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Nei licei, gia' nasce mito 15 ottobre

15 dicembre, 22:27

ROMA - Tra i denunciati per gli scontri di sabato ben sei sono ragazzini come loro. E in piazza, tra i teppisti di San Giovanni, tantissimi erano liceali. Il post 15 ottobre a Roma divide gli studenti dei licei. Ma sono in molti a non condannare apertamente la violenza, e già nasce un mito 15 ottobre. In molti istituti oggi le assemblee sono state spontanee per parlare di quello che è successo e capire se la strategia della devastazione sia condivisibile o meno. Mentre sono in molti a non condividere e a condannare la violenza di sabato scorso, ci sono alcuni convinti che quello che si è visto a San Giovanni sia la strada da seguire in futuro. Collettivi che si riuniscono, assemblee spontanee di studenti, chiacchiere in corridoio.

Tutti che discutono facendo un bilancio della 'Giornata della Rabbia' degenerata nella Giornata dell'Odio "C'é qualcuno che mitizza quella giornata - ha detto Lorenzo del liceo Socrate - Pensano sia il modo giusto per far sentire la loro frustrazione, la loro rabbia. Ma la violenza non porterà al cambiamento. Mi auguro che scene come quelle di sabato scorso non si rivedano più. Non ci va di condannare nessuno, ne prendiamo solo atto". Per Dario del Visconti appiccare fuoco alle auto e sfondare le vetrine sono "gesti ingiustificabili" e poi ha aggiunto che bisogna sottolineare come "la violenza non è altro che la diretta conseguenza dell'esasperazione". Alessandro del Plauto, invece, è convinto che ci sono state "azioni premeditate" ma a far scatenare la devastazione in piazza è stata una "reazione di autodifesa": "Ci sono state cariche a manetta - ha raccontato - uno spiegamento di forze imponente e sproporzionato che ha contribuito a scaldare ulteriormente il clima. A manifestare c'erano famiglie, donne e bambini. Il comportamento della Polizia ha influito non poco in quella giornata".

"La rabbia è legittima - ha commentato Giulio del liceo classico Orazio - ma ci sono stati attacchi ingiustificati come ad esempio incendiare le automobili. Così non si è andato a colpire i veri nemici. Con le banche, invece, il discorso è diverso: erano dei punti nevralgici, luoghi simbolo dei responsabili di questa crisi che stiamo vivendo". "Noi non condividiamo quelle modalità di protesta - ha spiegato Alessandro del collettivo Senza Tregua - ma le capiamo. Non vogliamo condannare ma in questo momento di crisi e disagio sociale la rabbia deve essere incanalata. Ora non vogliamo ci sia una escalation di violenza ma speriamo che questa rabbia confluisca in un progetto politico che porti ad un serio cambiamento delle cose. Quel che è successo sabato, la rabbia di quella gente, però, la consideriamo un dato oggettivo".

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