel, col sostegno - tra gli altri - di Berlusconi, Zapatero e dell'austriaco Faymann a riallineare l'Europa sulle posizioni di Stati Uniti e Nato. Cautela necessaria quando l'Unione Africana ha gia' detto no all'interventismo e quando domani sara' la Lega Araba a tenere al Cairo il suo vertice straordinario sulla crisi libica. Cautela sottolineata dalla richiesta di avere ''al piu' presto'' un supervertice tra Ue, Unione Africana e Lega Araba. E' solo con il consenso del mondo arabo che si puo' intervenire sulla sponda sud del Mediterraneo. Dove, comunque, c'e' gia' qualcuno che si muove nella direzione giusta: il re del Marocco, ad esempio, che nel documento viene congratulato per aver deciso di avviare una revisione della costituzione.

In attesa del via libera delle Nazioni Unite (dove il vero ostacolo per una nuova e piu' decisa risoluzione e' la Cina, piu' che la Russia possibilista) gli stati membri ''esamineranno tutte le necessarie opzioni'' per fermare chi bombarda la sua gente e, centrando i suoi stessi pozzi petroliferi, l'economia mondiale. Cosi', mentre la Nato continua a fare i piani per il blocco navale e/o la 'no-fly zone' (per quest'ultima saranno pronti martedi', secondo Hillary Clinton), l'Europa sceglie le stesse regole di ingaggio decise ieri dall'Alleanza Atlantica. Prima di intervenire sara' necessario che ci siano: una ''dimostrata necessita''', ''una chiara base legale'' e, appunto, ''il supporto della regione''.

L'azione vera, per ora, resta quella politico-finanziaria. Cosi' e' David Cameron, che ieri si era allineato sull'interventismo di Sarkozy, a rilanciarla: nella conferenza stampa post vertice chiede che la Ue e la comunita' internazionale applichino ''sanzioni petrolifere''. Significa dire a Gheddafi che l'Occidente puo' fare a meno del suo petrolio. Proprio nel giorno in cui entra in vigore il blocco delle attivita' delle sue casseforti (dal fondo nazionale sovrano alla Lafico), il premier britannico propone di aggiungere la compagnia petrolifera nazionale all'elenco delle 5 societa' e delle 27 persone di cui sono stati congelati i beni e le attivita' finanziarie. Quella di Cameron e' comunque iniziativa tutta da discutere.

Resta un documento finale di cui l'Italia e' pienamente soddisfatta. Il presidente Napolitano approva. E per di piu' Berlusconi incassa la ''concreta solidarieta'' che i 27 finalmente si impegnano a dare agli stati ''piu' direttamente esposti'' ai movimenti migratori, con tanto di consiglio Giustizia e Affari interni straordinario da tenersi al piu' presto per trovare le risorse necessarie. Secondo le fonti Onu, sono gia' 250.000 le persone che hanno lasciato la Libia. Ed ora anche quelli che due settimane fa dicevano a Maroni che l'Italia esagerava nelle cifre riconoscono che ''la Ue e gli stati membri'' devono ''essere pronti a dare tutto il necessario supporto''. Ed il premier italiano si puo' togliere anche la soddisfazione di ricordare agli altri 26 leader europei che l'Italia e' stata la prima a decidere e realizzare i campi di aiuto per i profughi. Invitando gli altri ''a fare altrettanto''.

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