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Pietro Maso uscito dal carcere, e' libero

Esce libro-confessione, 'Il male ero io'

16 aprile, 10:39
Pietro Maso, 41 anni, a bordo dell'auto con cui ha lasciato il carcere
Pietro Maso, 41 anni, a bordo dell'auto con cui ha lasciato il carcere
Pietro Maso uscito dal carcere, e' libero

di Stefano Rottigni

Pietro Maso? "Per me adesso è una persona a posto" . In viale Regina Giovanna, zona semicentrale di Milano, ne parlano così e in molti hanno saputo solo parecchio tempo dopo che quel quarantenne distinto che la sera vedevano portare in giro il cane della moglie Stefania era lo stesso che il 17 aprile 1991 massacrò i genitori nella loro villetta di Montecchia di Crosara, e che per quel delitto ha scontato 22 anni di carcere dei 30 che gli erano stati inflitti. Questo per via di tre anni di indulto e 1.800 giorni di libertà anticipata. La sua prima giornata da uomo totalmente libero, dopo aver avuto la semilibertà nel 2008, Maso l'ha passata in casa con la moglie che ha sposato cinque anni fa e che ha un negozio di tatuaggi nella zona delle Colonne di San Lorenzo, a Milano. "Stefania è una ragazza tosta, una brava persona - racconta un'amica della donna -. Ha sempre protetto questo rapporto". Nel quartiere la presenza di Maso è vissuta con indifferenza: i più giovani non ne hanno mai sentito nemmeno parlare. "Sì, l'ho visto qualche volta - racconta il titolare di un bar tabacchi -. Viene a prendere il caffé. E' una persona silenziosa: si limita a salutare e se ne va". Nessuno scandalo sul fatto che Maso ora sia in libertà: "Ha scontato la pena no? E allora basta. E' un uomo libero e può andare dove vuole". Un appunto qualcuno si sente di muoverlo, però: "Poteva evitare di scrivere un libro. Ci manca solo che faccia dei soldi con il male che ha fatto". E il fatto che 'Il male ero io'' esca proprio domani "é fastidioso". Il sindaco di Montecchia di Crosara, Edoardo Pallaro, spiega che "il paese non è indifferente al ritorno in libertà di Maso, ma quella ferita è stata cicatrizzata. Montecchia ha girato pagina, anche se non l'ha strappata. E' un paese sano, soprattutto nel suo blocco sociale". "Quando una persona riacquista la libertà - spiega Pallaro - non può che far piacere. Ma non mi piacciono però le 'regalie': quegli anni che Maso non ha scontato rispetto ai 30 della condanna anche per gli automatismi della giustizia". "Non penso proprio che tornerà qui - considera -, anche se la Costituzione garantisce di eleggere il proprio domicilio dove si vuole. Ma la comunità non lo accoglierebbe a braccia aperte. Non credo sarebbe facile". Del resto, Maso a Montecchia non ha più nessuno. Le sorelle, che lo hanno perdonato, se ne sono andate e una di loro, Nadia, dalla sua casa di San Bonifacio (Verona) chiede una cosa semplice: "Dovete lasciarci in pace"

ESCE LIBRO-CONFESSIONE, 'IL MALE ERO IO' - "Sono in piedi accanto ai loro corpi. Morti. Sono in piedi ma non ho percezione di me. Una linfa gelata mi è entrata dentro, nelle vene, nelle ossa, nel cervello". Il 17 aprile del 1991 Pietro Maso uccide i genitori a Montecchia di Crosara (Verona) con l'aiuto di altri tre ragazzi. Per il delitto viene condannato a 30 anni, che con l'indulto e gli sconti di pena per buona condotta sono diventati 22. Oggi è tornato un uomo definitivamente libero e domani, il giorno prima dell' anniversario del duplice omicidio, in libreria arriva il libro-confessione 'Il male ero io' (Mondadori). Nel volume, Maso parla del sogno della "bella vita", della notte del massacro, degli anni trascorsi in carcere, della sua conversione religiosa, del lungo e travagliato percorso intimo, fatto di pentimento, di preghiera, di perdono. Una testimonianza potentissima, scioccante, che mette il lettore faccia a faccia con il Male, con la sua logica folle e agghiacciante. Ma che indica anche una via possibile di redenzione e riscatto. "Vado in bagno. Devo lavarmi", continua il racconto di Maso che toglie il fiato per il lucido ricordo dell'orrore. "Apro a manetta l'acqua calda, tengo la testa bassa. Fisso le macchie sul dorso delle mani. E' sangue. E' il sangue di mio padre. E' il sangue di mia madre. Ci è schizzato sopra, sulle dita. Ma io lo vedo allargarsi sulla pelle, dappertutto. Schiaccio sul dosatore del sapone. Schiaccio, ne voglio tanto. Devo lavarmi bene. Lavo e lavo e lavo ancora. Non so quanto dura: attimi, minuti, mesi, anni. Alzo gli occhi, punto lo specchio. Mi vedo. Mi vedo. E' la mia faccia. E non è la mia faccia. Sono io. E non sono io. Giorgio mi spunta alle spalle. A bruciapelo gli chiedo: 'Guardami, guardami bene: sono diverso?'. Giorgio non capisce: 'Che...? In che senso diverso? Sei tu. Chi cazzo vuoi essere?'. 'Mi vedo cambiato... Non so... Sembro piu' vecchio.' Il male aveva accelerato improvvisamente la mia vita". Nel libro Maso racconta anche il carcere, la paura dei criminali incalliti che non lo vedono di buon occhio, infine l'incontro con un prete veneto, il direttore di Telepace don Guido Todeschini, che diventa il suo padre spirituale e con cui intratterrà un lungo rapporto epistolare. Di Maso don Guido dirà spesso:"in questi anni Pietro ha fatto un serio cammino di fede e di conversione". Todeschini sarà tra i pochissimi presenti alla cerimonia religiosa celebrata in una chiesetta in provincia di Verona per il matrimonio di Maso nel 2010.

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