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Rischia il licenziamento, uccide i datori di lavoro

Nel Milanese, 38enne spara: 'Non li sopportavo più'. Gli avevano detto di 'starsene a casa'

16 maggio, 20:17
Carabinieri sul luogo del duplice omicidio
Carabinieri sul luogo del duplice omicidio
Rischia il licenziamento, uccide i datori di lavoro

MILANO - Un uomo di 38 anni, dopo una violenta lite, ha sparato a due uomini, padre e figlio, stamani all'alba, nel Milanese. E' accaduto a Casate (Milano) nei pressi di un bar dove i tre si erano incontrati. Il presunteo omicida è  stato rintracciato a poca distanza dal bar. I carabinieri hanno anche recuperato l'arma del delitto, una pistola calibro 7.65.

L'omicida  lavorava per le vittime come operaio. Davide Spadari, di 38 anni, che si trova in caserma sentito dagli investigatori dell'Arma, ha ucciso il suo datore di lavoro, Rocco Pratalotta, di 48, e il figlio di quest'ultimo, Salvatore, di 23. I tre lavoravano per una piccola azienda edile della zona e si fermavano quasi ogni giorno nel bar di Casate a prendere un caffé.

Secondo le prime affermazioni rese da Davide Spadari ai carabinieri che lo stanno sentendo in caserma, l'uomo, che ha fatto delle parziali ammissioni, avrebbe deciso di sparare al titolare e a suo figlio perché non sopportava più le loro "angherie". L'uomo, l'attendibilità della cui storia dovrà essere ora comunque verificata dalle indagini, ha raccontato di subire da anni prese in giro e atteggiamenti dispotici da parte del titolare e di suo figlio. Ieri, poi, dopo l'ennesima discussione, pare che il titolare gli abbia detto di essersi "stufato di lui" e che dall'indomani avrebbe fatto meglio a "starsene a casa".

Una palese minaccia di licenziamento, dunque, che però non sarebbe legata a motivi economici ma a rancori privati. Davide Spadari, dopo il duplice omicidio, si è allontanato prima in auto e poi a piedi ed è stato bloccato dai militari mentre camminava nei pressi di Cuggiono (Milano). Con se aveva ancora la pistola usata per sparare, chiusa dentro uno zainetto che portava in spalla. I tre lavoravano per una piccola azienda edile della zona che si occupava di subappalti per i cantieri dell'Expo.

In questi ultimi tempi il numero di operai si era ridotto all'osso per la mancanza di lavoro (come per quasi tutte le aziende dello stesso tipo nell'area milanese) ma a pesare sul raptus omicida dell'uomo sarebbero stati i continui screzi e i dissidi.

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