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Sisma Emilia: 20 maggio 2012, la pianura si sconquasso'

17 maggio, 17:39
Sisma in Emilia, prima e dopo: il municipio di S.Agostino (Fe
Sisma in Emilia, prima e dopo: il municipio di S.Agostino (Fe
Sisma Emilia: 20 maggio 2012, la pianura si sconquasso'

di Leonardo Nesti

BOLOGNA - Una placida notte di maggio, nella pianura padana. Una come tante, di quelle in cui la primavera disperde nell'aria i profumi di una campagna operosa, di quelle in cui dopo la laboriosità emiliana si concede un conquistato riposo, in vista di una domenica di sole. Una placida notte dopo la quale niente è stato più come prima. Erano le 4.03 quando un terremoto di magnitudo 5.9 ha sconquassato la bassa emiliana, ha sconvolto centri fieri e produttivi come Mirandola, Medolla, Finale Emilia, Sant'Agostino, San Felice sul Panaro. Un terremoto che ha sconvolto la vita di gente che nei secoli aveva conosciuto guerre, invasioni, carestie, ma mai la furia distruttrice di un terremoto. Tanto che, fino a pochi anni fa, la zona non era considerata sismica e i tanti capannoni industriali costruiti, nel pieno rispetto delle norme, solo per resistere al vento. Il terremoto ha portato morte e macerie: 28 le vittime accertate, per crolli, malori e ferite. Ma si è anche innescato subdolo sotto la scorza orgogliosa della bassa emiliana. Maledetta carogna, ha giocato con la voglia di ripresa di questa gente che dopo una settimana si era già rimessa in piedi.

E nove giorni dopo, il 29 maggio, prima alle 9, poi verso l'una, é tornato a colpire con due scosse superiori ai 5 di magnitudo, meno intense di quella del 20, ma più distruttive, ancora più assassine. La seconda scossa ha colpito soprattutto il lavoro, la religione civile di questa terra che da sola produce il 2% del Pil italiano, che è fatta da distretti industriali che esportano quasi in ogni angolo del mondo prodotti d'eccellenza. Ovvero fatti con quel gusto, con quell'amore, con quella capacità, con quella atavica sapienza che fa sì che non possa esistere un altro luogo del mondo dove si possano fare allo stesso modo. Sono infatti gli operai che hanno pagato il prezzo di sangue più alto: la Bbg di Mirandola, la Meta di San Felice sul Panaro, la Haemotronics di Medolla, sono diventate simboli del dramma emiliano, di quel martedì mattina di quasi estate quando in tanti erano tornati al lavoro, per rimediare ai danni della scossa di nove giorni prima, per ricominciare al più presto la produzione, per non arrendersi alla potenza distruttiva della terra. E che hanno visto i capannoni cader loro addosso.

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