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Bimbi da pediatra solo fino 6 anni

Medici si scagliano contro l'ipotesi

31 gennaio, 20:14
Un bambino viene vaccinato, in una immagine di archivio
Un bambino viene vaccinato, in una immagine di archivio
Bimbi da pediatra solo fino 6 anni

ROMA - Quella di far seguire ai pediatri i bambini solo fino a 6 anni è un'ipotesi che porterebbe a più ospedalizzazioni dei bimbi. Ne sono convinti gli esperti riuniti a Roma per la presentazione del Libro Bianco sulla salute dei bambini. "Spero che sia solo un'ipotesi di lavoro - afferma Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene dell'università Cattolica di Roma e curatore del libro - quello che emerge dal rapporto è che già oggi c'é un'eccessiva ospedalizzazione dei bambini, che al sud è doppia rispetto al resto d'Europa, e questo è dovuto allo scarso filtro fatto dai pediatri che non sono ben distribuiti sul territorio. La soluzione è fare in modo che ci siano più pediatri, che già oggi scarseggiano, non certo diminuirne il lavoro". D'accordo anche Costantino Romagnoli e Riccardo Riccardi del dipartimento di Pediatria dell'ateneo: "ovunque nel mondo il pediatra segue anche l'adolescente - spiegano - la soluzione proposta è paradossale, e risponde forse a esigenze economiche ma non a quelle della società. Il rapporto di fiducia che si crea con il pediatra è molto importante, e delegare l'assistenza può essere un rischio".

BIMBI DA PEDIATRA SOLO FINO A 6 ANNI, MEDICI CONTRO IPOTESI 
- I bambini potrebbero 'perdere' il loro pediatra già al compimento del 7/o anno di età ed essere trattati, da quel momento, per la loro salute, dai medici degli adulti. Una proposta "sbagliata, fuorviante e pericolosa", dicono i pediatri i quali, mentre stanno lavorando per riorganizzare la loro rete di assistenza, si sono scontrati con la proposta, avanzata in sede tecnica, contenuta nella bozza di Riordino delle Cure Primarie del ministro della Salute, Renato Balduzzi, e della Conferanza Stato-Regioni in vista del prossimo Patto per la Salute secondo la quale l'assistenza pediatrica di base viene ridimensionata al solo periodo 0-6 anni. "I medici di medicina generale, che garantiscono all'adulto un livello molto elevato di assistenza, sono meno esperti dei pediatri in materia di bambini per il semplice motivo che ormai da 50 anni non se ne occupano più", sottolinea il presidente della Società italiana di pediatria (Sip), Alberto G. Ugazio. Sul tema è intervenuto anche il presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, senatore Ignazio Marino (Pd) che si dice "perplesso" e chiede chiarimenti. "Non sono in possesso della bozza di riordino delle cure primarie predisposta da ministero della Salute e Conferenza Stato-Regioni in vista del nuovo Patto per la Salute: chiederò già da domani di averne copia per poterla valutare e capire le motivazioni di questa scelta. Da medico, mi sembra giusto sottolineare che la migliore assistenza psico-fisica ai bambini e agli adolescenti può e deve essere offerta da professionisti specialisti, i pediatri appunto". "Le loro competenze mediche - sottolinea Marino - costituiscono un patrimonio della nostra società che vanno salvaguardate ed utilizzate, nell'interesse dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie". Entra nel merito tecnico il presidente della Sip, Ugazio. "Pensiamo - spiega - al dosaggio dei farmaci che per gli adulti é unico, mentre per i bambini è legato ai kg di peso o alla superficie corporea". La Sip, inoltre, ricorda, sta elaborando proposte di riorganizzazione della rete pediatrica sia in ambito di Consiglio Superiore di Sanità, sia in collaborazione con l' Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane con cui è stato realizzato il 'Libro Bianco sulla salute dei bambini' che sarà presentato domani. In tal senso "le nostre proposte - afferma Ugazio - prevedono di garantire la continuità dell'assistenza, eliminando artificiose separazioni tra assistenza ospedaliera e assistenza sul territorio". Nella proposta sotto accusa, al punto 10 del capitolo cure primarie, si legge che "l'assistenza della Pediatria di libera scelta non è garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale" e che "vanno quindi modificate le norme convenzionali che regolano i parametri relativi agli assistiti in carico, prevedendo di assegnare ai Pls unicamente i bambini da 0 a 6 anni". Per la Confederazione italiana pediatri (CIPe) la proposta va verso lo "smantellamento" del sistema di assistenza pediatrica territoriale e chiede un incontro urgente con il Coordinamento delle Regioni per avere chiarimenti e "poter scongiurare manovre sciagurate che potrebbero recare seri danni alla salute dei bambini e degli adolescenti".

NESSUNA PROPOSTA MINISTERO SU PEDIATRIA - "Si tratta di un documento tecnico degli Assessorati Regionali alla Sanità ": lo precisa il Ministero della Salute riguardo le notizie sul riordino delle cure Primarie e della pediatria. "Nel documento ministeriale sulle cure Primarie presentato al Tavolo Tecnico per il rinnovo del Patto per la Salute - si legge in una nota - l'ipotesi assolutamente non è prevista, né risulta che il documento sia stato trasmesso al Ministero e che esista una sua validazione politica da parte delle stesse Regioni".

L'EX PRIMARIO DEL BAMBINO GESU' : Non e' un no a priori quello del pediatra Sandro Ungari,  il quale, tuttavia, non nasconde i rischi che possono esserci in una scelta di questo tipo. ''In un periodo di liberalizzazioni - sostiene l'ex primario dell'ospedale pediatrico Bambino Gesu' di Roma - mi sembra che arroccarsi su una questione di eta' sia una battaglia persa. In realta, pero', i pediatri, partiti come una branca della medicina interna e limitata ai piccolissimi, poi piano piano nel corso del ventesimo secolo, si sono appropriati di tutta l'eta evolutiva. Adesso non mi sembra saggio tornare indietro''. Quanto ai rischi di una maggiore ospedalizzazione dei bambini, Ungari rileva che ''cio' e' possibile almeno per i primi tempi perche' i medici generalisti, non avendo abitudine a trattare con i bambini, certamente per questioni di difesa anche medico-legale, tenderanno a ricoverare e prescrivere farmaci maggiormente di quanto non facciano i pediatri, che sono piu' abituati alla patologia pediatrica''.

 

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